La vicenda tra Alessandro Basciano e Sophie Codegoni non è soltanto gossip. È l’ennesima dimostrazione di come la violenza di genere sia ancora sottovalutata e minimizzata, anche quando emerge in tutta la sua brutalità. “Devi morire, tro*a, fai schifo”, sono solo alcune delle frasi che l’ex concorrente di Temptation Island e Grande Fratello Vip avrebbe rivolto alla sua ex compagna e madre di sua figlia, in una serie di vocali e messaggi carichi di odio e misoginia. A confermarlo è stata la stessa Codegoni, oggi sotto tutela da parte della giustizia: alla luce degli atti, la Cassazione ha imposto a Basciano il divieto di avvicinamento, confermando e rendendo definitiva la misura cautelare disposta dal Tribunale del Riesame di Milano lo scorso febbraio e disponendo per lui il braccialetto elettronico.

Alessandro Basciano, l'intervista a Le Iene
Alessandro Basciano, l’intervista a Le Iene

Alessandro Basciano, Sophie Codegoni e la minimizzazione della violenza di genere

Ciò che inquieta ancora di più rispetto all’intera vicenda, è il tono con cui l’uomo ha giustificato il tutto in televisione. Intervistato dalla trasmissione Le Iene, nella puntata andata in onda martedì 6 maggio, Alessandro Basciano ha definito i suoi insulti come la reazione normale in una lite tra marito e moglie: “Non mi fare le morali, perché voglio vedere se uno litiga se non si manda a fare in c*lo, tra marito e moglie, che magari le dà della zocc*la nel momento in cui sono in crisi, magari è stata beccata… Che sia sbagliato, è tutto sbagliato. È proprio sbagliata l’educazione, il linguaggio, tutto quanto. Siamo consapevoli”.

Gli insulti che avrebbe rivolto Alessandro Basciano alla sua ex
Gli insulti che avrebbe rivolto Alessandro Basciano alla sua ex

“​​È esagerato”, ha contestato, fermo, l’inviato Stefano Corsi, ma nonostante questo Basciano non ha indietreggiato di un solo passo. “Ma se ti fa le corna, non dici alla tua ex che è una zocc*la?”, ha insistito l’ex gieffino, per poi negare le accuse di Sophie: “Io non ho mai detto che è tr*ia”. Un’insieme di frasi agghiaccianti, che rivelano quanto sia radicata nella nostra società l’idea che la violenza verbale, lo svilimento e l’umiliazione della donna siano “sfoghi” comprensibili (e giustificabili)

Nel corso dell’intervista, Basciano ha provato a ribaltare la narrazione. Ha parlato di violenza psicologica subita, di un “caricatore tirato in testa”, persino di un presunto complotto architettato dalla madre di Sophie, Valeria Pasciuti, che – a suo dire – avrebbe cercato persone per “farlo ammazzare di botte”. Tuttavia, ciò che più colpisce non sono le sue accuse, tutte da verificare in sede giudiziaria, ma la totale mancanza di consapevolezza sul peso delle sue parole – che lui definisce ripetutamente “una parola di troppo” e dei suoi comportamenti.

Dire a una donna “fai la zocc**a in giro”, “ti piace solo fare la mig**tta”, “devi morire”, “maledetta, bastarda, devi morire, devi morire” non è una lite. È violenza di genere. È odio, è abuso, è linguaggio tossico che può uccidere. Dire “la donna è tro*a” è il primo passo di una cultura patriarcale che giustifica, copre, minimizza. E che spesso si chiude nel peggiore dei modi.

Quando la società normalizza la violenza

Alessandro Basciano a Le Iene
Alessandro Basciano a Le Iene

“Non mi fate la morale”, ha detto Basciano in tv. Eppure, è proprio di morale e responsabilità collettiva che abbiamo bisogno. Perché non basta indignarsi di fronte ai femminicidi: bisogna riconoscere che cominciano da qui, dalle parole che feriscono, sminuiscono, umiliano. Dalla narrazione del maschio ferito che si dice “provocato” dalla libertà della donna.

Il fatto che Alessandro Basciano si senta legittimato a parlare in questi termini, arrivando finanche a giustificarli (ed ancora una volta minimizzarli) denota quanto ci sia ancora da fare per scardinare la cultura della violenza e del possesso.

Il monologo di Sophie Codegoni

Sophie Codegoni, il monologo a Le Iene
Sophie Codegoni, il monologo a Le Iene

In un’intensa testimonianza andata in onda nella stessa puntata de Le Iene, Sophie Codegoni si è mostrata come mai prima d’ora. La modella e influencer ha condiviso un toccante monologo dedicato a sé stessa, alla sua bambina Celine Blue – di appena due anni – e a tutte le persone che si sono perse e che oggi cercano la forza per ricominciare.

