AL BATTUAGE E IN PIAZZA

Luoghi nascosti per sesso veloce, e manifestazioni alla luce del sole. Due aspetti contrastanti della vita gay? Se ne è discusso a Padova.

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PADOVA – Luoghi notturni di incontro, argini di fiumi, giardini pubblici dove i cespugli diventano alcove di amori fugaci e di sesso consumato di nascosto e piazze con migliaia di gay, lesbiche e transessuali che sfilano per rivendicare il proprio diritto di vivere come tali, senza nascondersi e senza negarsi. Sono questi i due estremi, il punto di partenza e di provvisorio arrivo, tra i quali si è snodato il filo del dibattito pubblico organizzato da Arcigay Padova lo scorso lunedì: Dai cespugli alle piazze: dall’isolamento all’embrione di una comunità.

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"Un discorso che andava affrontato e un percorso che non deve per forza essere obbligatorio – introduce così la serata Alessandro Zan (in foto al Pride), presidente dell’associazione -. Non certo pensato per muovere una critica ai "cespugli", che rimangono uno luogo d’incontro formidabile, ma per ribadire come grazie all’opera di iniziativa politica e civile portata avanti dal movimento omosessuale ci sia stata un’evoluzione netta e concreta negli ultimi anni in termini di visibilità ed emancipazione delle persone omosessuali. In tutti i campi sociali: dalla famiglia al lavoro".

Se scendere in piazza ha segnato l’inizio di una riflessione pubblica sull’omosessualità, liberandola da pregiudizi e stereotipi che l’hanno sempre incrostata, dall’altro lato l’aspetto trasgressivo e di avventura erotica dei luoghi di battuage ha spesso rimosso l’elemento drammatico di chi vive la propria omosessualità in maniera nascosta e limitata alla sfera sessuale. Un aspetto messo in evidenza da Chistian, studente universitario di Dolo: "Il battuage è un luogo in cui dare sfogo ai propri desideri, o istinti sessuali, molti gay che non si accettano frequentano i luoghi d’incontro all’aperto, spesso andando alla ricerca di marchette, e poi tornano a casa con i sensi di colpa, il più delle volte con una moglie che li attende".

Il gusto della trasgressione trova però un limite quando entrano in giochi i timori per possibili aggressioni, segno di un’omofobia strisciante che non ha lasciato immune Padova e l’ha segnata anche in modo positivo.

Nel 1992 a Padova un gruppo di omosessuali fu vittima di violenze nei giardini di Porta Pontecorvo, luogo storico del battuage padovano, da parte di un gruppo di naziskin. Segno dei tempi, o anche un questo caso stanchi delle angherie perpetrate per mano dei soliti violenti, alcuni ragazzi denunciarono non solo l’accaduto, ma anche i responsabili dell’aggressione. Patrocinati dall’avvocato Maria Pia Rizzo, da sempre sensibile alla causa omosessuale, non solo ottennero una soddisfazione giudiziaria, ma cominciarono ad incrinare il muro della paura, del silenzio e dell’omertà che ancora attanagliava le vittime di aggressioni a sfondo omofono.

Violenze e aggressioni che ricorda anche Pierluigi, 66 anni, quando erano quelli i luoghi che frequentava da ragazzo per incontrare altri ragazzi: "Trenta, quaranta anni fa se si voleva incontrare non c’erano luoghi deputati come adesso. Si andava all’aperto o in qualche cinema. I luoghi sono rimasti, a distanza di anni, gli stessi. "Via Culandia", come era comunemente chiamata, è sempre lì, tra via Loredan e il lungo Piovevo, tra i giardinetti i "cementi", la zona dei cementifici dove adesso ci sono i palazzoni di vetro delle banche. E poi Pontecorvo quando c’erano più cespugli, dove ho fatto a botte con dei ragazzi, un occhio nero e nessuna denuncia perché nessuno aveva il coraggio di farlo allora".

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Un amarcord che mette sul piatto anche i rapporti non sempre amichevoli tra frequentatori di battuage e forze dell’ordine. Un episodio recente mette in chiaro la reciproca diffidenza. Lo scorso settembre il vicequestore di Treviso, Giuseppe Corsi, ebbe a dichiarare a margine di operazione di bonifica sulle rive del Piave: "La nostra prossima azione sul Piave riguarderà la zona più a sud, da molti anni luogo di ritrovo di omosessuali". Il motivo sembra essere di carattere strettamente ambientale: "Spettacoli di preservativi poco edificanti – commenta Corsi – che ben poco si addicono alle passeggiate delle famiglie in una zona demaniale caratterizzata da bellezze naturali". Anche perché, prosegue il dirigente di Polizia: "queste persone comunque si muovono con discrezione, nascoste dietro i cespugli, senza dare troppo nell’occhio".

