Il più coraggioso calciatore gay della storia del calcio è Jakub Jankto: unico giocatore di una massima divisione ad aver fatto coming out come persona omosessuale. Jankto si dichiarò al mondo quando giocava allo Sparta Praga, in Repubblica Ceca. Era il febbraio 2023. Il paese natale di Jankto proprio in questi giorni ha visto la vittoria della destra populista di Babis, in procinto di creare un governo grazie all’appoggio della formazione di estrema destra SPD – Svoboda a přímá demokracie (Libertà e Democrazia Diretta), apertamente xenofoba e omobitransfobica. Proprio in Repubblica Ceca Jankto è tornato dopo l’abbandono al calcio, per un lungo infortunio alla caviglia che ancora oggi è dolorante. Ha riorganizzato la sua vita occupandosi soprattutto dei suoi investimenti immobiliari e allenando più di ottanta bambini in due società di Praga, il Dukla e il Cafc, un’accademia legata allo Slavia, la squadra dove è cresciuto, prima di arrivare a 18 anni all’Udinese (giocherà poi ad Ascoli, Sparta Praga e Cagliari).

Il coming out di Jankto fece il giro del mondo anche perché, di lì a poco, Jankto si traferì nuovamente nella Serie A italiana, nel Cagliari allenato da Massimo Ranieri, che spese parole di encomio per il campione: “è forte dentro, ce ne fossero altri come lui, farebbero capire che siamo una famiglia” disse il tecnico, zio buono del calcio italiano.
In un’intervista a Paolo Tomaselli per il Corriere pubblicata oggi, Jankto torna su molti aspetti del rapporto tra omosessualità e calcio e sulla propria esperienza di calciatore dichiaratamente omosessuale.
Sono molti i calciatori gay che potrebbero fare coming out, che gli scrivono in privato. Il ceco ne aveva già parlato due anni fa “Non devono sentirsi obbligati perché l’ho fatto io” aveva commentato all’epoca. La sua stoccata a Bernardeschi, che recentemente ha detto “Se io fossi gay, lo direi“, è gentile ma precisa: “Mi è piaciuto quello che ha detto. Ma se fosse così facile dirlo, dopo di me qualcun altro lo avrebbe fatto”
Allenare i bambini, dice, è sempre stato uno dei suoi sogni, realizzato prima del previsto. Tra quei bambini c’è anche suo figlio di sei anni, che già allena al Dukla. Sa che in futuro il figlio potrebbe incontrare qualche idiota che metta in difficoltà il ragazzo per il fatto di avere un padre gay, ma non se ne preoccupa: sottolinea che il bambino è intelligente e che lui ha smesso di giocare proprio per potergli stare accanto nella crescita.

Jankto ricorda che il primo mese dopo il coming out in Repubblica Ceca è stato difficile: non sapeva come le persone avrebbero reagito, poi ha man mano scoperto il sostegno di tanti. A Praga, dice, lo fermano spesso tifosi italiani che gli esprimono affetto.
Conferma che i tre anni successivi al coming out sono stati i migliori della sua carriera:
“Perché non dovevo nascondere niente, potevo andare con il mio partner ovunque. Prima non potevo vivere come volevo, non mi sentivo me stesso. E poi erano cominciate a girare le voci, che forse ero gay, e in quel momento mi sono sentito troppo male: ho deciso che dovevo dirlo e ho registrato quel video che ha fatto il giro del mondo“
Racconta di essere stato trattato in Italia meglio di quanto si aspettasse: dice che chi insulta sui social c’è sempre, ma nella vita reale ha ricevuto solo rispetto (il più grande scivolone nel nostro paese fu fatto su Il Foglio in un articolo firmato Jack O’Malley che scrisse un’ignobile frase omofobica ndr). A Cagliari non usciva spesso con la squadra, ma oggi a Praga lo fa con gli altri allenatori portando con sé il compagno, mentre gli altri portano mogli o fidanzate: afferma al Corriere di essere felice e in pace con se stesso.
Sui social, spiega Jakub, ha sempre disattivato i commenti per evitare di leggere insulti, ma riconosce che il problema esiste. Nega che ci sia omofobia nel sistema calcio: “Se c’è un problema è fuori, non dentro al calcio“.

Ma non va per il sottile quando constata amaramente che, dopo di lui, il vuoto. Nessun calciatore di Serie A, Liga, Premier, League e Bundesliga ha fatto coming out. Eppure Jankto dice di ricevere messaggi da diversi calciatori gay, che tuttavia non riescono ad uscire serenamente allo scoperto: “Evidentemente hanno paura del giudizio degli altri, ma ognuno fa le sue scelte. Ho provato a dimostrare ai calciatori che se fai coming out, non succede nulla. Mi sono arrivati tantissimi messaggi, che dicevano “vorrei fare come te, ma non riesco”.
Recentemente Marcus Urban, ex calciatore che fece coming out soltanto dopo aver abbandonato il calcio, ha denunciato in un libro l’esistenza di fidanzamenti di facciata con ragazze contrattualizzate per mascherare l’omosessualità di alcuni noti campioni del calcio contemporaneo. Sono soltanto morbosi pettegolezzi?
Pochi giorni fa un altro calciatore apertamente gay, l’australiano Andy Brennan, è stato messo fuori rosa dal suo club, il South Melbourne FC, dopo il noto Josh Cavallo finito a giocare tra i semi-professionisti.
