ANCHE GLI ARABI SONO GAY

Islam e omosex: un dibattito svela segreti e bugie

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TORINO – O Islam, o Kelma. Tradotto: o Islam o parola. Insomma, bisogna scegliere. Questo potrebbe essere il riassunto definitivo dell’originale dibattito sul tema "Comunità islamica e mondo gay", che si è tenuto a Torino. Una discussione certo difficile, forse anche poco sexy, nonostante il sogno erotico dell’amante maghrebino possa sedurne più d’uno. Un dibattito però interessante, a cui hanno partecipato, sotto la coordinazione dell’assessore all’ambiente del Comune di Torino Paolo Hutter, il filosofo Gianni Vattimo, il docente di Sociologia del mondo musulmano Fouad Allam e il presidente dell’associazione gay beur Kelma di Parigi Fouad Zeraoui.

Risultati in breve: i gay islamici esistono. E già questa è una rivelazione non da poco. La prima domanda da porsi è quella di come vivano la loro omosessualità…

Risponde Fouad Zeraoui: "Nel Maghreb, in piena società maschilista, è possibile che un uomo possa avere relazioni sessuali con un altro maschio. E questo senza che si debbano riconoscere, entrambi, come omosessuali. Vivono una sessualità a parte, che poi però deve, bene o male, rientrare nella "norma" di un matrimonio etero. I gay sono visti male, inutile dirlo, dalla religione islamica. Si potrebbe dire che l’Islam vuole negare l’esistenza dei gay. In Europa la situazione è già diversa. In Francia ad esempio la nostra associazione lotta per la visibilità degli arabi gay. Dalle nostre feste, nei nostri incontri, abbiamo visto passare migliaia di beur (arabi in verlan, un dialetto di recente invenzione usato soprattutto dalla comunità araba in Francia e che consiste nel capovolgere le sillabe pronunciate di una parola: "l’in-vers" diventa ad esempio "ver-lan") gay. Qualcosa comincia a muoversi. Ma certo nulla ci si deve attendere dalla comunità Islamica. Dalla religione. Loro ci odiano e basta".

Il filosofo Gianni Vattimo assume il ruolo del provocatore: "Quello che mi chiedo è se i gay islamici possano essere un gruppo di spinta verso la modernizzazione dell’Islam". La risposta arriva alla fine del dibattito dalla parte del sociologo del mondo musulmano Fouad Allam: "No, i gay arabi, sebbene in Europa, non possono essere lo stimolo modernizzatore dell’Islam. Non possono in quanto sono minoranza di una minoranza e discriminati quindi due volte non solo dalla maggioranza bianca ma anche all’interno della stessa comunità islamica". È d’accordo Fouad Zeraoui che porta un esempio francese: "Ci troviamo a dover affrontare situazioni violente all’interno delle famiglie islamiche contro i beur gay. E questo sebbene i maghrebini francesi, anche giovani, rispettino spesso e volentieri le tradizioni islamiche, il ramadan, la preghiera, anche perché questo è il loro unico contatto con la loro cultura originaria. La soluzione più frequentemente adottata, e quella che ci vediamo costretti a consigliare, non è purtroppo quella di tentare di far comprendere ai genitori questo orientamento sessuale differente dalla maggioranza ma quella di spingerli all’autonomia, a mantenere certo un contatto con la famiglia, ma prendendone anche distanza, trovarsi un lavoro e una casa per essere indipendenti".

A provocare questa volta è Paolo Hutter: "Ma musulmani e gay in Europa sono entrambi minoranze ed entrambi discriminati… Potranno trovare un terreno di intesa per lottare contro l’unico nemico, rappresentato ad esempio in Italia dalla Lega Nord?"

Fouad Allam: "L’Islam europeo è diverso da quello del Maghreb. È, possiamo dire, più diluito. E quindi più moderno".

Fouad Zeraoui non è del tutto d’accordo: "Mi pare illusoria la battaglia delle associazioni di credenti islamici gay in Europa. Cosa si attendono? Che l’Islam corra loro incontro?". Chiude il sociologo: "Le religioni, e non parlo solo di quella islamica, si devono comunque adattare, modernizzare, altrimenti sono destinate a morire. Si potrebbe dire che sarebbe la morte di Dio. E, si sa, Dio non può morire.

di Giacomo Leso

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