Un fenomeno, quello dei controlli da parte e della forza dell’ordine, messo in evidenza anche da Zan: "Fino a poco tempo fa, non solo i battuage, ma anche i locali erano spesso sotto controllo da parte di Polizia e Carabinieri. Episodi di schedature ci sono stati anche a Padova qualche hanno fa, ma anche di recente fuori una nota discoteca. Azioni che hanno portato alla chiusura di alcuni locali che, seppur nascosti in zone industriali lontane dai centri abitati, in qualche modo davano ugualmente fastidio".

Proprio la nascita e diffusione dei locali ha segnato, per alcuni dei partecipanti, un’evoluzione nel percorso che va dai cespugli alla piazza. Un luogo di riconoscimento reciproco, in cui essere se stessi senza timore. Per altri invece si tratta sicuramente di un passaggio, anche significativo, ma sempre segnato dall’invisibilità di questi luoghi, dove la propria omosessualità iniziava e finiva all’ingresso del locale. "Non vedo una grossa evoluzione – spiega Giuseppe Palombarini, animatore dell’associazione – , chi va nei cruising bar o nelle saune cerca quello che una volta si cercava tra i cespugli: sesso. Chi vuole restare nascosto andava per argini in passato e va in locali in cui il consumo del sesso è lo scopo dell’ingresso senza prospettare la possibilità di un percorso di accettazione. Non quindi evoluzione ma, in alcuni casi, sfruttamento di un disagio".

Il passo qualitativo, e quindi l’evoluzione, tutti sono d’accordo a individuarlo in tempi non lontani quando, oltre ai locali di periferia isolati e anonimi, sono stati aperti esercizi pubblici visibili e con le vetrate sulla strada, talvolta in pieno centro storico come a Padova o a Treviso.

Un’offerta ampia e che propone alternative ben differenziate, come fa notare Claudio: "Si può scegliere da una vasta gamma di ‘offerte’ di aggregazione: dal battuage alla sauna per un consumo rapido di sesso, dalla disco e ai bar dove si presuppone un primo passo di conoscenza personale, fino agli incontri organizzati dalle associazioni in cui la proposta varia dal culturale all’intrattenimento e agli incontri volti ad aiutare chi fa ancora fatica ad accettarsi".

"Sono le associazioni culturali – rincara Alessandro Zan – che dovrebbero impegnarsi a creare dei luoghi di aggregazione con un ‘plus-valore’, o a portarlo all’interno di bar, saune che sono attività commerciali e in quello ritrovano il loro scopo, unico o meno che sia. Sono i gruppi Glbt che devono essere protagonisti e lavorare assiduamente per aiutare le persone omosessuali nel loro percorso di accettazione, visibilità ed emancipazione".

E sul piano della visibilità e dell’emancipazione prende la parola Stefano, 36 anni e un compagno, che fa notare quali siano ancora gli spazi da conquistare: "Se si voleva scopare cinquant’anni fa: modo, luoghi, e partner si trovavano comunque. Quello che invece adesso manca, anche a fronte delle reazioni alle recenti cronache matrimoniali, è la possibilità di esprimere la propria affettività". E ricorda un episodio che lo ha profondamente indignato, quando dopo una conferenza organizzata proprio da Arcigay Padova lo scorso anno, in un locale di Padova, una coppia di ragazzi salutandosi con un bacio sulle labbra furono malamente redarguiti dal cameriere con un perentorio: "Niente sesso qui dentro". Una maniera brutale di marcare il poco spazio di agibilità per gli omosessuali, in questo caso poco più che ventenni, di esprimere la propria affettività, pure circondati da coppie come loro, mano nella mano e occhi languidi, che si scambiavano qualche bacio innocente, rigorosamente etero.

"È sempre più intollerabile – riprende Stafano – che un’effusione gay sia ancora catalogata non solo come sconveniente, ma come attinente alla sfera sessuale. Il problema non è perciò di guadagnare altri spazi per dare libera pratica alla propria sessualità, ma per la libera espressione della propria affettività".

Un monito quindi per le future battaglie, constato il fatto che gli spazi in cui praticare sesso non mancano, e la storia sembra insegnare che non mancheranno mai, sembra arrivato il momento di conquistare una compiuta visibilità e una pari dignità a livello affettivo.

"L’emancipazione – conclude Zan – ci sarà quando nella società cadrà finalmente la spessa barriera della presunzione di eterosessualità. Quando ognuno sarà libero di esprimere i propri sentimenti e vivere la propria vita tranquillamente".

di Nicola Brunoro

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