Se qualcuno pensa che al Gay Pride si debba sfilare con moderazione e abbigliamento morigerato, non dimostra di conoscere a fondo gli esseri umani, in particolare non dimostra di conoscere a fondo il popolo LGBTQI.

Se qualcuno pensa che un media come gay.it debba scrollarsi di dosso quell’universo di linguaggi e codici radicali che spaventano i benpensanti della conservazione, non ha molto capito dove stanno andando le forme di rappresentanza politica in termini di linguaggi e codici espressivi.

Se qualcuno pensa che la provocazione visiva e il comportamento fuori dall’ordinario debbano essere ricondotti a più armoniose compostezze, forse non sa che gli algoritmi biologici che generano il caos della vita contemplano proprio il non ordinario come spunto casuale da cui partire per un nuovo progetto organico, quindi per una nuova forma di vita.

Se qualcuno ritiene che la norma significhi normalizzazione e dunque, per essere più specifici, se qualcuno ritiene che una norma come la legge sulle unioni civili approvata in Italia, che è certamente una conquista, possa instillare un flusso di appagamento e normalità, non conosce il fuoco di orgoglio che esplode in ciascun essere umano rispetto all’istinto di avere una propria identità unica e non omologabile.

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Model: Dominik Sadoch – Photo Alessandro Favaron

Un media come gay.it ha senso in relazione allo stato di perenne trasformazione che la cultura queer ha nella sua intrinseca natura ibrida, multiforme, fluida. Ciò che si separa, poi si ricompone e si mescola e reagisce, zampillando da nuovi passaggi e fluendo per inesplorati canali.

Oggi la crisi delle democrazie e dei sistemi di rappresentanza apre scenari inquieti sulla gestione delle complessità future, sia nella vita domestica dei nostri salotti e monolocali, sia sulla scena globale delle movimentazioni finanziarie e di potere economico e geopolitico. Ma i nuovi linguaggi e le nuove forme di aggregazione offrono anche prospettive di evoluzione e confronto, dai quali scaturiscono nuovi stili di vita, nuove esigenze sia individuali sia collettive, e soprattutto ricomposizioni sociali inedite rispetto a quelle che il novecento definiva classi sociali.

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In un quadro così mobile e dinamico, la liquidità connaturata alla cultura queer ha non solo risorse di adattamento ed evoluzione eccellenti per dare risposte di inclusione e libertà di espressione al popolo LGBTQI. Ma soprattutto fornisce al resto della società una prospettiva di armonia e amore sociali che altre culture, come quelle di matrice ideologica o religiosa, non riescono più a fornire.

Su gay.it, con l’editore e la redazione, vorremmo provare a costruire una piattaforma di rappresentanza e incontro tra la vita della comunità LGBTQI e la vita pubblica, composta in parte da politica, media e istituzioni, in parte da aziende e mercati.

Al contempo, vorremmo provare a suggerire al resto della società come cogliere quel segreto che la cultura queer porta incontrollabilmente dentro di sé e che riconduce ogni essere umano alla purezza della sua unica e non replicabile identità.

Dateci tempo, seguiteci, fatevi sentire, proponete, collaborate, scriveteci, venite a trovarci.

Il futuro è di chi ama in libertà, senza condizioni.

Giuliano Federico

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Approfitto di questo mio primo editoriale per ringraziare Alessio De Giorgi e il suo instancabile e tenace operato, un uomo che certamente non è amato da tutti, come accade a tutti gli uomini che agiscono, ma che sicuramente è entrato nella storia del movimento LGBTQI italiano che a lui e a gay.it deve moltissimo. Un in bocca al lupo ad Alessio per il suo incarico governativo.
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Grazie anche a Daniele Iannacone e Com.MA per la fiducia e l’entusiasmo con cui hanno scommesso su di me e sul nostro studio creativo. E a proposito grazie infinite al mio amico e socio Marco Braga, con me ancora una volta in questa nuova sfida, così eccitante e così coerente, sicuri come siamo di aver sempre fatto la scelta giusta, perché sempre spinti dai nostri comuni e non negoziabili ideali.

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