Annalisa accusata di essere “blasfema”. “Canzone estiva”, l’ultimo singolo della cantante, si interroga sul tema decisamente abusato del “mi vuoi suora oppure pornodiva”? Per questo motivo, la pagina Instagram Elia Catholic (una pagina di militanti cattolici) ha accusato la cantante pop di essere banale, volgare e “demoniaca”.

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Annalisa è “blasfema”: l’accusa dei militanti cattolici
Ecco il testo integrale del reel condiviso sulla pagina Instagram appena citata:
“L’ultimo video di Annalisa, “Canzone estiva”, ci dimostra in modo chiaro come la degenerazione del mondo sia scontata e proceda sempre per step.
Il primo step riguarda la provocazione verbale e gli ammiccamenti vari. Ormai questo step è stato assolutamente sdoganato in tutto il mondo dello spettacolo, c’è una grande volgarità sia nelle parole che negli ammiccamenti più o meno nascosti.
Il secondo step è la nudità, scoprire il proprio corpo, commercializzarlo con un’allusione sessuale esplicita. È banale, oggi tutto è ridotto al sesso.
Ma l’ultimo step è sempre uno, ovvero la blasfemia: la trasgressione e la perversione, che per sua natura non conosce limiti, deve ricorrere al sacro per spostare sempre un po’ più in là l’asticella, per provocare sempre un po’ di più.
Questa è la dinamica tipica dell’assuefazione: più mi spingo oltre e più quest’oltre verrà normalizzato.
L’ultimo step è sempre l’offesa al sacro, perché è evidente che il sacro è l’ultima ancora di salvezza dell’uomo che non vuole perdere se stesso.
Attaccato il sacro direttamente, non ci sono più ostacoli alla consacrazione totale di sé al signore del mondo.
Annalisa è già arrivata all’ultimo step: in “Esibizionista” parla di “crocifissa per ingenuità”, in “Maschio” dice di “giurare su Maria” e nell’ultima canzone, “Canzone estiva”, chiede “Mi vuoi più suora o pornodiva?” per poi aggiungere “Andate in pace e così sia”.
Un ricorso alla blasfemia costante, ma che rivela l’estrema nullità delle persone che ricorrono a questi mezzi per provocare e restare sulla cresta dell’onda, ma prima o poi anche questo sarà normale e, grazie a Dio, ci dimenticheremo anche di Annalisa”.
La pagina conclude:
“Che poi, piccolo inciso: tesoro, non sei la fine del mondo, voglio dire, c’è anche di meglio”.
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Annalisa blasfema? Il parere di un prete
La questione è stata affrontata anche da Caterina Balivo che ha ospitato Don Cosimo nella puntata de La Volta Buona andata in onda ieri, lunedì 16 marzo.
Il prete ha affermato che non si tratterebbe di blasfemia, ma piuttosto di un attacco alla cultura che, a suo dire: “ci chiede di essere come va il vento e la moda” a differenza della fede che, sempre secondo il suo punto di vista, ci chiede di essere veri e autentici.
Alla “folla” cattolica, si è unito Angelo Perrone, il press agent ha accusato Annalisa, ancora una volta, di aver copiato Raffaella Carrà: “ci risiamo”, ha scritto su Instagram mettendo a confronto la foto della Raffa vestita da suora e un frame del nuovo video di Annalisa.
Le precedenti accuse
Non è certo la prima volta che Annalisa viene accusata di essere “blasfema”. Anche “Maschio”, precedente singolo della cantante, era stato tirato in ballo per lo stesso motivo.
A sollevare il caso era stato l’ex senatore della Lega Simone Pillon, che su X aveva rilanciato un articolo de La Verità.
Nel pezzo si accusava la canzone di “dileggiare Cristo e la Madonna”. Pillon aveva rincarato la dose parlando di un presunto tentativo della cantante di rilanciare le vendite attraverso “un patetico dileggio del Signore Gesù e della Beata Vergine Maria”.
Le accuse non si erano fermate alla politica. Sui social, alcuni utenti avevano letto nel videoclip riferimenti simbolici controversi, arrivando persino a ipotizzare messaggi legati a una presunta estetica “satanica”.
Al centro delle critiche c’erano sono alcuni passaggi del testo. Tra questi, le frasi: “Ma te lo giuro su Maria / L’amore cieco è una teoria” e “Ma perdona i miei peccati / Come ha fatto Gesù”. C’è poi il verso “Faccio il diavolo per te” e il riferimento all’“invertire Adamo ed Eva”, che secondo alcuni critici sarebbe un’allusione a temi legati all’identità di genere.
Questi elementi avevano alimentato l’accusa di blasfemia, oltre a interpretazioni più ideologiche che vedrebbero nel brano un messaggio provocatorio contro la tradizione religiosa.
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