È arrivata in streaming su Netflix il 16 luglio scorso una nuova docuserie true crime dal titolo La scomparsa di Amy Bradley, interamente dedicata alla sparizione dell’allora 23enne da una nave da crociera. E il boom è stato immediato, con 4° posto in Italia tra le serie più viste tra Squid Game e Delirio.
La scomparsa di Amy Bradley

Il 23 marzo del 1998, la ventitreenne Amy Bradley scompare nel nulla dalla nave da crociera su cui sta trascorrendo le vacanze con i suoi genitori e suo fratello. Nonostante le ricerche approfondite, di Amy non c’è nessuna traccia. Nel frattempo la nave è già attraccata nel porto successivo, Curaçao, permettendo ai 2.400 passeggeri di scendere e visitare l’isola, offrendo forse alla giovane la possibilità di perdersi tra la folla. Ore dopo, la ragazza è ancora irreperibile, facendo temere che possa essere caduta in mare prima dell’arrivo in porto. Ma il suo corpo non viene mai ritrovato. Le indagini si intensificano con l’intervento dell’FBI e delle autorità locali: ogni persona a bordo è potenzialmente un sospettato.

Docuserie in tre episodi firmata dai registi e produttori Ari Mark e Phil Lott (Ample Entertainment), La scomparsa di Amy Bradley si addentra nei meandri di questo mistero da quasi 30 anni irrisolto. Le ricerche di Amy non sono mai state interrotte. Nel corso degli anni più persone hanno affermato di averla vista in posti diversi, tra Curucao e Barbados. Chi pochi mesi dopo la sua scomparsa, su una spiaggia, chi anni dopo, in un bagno di un locale. Ma era davvero lei? Si è trattato di un tragico incidente, di un suicidio o di un crimine? Ancora oggi tutte le ipotesi restano in piedi, con i suoi genitori e suo fratello che sognano di riavere loro figlia viva.
Adtzere “John” Mentar, capo della polizia di Harbor, guidò le ricerche di Bradley e non ha mai realmente capito cosa possa essere successo. “Vi dico che se fosse scesa dalla nave o fosse caduta, avremmo trovato un corpo”, precisa in una delle 3 puntate della serie. “Sarebbe stata portata a riva dalle onde”. La docuserie presenta immagini di quella vacanza tra foto e video, interviste ad amici, forze dell’ordine, passeggeri della nave e parenti, per cercare di capire cosa le possa essere successo.
Il coming out di Amy Bradley, parla l’ex fidanzata

Nella 2a puntata si affronta anche il tema dell’orientamento sessuale di Amy Bradley, che nel 1995, ovvero 3 anni prima della sua scomparsa, fece coming out in famiglia. I suoi genitori, che non hanno mai smesso di cercarla, reagirono malamente. D’altronde erano altri tempi, ma oggi precisano di aver temuto per la sua incolumità, in un’America all’epoca tutt’altro che amichevole nei confronti delle persone LGBTQIA+. “È la vita di Amy, non era quello che avremmo scelto per lei, ma è la sua vita e l’abbiamo amata incondizionatamente”, precisa suo papà.
Ad intervenire è anche l’ex ragazza di Amy, Mollie, che poche settimane prima di quella crociera ricevetta da lei una lettera d’amore all’interno di una bottiglia. Una lettera in cui le chiedeva scusa per averla tradita, confessava di sentirsi in colpa e ribadiva tutto il suo affetto per lei, che conosceva da quasi 10 anni. Scelta casuale o implicito messaggio, quella di spedire un “messaggio in bottiglia”, in vista della sua ultima vacanza su una nave da crociera?
Le due si conobbero su un campo da basket, quando Mollie aveva appena 14 anni.
“Ero timida, introversa e insicura. Amy invece era sicura di sè, parlava ad alta voce, scherzava sempre. L’ho vista e dissi, “e questa chi è?”. Andavamo spesso in trasferta, dormivamo in hotel, diventammo presto grandi amiche. Poi divenni gelosa. Una sera ero a casa sua, avevo il cuore a mille, mi stavo innamorando di lei”.
Finite in due college diversi, Amy e Mollie solo dopo la laurea scoprono i rispettivi orientamenti sessuali.
“Una sera siamo andate in un bar gay, abbiamo ballato e chiacchierato tutto il tempo, poi ci siamo baciate. Non ero mai stata baciata così in vita mia. Siamo rimaste in macchina a baciarci per un’ora, fu magico”. “Provammo a stare insieme tramite una relazione a distanza, ero davvero molto innamorata di lei. Poi a inizio 1998 mi disse che aveva baciato una persona, che non significava nulla per lei, che l’aveva aiutata a capire cosa provasse per. Chiesi del tempo per metabolizzare e mi spedì questo messaggio in bottiglia”.

La docuserie Netflix accumula domande su domande senza mai concedersi risposte, perché dopo quasi 30 anni non ne sono mai state trovate. La pista delle schiavi sessuali è sempre rimasta intatta e ha ripreso vita nel 2018, quando ai genitori sono state inviate delle foto di una escort di Barbados clamorosamente somigliante ad Amy, ma se fosse realmente ancora viva per quale motivo dal 1998 ad oggi non ha mai contattato l’amata famiglia, che ha smosso mari e monti pur di ritrovarla? Perché minacciata? Quanto sono attendibili i testimoni oculari che sostengono di aver visto Amy mesi se non anni dopo quella maledetta crociera? E siamo proprio così sicuri che se fosse caduta dalla nave, o se si fosse buttata, il suo corpo sarebbe stato trascinato a riva dalla corrente?
“Mi sembra che ci sia un oceano tra noi, come se fossi su’isola deserta in attesa che tu mi venga a salvare. Mi manchi Mollie, salvami ti prego. Naufraga, Amy”, scrisse Bradley nella famigerata lettera d’amore in bottiglia spedita all’ex compagna. Che oggi ancora la piange: “Vorrei disperatamente che gli avvestimenti fossero veri. Ma devo accettare il fatto che Amy non ci sia più. Era la donna che amavo e devo vivere senza di lei. È così e basta”.
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