Inspiegabilmente relegata ad un ruolo secondario nella 3a e ultima stagione di Euphoria, Hunter Schafer è pronta a riprendersi tutto, e con gli interessi, grazie all’attesissima Blade Runner 2099, nuova serie Prime Video che arriverà in streaming il prossimo 25 novembre.
Al fianco di Schafer spazio all’attrice premio Oscar Michelle Yeoh, con la showrunner Silka Luisa e gli Executive Producer Andrew Kosove e Broderick Johnson che si sono presentati sul palco dell’iconica sala H del Comic-Con di San Diego, di fronte a oltre 6.500 fan, per un coinvolgente panel dedicato al progetto.
Hunter Schafer eroina action con Blade Runner 2099
Blade Runner 2099 prende forma 50 anni dopo gli eventi narrati in Blade Runner 2049, sequel di Blade Runner diretto nel 2017 da Denis Villeneuve. Los Angeles è rinata, ma non grazie all’umanità. Cora (Schafer), una fuggitiva, assume un’ultima identità in un estremo tentativo di smettere di scappare: quella di una Blade Runner. Costretta a collaborare con Olwen (Yeoh), un Replicante con pochi giorni ancora da vivere, dà la caccia a un fuggitivo che nasconde una verità in grado di far crollare la loro fragile città.
Al fianco delle due protagoniste troviamo Dimitri Abold e Lewis Gribben, Katelyn Rose Downey, Daniel Rigby, Johnny Harris, Amy Lennox, Sheila Atim, Matthew Needham, Tom Burke e il nostro Maurizio Lombardi. Le riprese di Blade Runner 2099 hanno comportato alcuni rischi per Hunter Schafer, che ha subito una commozione cerebrale sul set. A rivelarlo la co-star Michelle Yeoh, direttamente dal Comic-Con. “Cercavo quasi di trattenerla, tipo: ‘No, no, no! È troppo tardi, ok. Hunter sta bene?'”, ha ricordato Yeoh, suscitando le risate del pubblico. “Faceva capriole, cadeva, e io le dicevo: “Hunter, dove sono le tue protezioni?'”. Schafer, 27 anni, ha confessato che la sua collega le ha regalato un casco da neonato.”Beh, hai preso una commozione cerebrale“, ha precisato Yeoh, mentre Schafer la zittiva scherzosamente, scoppiando a ridere. “Voglio dire, dovevo proteggere la mia bambina! Le ho detto: ‘Ecco. Indossa questo casco'”.

Nel corso del panel, Schafer si è detta entusiasta di essere potuta entrare nell’universo di Blade Runner, cimentandosi in un nuovo genere.”Quando mi hanno fatto vedere Blade Runner e Blade Runner 2049, sono rimasta a bocca aperta”. “Non avevo mai visto niente di simile prima, quindi era davvero allettante, ovviamente, farne parte.””Ho avuto modo di cimentarmi con l’azione su altri set, ma niente è paragonabile a questo”. “È il mio genere preferito. Adoro l’azione”. Schafer ha concluso rivelando che lavorare con Yeoh, “una delle migliori in assoluto“, è stato “un vero onore“, aggiungendo di aver imparato “molto” dall’attrice premio Oscar.
Archiviata per sempre la Jules di Euphoria che le ha dato la popolarità internazionale, Hunter sarà anche nell’attesissimo Cry to Heaven di Tom Ford, nell’horror Palette, in un altro horror A24 ancora senza titolo, e nel drama Fish di Carlo Hintermann. Una 2a stagione di Blade Runner 2099, invece, non ci sarà, essendo nata come miniserie unica, con otto episodi conclusivi.
La queerness di Blade Runner
Fin dall’uscita al Cinema del capolavoro originale del 1982, in molti hanno scovato tematiche e allegorie queer nel mondo di Blade Runner. I replicanti sono emarginati e la loro stessa esistenza rappresenta una minaccia per le norme di una società patriarcale non troppo diversa dalla nostra, ricorda Queerty. I replicanti di Blade Runner cercano di sopravvivere, o comunque di integrarsi al meglio in un mondo eteronormativo. Desiderano vivere e bramano la connessione, sono appassionati e mostrano interesse per l’arte: Leon (Brion James), ad esempio, ha la passione per la fotografia. Pris (Darryl Hannah) e Zhora (Joanna Cassidy) sono lavoratrici del sesso. E poi c’è Roy Batty (Rutget Hauer), vestito di pelle, biondo platino, così in sintonia con le sue emozioni da versare lacrime nell’indimenticabile scena sotto la pioggia. C’è una scena in cui Rick Deckard, interpretato da Harrison Ford, sottopone una replicante tecnologicamente avanzata di nome Rachael (Sean Young) a un test per verificare se sia umana, mostrandole l’immagine di una donna nuda: “Questo test serve a stabilire se sono una replicante o una lesbica, signor Deckard?”, chiede lei.
Blade Runner, in definitiva, parla di identità e di ciò che ci rende umani, mettendo in discussione gli stessi sistemi che la determinano. E, a sua volta, richiama alla mente il modo in cui il movimento anti-LGBTQ+ cerca di dipingere l’omosessualità – e la transessualità – come qualcosa di innaturale, come se dipendesse da loro come possiamo o non possiamo esistere. Tutto questo rende il casting di Hunter Schafer estremamente affascinante, dandoci l’opportunità di vedere un’attrice trans nei panni di un’eroina action in un’importante opera di intrattenimento mainstream. Una prima volta a lungo attesa e ora finalmente diventata realtà.
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