Casa Arcobaleno di Milano, il rifugio per le persone LGBT cacciata di casa dalla famiglia

Il rifugio è attivo adesso anche a Milano, e sono tantissime le richieste che il comune ha ricevuto negli ultimi mesi.

casa arcobaleno
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A volte, si sentono storie agghiaccianti di ragazzi e ragazze cacciati di casa dalle proprie famiglie. E’ impensabile che un padre o una madre, appresa l’omosessualità del figlio o la confessione di non riconoscersi nel proprio corpo, possano decide di tagliare i ponti, completamente. Smettere di avere un figlio, cacciarlo di casa. Invece, questo accade spesso.

Per questo motivo a Milano è nata Casa Arcobaleno, un luogo protetto dove chi non ha un posto dove stare può ricominciare a vivere. L’indirizzo è riservato, per motivi di sicurezza. Ora viene gestita dalla cooperativa Spazio Aperto Servizi e si tratta di un bilocale che può ospitare al massimo 3 persone per 8 mesi. In questo periodo, gli “ospiti” non vengono lasciati soli: c’è un supporto psicologico per superare il momento difficile, vengono affiancati da un legale e vengono aiutati a trovare un lavoro. Al momento, il comune di Milano ha ricevuto 23 richieste di aiuto, ma Casa Arcobaleno è già occupata da due persone. E solamente un altro posto è disponibile.

Le storie dei presenti a Casa Arcobaleno

Come riporta il Corriere.it, ora Casa Arcobaleno ospita due 20enni: Mohammed e Ivan. I sogni di entrambi sono stati distrutti dalle rispettive famiglie.

Ivan è un ragazzo gay.  Vuole fare l’attore. Ivan è sempre stato educato con severità. Dopo il coming out, la vita in casa era diventata impossibile. La madre controllava il cellulare, con il padre non aveva un minuto di intimità. Non ce l’ha più fatta e se n’è andato. 

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Mohammed è una ragazza MtF. Vorrebbe diventare Lara e il suo sogno è lavorare in un negozio d’abbigliamento. A casa, non riceveva l’appoggio della famiglia nonostante il suo disagio. Era stata inviata in Egitto (paese d’origine) per “guarire”, ma lei non ne voleva sapere. Cacciata di casa, ha trovato rifugio a Milano. E qui, adesso vuole completare la transizione ed essere Lara a tuti gli effetti.

La storia di Giorgio, Testimone di Geova omosessuale

Di storie del genere ce ne sono tantissime. Vi raccontiamo quella di Giorgio (nome di fantasia), conosciuto a Roma. Per circa un anno è stato al rifugio di Gay Center, nella Capitale. Giorgio e la sua famiglia sono Testimoni di Geova. Il ragazzo, ora 22enne, era stato inviato da uno psicologo quando aveva 19 anni, ma non era guarito dalla sua omosessualità, come pensavano i genitori. Alla fine, visto che i tentativi non portavano al risultato sperato, lo hanno messo davanti a un bivio: diventa etero oppure fai le valige e te ne vai. 

Giorgio non ci ha pensato due volte. Ha preso le sue poche cose ed è andato a Roma, dove ha trovato un posto dove stare. Per motivi di sicurezza, non diremo altro su di lui. La famiglia è sempre pronta ad accoglierlo, purché accetti di essere quello che non è. L’importante è che ora Giorgio è felice, ha un lavoro e ha lasciato il rifugio per vivere in autonomia. 

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