C’era chi sognava una sua partecipazione a Sanremo 2026 (qui i BIG ufficiali e i presunti esclusi), ma alla fine Cesare Cremonini si è tenuto largo dall’Ariston chiudendo il suo 2025 con il quarto singolo dell’anno, Ragazze facili, ultimo estratto dall’ottavo album in studio Alaska Baby pubblicato esattamente un anno fa.
Intervistato da Aldo Cazzullo per Il Corriere della Sera, Cremonini, 45enne ex frontman dei Lunapop che da oltre 20 anni sforna meraviglie in musica da solista, ha rivelato di aver provato e di provare attrazione per gli uomini.
Cesare Cremonini e la comunità LGBTQIA+
“Certo. Su un braccio ho tatuato Freddie Mercury!”, ha precisato il cantante. “A me sono arrivati come un bagaglio culturale i fumetti di Andrea Pazienza, la cultura underground di Bologna, le serate all’Arcigay, la vicinanza con il mondo della musica elettronica di Riccione, il Cocoricò, il travestitismo. Un mondo che non aveva generi da dover specificare”.
Ma in tanti anni di vicinanza al mondo LGBTQIA+, Cesare non ha mai avuto esperienze omosessuali:
“No, però ho legato la mia vita a una visione in cui fosse naturale l’inclusività e il piacere come senso del vivere. Tanti pensano che il sesso sia un esperimento. Io sono convinto del contrario. L’amore è sperimentale, il sesso è metodico. Io sono sperimentale”.
Cesare Cremonini tra autoritarismo, Meloni, Schlein e Zuppi
Archiviata la storia d’amore con la giornalista Rai Giorgia Cardinaletti, che gli chiese “il coraggio di amare, ma non ero in grado di farlo perché ero circondato da alibi, fantasmi che io chiamo metaforicamente Ragazze facili“, Cremonini ha sottolineato come sia “pericolosissimo dire che oggi l’autoritarismo non c’è perché siamo in democrazia. O che il fascismo non esiste perché non c’è più Mussolini“.
Il cantante è convinto che il fascismo ancora esista, ma “sotto altre vesti, perché significa negazione, dimenticarsi degli essere umani. Non possiamo pensare che non esista una deriva autoritaria pericolosa per la democrazia, o ascoltare i politici che dicono che la democrazia regna dove in realtà non c’è più“.
Una deriva che Cremonini, pronto a tornare in studio di registrazione per provare a recuperare la musica popolare del Derby di Milano, vede ovunque. “Per me c’è autoritarismo anche nel mio piccolo mondo della musica, un business cieco che porta corporate tipo Spotify a essere un modello unico di fruizione della musica. Il digitale al 100% a chi giova? Lo stesso vale per l’Intelligenza artificiale. La verità è che la produzione e il profitto devono aumentare. Sempre. L’individualismo di pochissimi pesa sulla pelle di miliardi di persone”.
Ma tra Meloni e Schlein, Cesare guarda altrove. “Nessuna delle due, le leggi del tifo le applico volentieri soltanto al Bologna. La mia prospettiva è quella di un artista che dal palco guarda la gente. E quello che vedo è che per un ragazzo o una ragazza di oggi tre anni di governo sono una vita che vola via. Il mio cuore è tinto di rosso come i tetti di Bologna. Ma la politica di questi anni ha la bussola impazzita e ci rende spesso daltonici. Quando guardo figure come il cardinale Zuppi, che è un amico, come per miracolo mi torna la vista”.
Cesare Cremonini e l’insulto omofobo
In Figlio di un Re, singolo del 2009 estratto dal suo 3° disco Il primo bacio sulla Luna, Cesare Cremonini cantava un insulto omobofo nella 3ª strofa:
“Comunque vada, che tu sia Dolce o Gabbana,
Che tu sia figlio di una guerra santa, giusta o sbagliata.
Non importa se dormi in una villa o per strada,
Che tu sia uomo o donna o frocio o Lucio Dalla o Sinatra”.
Cremonini raccontò così la genesi del brano: “Nella mia vita ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare persone molto diverse fra loro, sia per cultura che per ceto sociale. Forse viviamo in un mondo in cui la legge non è uguale per tutti, dove si applicano spesso due pesi e due misure, ma credo che questo fatto venga smentito quando si parla di Amore. Non conta di chi sei figlio, quanti soldi hai in banca, quante lauree hai collezionato o quanti libri hai letto: quel che conta è quanto ci si mette in gioco, quanto si è pronti a dare e a ricevere. Ho conosciuto persone attaccate al denaro mandare ogni cosa all’aria per un bacio d’amore, o spendere una fortuna per un sorriso dell’amata. Di fronte all’Amore si è capaci di gesti inaspettati e sorprendenti. È però inevitabile conoscere l’amica più scomoda della nostra vita, senza la quale non esiste vera gioia: la sofferenza. Quando l’ho scritta pensavo a Bob Dylan e stavo ascoltando l’album “Blood on tracks”. La scelta di far durare il brano più di cinque minuti e chiuderlo con l’intreccio di soli di chitarra, hammond e tromba è un chiaro omaggio alla musica jazz e latin jazz, che ho imparato ad apprezzare grazie ai miei musicisti e a Ballo, che (non si direbbe) ne è un grande appassionato“.
