
Come ho già avuto modo di scrivere al diretto interessato, temo che l’unica ostentazione sia il classico commento pavloviano che risponde alla dinamica: vedo un pride, mi soffermo sui pochi “eccessi”, vado col mantra della baracconata, non mi sforzo nemmeno di partorire un pensiero originale. Dinamica riprodotta in toto anche in questo caso. Ma al di là dell’aspetto culturale, che denota una sostanziale ignoranza – e al di là di ogni approccio acritico rispetto alla questione – ci sono elementi politici sui quali vorrei soffermarmi.

Riguardo al passaggio in cui l’esponente dem dichiara di essersi allontanato “disgustato”, mi chiedo se abbia ben chiaro il significato di disgusto. Scomodando l’uso del vocabolario vengono fuori epiteti gentili quali “nausea”, “ribrezzo” e “repulsione”. Sono legittimi questi i sentimenti, da parte di un personaggio politico, nei confronti della gay community di Catania? Sarebbe interessante avere un’opinione in merito, proprio su questo aspetto. Perché chi era al corteo, il 4 luglio, ha aderito non solo a una piattaforma rivendicativa – contrariamente al Pd etneo – ma anche a quelle modalità. Quel termine, per altro, si deposita sulle persone LGBT sin dagli anni dell’adolescenza con conseguenze ben note e tragiche. Parola infelicissima, insomma, per la sua valenza socio-culturale.

Faccio mie, per altro, le dichiarazioni pubbliche di Alessandro Motta, il presidente di Arcigay Catania che nel suo comunicato stampa afferma: «Chi pensa di ridurre la problematica dei diritti civili su questo piano, evidentemente pensa di poterli concedere dall’”alto” della sua normalità. I diritti civili, che sono anche diritti umani, non si concedono: si riconoscono. […] La problematica dei diritti civili non può ridursi a certo dibattito, perché non possono esserci ancora dubbi sulla loro legittimità e non ci si può abbassare comunque a questo livello di argomentazione.».
Consiglio infine a Guzzardi di farsi un giro a Londra, San Francisco o Barcellona: lì i pride sono molto più estremi rispetto a quelli italiani – e quello di Catania di quest’anno aveva un paio di drag e qualche trans in versione “carnascialesca” su diverse migliaia di partecipanti – e sempre lì si sono raggiunti i pieni diritti. Forse il problema non sta nei presunti eccessi, ma nei modi in cui la politica interpreta e gestisce i fenomeni sociali. Da noi, purtroppo, oggettivamente obsoleta anche nelle sue frange giovanili.
AGGIORNAMENTO
A seguito delle polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni, oggi alle 16.45 Bruno Guzzardi ha pubblicato il seguente messaggio di scuse sulla pagina Facebook di Arcigay Catania:
“Ho riletto oggi con cura i commenti che hanno seguito le mie affermazioni in merito al “Catania Pride 2015”. Ho riletto con cura le MIE affermazioni. E sento davvero l’esigenza di scusarmi. Di scusarmi per non aver compreso a fondo, di scusarmi per non aver avuto l’accortezza di “mettermi nei panni di chi criticavo”, di non aver capito da solo. Sento l’esigenza di scusarmi con chi combatte ogni giorno una battaglia che, anche se dalle mie parole in quel post si può stentare a credere, condivido e provo quotidianamente a sostenere. Sento l’esigenza di ringraziare chi in questi giorni mi ha aiutato a capire il mio errore. Di ringraziarli e al tempo stesso di scusarmi. Mi permetto una ultima, piccola, considerazione. Ritengo profondamente triste la mancata adesione del PD etneo alla piattaforma del “Pride”: forse una maggior attenzione aiuterebbe tanti come me a capire di più e per tempo qualcosa di cui, vi assicuro, si conosce troppo poco e pure male. In particolare nel momento in cui proprio il Governo guidato dal nostro segretario nazionale si adopera per legiferare in materia. Ribadisco ancora una volta le mie scuse a tutta la comunità e ripropongo anzi l’invito ad un momento di incontro. Ho, abbiamo, ancora tanto da imparare. Questa esperienza mi ha rinnovato e rinforzato tale convinzione. Buon amore a tutti“.