Senza mai fare nomi, ma con un chiaro riferimento all’ex compagno Alessandro Basciano, padre della piccola, Codegoni ha raccontato la sua esperienza con un amore tossico. Un rapporto che, a suo dire, l’avrebbe profondamente segnata: “Era geloso perfino della mia libertà, e io lo chiamavo ancora amore”, ha confessato con voce ferma e lo sguardo fisso in camera.

Un racconto che parla di controllo, violenza psicologica, persecuzione e paura. Ma anche di coraggio e voglia di rinascere. Una denuncia che va oltre il gossip e diventa un messaggio potente per tutte le persone che si trovano intrappolate in relazioni tossiche. Ecco il testo integrale del monologo:

“Mi ha fatto a pezzi, con le parole, con lo sguardo, con il controllo, con quel modo di farti sentire sbagliato o colpevole. Io lo amavo, così tanto da restare anche quando stavo male, da credere alle sue promesse sempre uguali, perché piangeva, si inginocchiava, diceva ‘cambierò’ e io speravo. Arrivavano momenti belli, un weekend tranquillo, una vacanza, uno sguardo con gli occhi lucidi e io mi aggrappavo a quei gesti e dimenticavo il resto. Negavo, minimizzavo, allontanavo chiunque provasse ad aprirmi gli occhi e mentre cercavo di salvare il noi, perdevo me stessa. ‘Lì non ci vai, con quello non ci parli, al primo squillo mi devi rispondere’: era geloso perfino della mia libertà e io lo chiamavo ancora amore.

Ha cominciato a controllarmi, mi spiava e minacciava chi mi stava vicino e quando ha capito che non poteva più tenermi ha provato a distruggere chi mi proteggeva. È lì che ho avuto paura, sì, perché il male sugli altri lo vedi meglio che su te stessa. Così ho trovato il coraggio di fare la cosa giusta, l’ho denunciato e da lì è iniziato il calvario.

Fuori sorridevo ma dentro cadevo a pezzi. Mi dicevano: ‘Sei troppo magra, ti stai rovinando’, ma nessuno chiedeva: ‘Sophie, come stai davvero?’. Perché il dolore se non si vede non esiste, se non lo gridi non ti credono, ma ci sono ferite che ti svuotano ogni giorno e tu impari a sopravvivere con il silenzio negli occhi e il dolore che ti logora dentro.

Io vorrei maggiore rispetto non solo per me ma per tutte quelle donne che hanno il coraggio di dire basta, per chi ancora subisce ed ogni giorno sceglie di combattere, per chi si è persa e ha bisogno di una carezza per ricominciare. Questa è la mia verità e se ti riconosci in queste parole sappi che non sei sola, nemmeno quando ti sembrerà di non avere più voce, nemmeno quando ti convinceranno che sia colpa tua. Sappi che non lo è. Perché poi arriva il giorno in cui torni a vivere, a testa alta e senza più paura di dire: ‘Mi ha fatto male, sì, ma sono ancora qui'”.

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Le tappe della vicenda

Gli ultimi sviluppi nel caso che vede coinvolti Alessandro Basciano e Sophie Codegoni hanno a che fare con la decisione della Corte di Cassazione, che ha confermato in via definitiva il divieto di avvicinamento dell’ex gieffino e dj 35enne nei confronti della sua ex compagna.

Basciano è accusato di atti persecutori (stalking) ai danni della giovane madre di sua figlia, Celine Blue. L’inchiesta è coordinata dai pm Letizia Mannella e Antonio Pansa della Procura di Milano ed è condotta dai carabinieri.

I fatti risalgono allo scorso novembre, quando Basciano fu arrestato e poi scarcerato dopo 48 ore, in seguito ad una doppia denuncia dell’influencer. La Procura aveva impugnato la decisione, chiedendo misure più restrittive. Il Tribunale del Riesame aveva inizialmente disposto il divieto di avvicinamento, anche se la misura non era diventata subito esecutiva per consentire all’indagato di presentare ricorso in Cassazione.

Secondo quanto emerso dagli atti, il Riesame aveva sottolineato come Basciano non avesse dimostrato alcuna consapevolezza della gravità delle sue azioni, continuando a screditare la ex compagna e attribuendole la responsabilità del proprio comportamento aggressivo. Infine, la recente decisione della Cassazione.

Violenza di genere: un problema che riguarda tuttə

La violenza di genere non è un problema che riguarda solo le donne etero. Anche nelle comunità LGBTQIA+, l’abuso psicologico, il controllo e la manipolazione sono realtà presenti. Ma ciò che è trasversale e universale è il meccanismo: il desiderio di controllo, la negazione del consenso, la colpevolizzazione della vittima.

Sophie Codegoni ha avuto il coraggio di denunciare. Ma quante persone non trovano la forza di farlo perché si sentono dire: “Capita quando si litiga”? Troppe, purtroppo. Ed è tempo, ormai, di dire basta. Anche alle parole.

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