Charlotte Schneider è una rinomata attivista per i diritti delle donne e delle persone LGBTIQ+. Ha studiato Biochimica all’Università dell’Avana, si è specializzata in studi femministi e di genere presso l’Università Nazionale della Colombia, negli ultimi due anni è stata direttrice regionale del Dipartimento per la Prosperità Sociale (DPS) di Bogotà e da pochi giorni è viceministra per le politiche femminili del governo di centrosinistra di Gustavo Petro. A volerla è stata il Ministro per l’Uguaglianza e l’Equità, Juan Carlos Florián, fresco di nomina e gay dichiarato. Attivista trans, Charlotte Schneider è stata travolta dalla transfobia social da quando è stata promossa a viceministra, pur lavorando come funzionaria pubblica nel governo Petro da diversi anni.
Charlotte Schneider, una vita al servizio degli ultimi
L’anno scorso era stata nominata Direttrice per le Donne nelle Attività Sessuali Retribuite per il viceministro delle Donne del Ministero per le Pari Opportunità. “La sua carriera e la sua esperienza professionale contribuiranno allo sviluppo di politiche pubbliche che garantiscano i diritti delle persone che si dedicano a queste attività“, scrissero all’epoca. Secondo Colombia Check, Charlotte Schneider è arrivata in Colombia da Cuba come rifugiata nel 2000, a causa delle violenze subite nel proprio Paese proprio perché donna trans. La sua carriera nel settore pubblico è iniziata presso la Segreteria della Salute di Bogotà, nel 2006. È stata Segretaria per gli Affari Trans per l’America Latina dell’Associazione ILGA. Nel 2017 ha vinto un ricorso contro il Distretto quando, con la sentenza T-392, la Corte Costituzionale le riconobbe nove anni di lavoro, a titolo di prestazione di servizi, come contratto di lavoro.
Nel marzo 2023 è stata nominata dall’amministrazione Petro direttrice regionale del Dipartimento di Prosperità Sociale (DPS) di Bogotà. Il mese prima aveva ottenuto la cittadinanza colombiana, dopo due decenni di residenza nel Paese. In pochi anni Charlotte è diventata una delle voci più visibili in difesa dell’uguaglianza e della dignità per popolazioni storicamente emarginate. La sua nomina a viceministra è arrivata al culmine di una carriera interamente dedicata ai diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+.
Pillon attacca Charlotte Schneider
Dall’Italia, a cavalcare la transfobia social dell’ultradestra internazionale, è arrivato puntuale il commento di Simone Pillon: “Questo lui che pensa di essere una lei è il nuovo viceministro alle politiche femminili del governo colombiano. Femministe beffate per l’ennesima volta dall’uomo che si autopercepisce donna“.
Chi è Juan Carlos Florián, neo ministro colombiano alle pari opportunità
A volere Charlotte come viceministro è stato il neo ministro Juan Carlos Florián, che in un’intervista al podcast podcast A Pelo ha precisato come voglia essere chiamato “ministra”, definendosi non tanto gay quanto “fr*cio”. “Sono sempre stato aperto sul fatto di convivere con l’HIV da 20 anni, ma una cosa è dirlo io, un’altra è che venga usato“, ha aggiunto Florián, che ha ribadito come coloro che sono sieropositivi “non sono né meno idonei né meno capaci di ricoprire una carica”.
Juan Carlos Florián ha parlato inoltre delle proprie esperienze nel mondo del porno e con sostanze psicoattive, rivelando di aver fatto uso di droghe iniettabili a partire dall’età di 38 anni.
“Le persone che si prostituiscono e che sono professioniste nell’industria del sesso meritano le stesse garanzie lavorative di qualsiasi persona della classe operaia”. “Mi sono trovato in situazioni molto complicate in cui ho messo a rischio le mie finanze, la mia sicurezza, la mia vita e la mia salute a causa del consumo di droghe”.
Colombia e i diritti LGBTQIA+
Nel 2016 la Corte costituzionale colombiana ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso, dopo aver concesso alle coppie omosessuali registrate, tra il 2007 e il 2008, la stessa pensione, sicurezza sociale e diritti alla proprietà riservati alle sole coppie eterosessuali registrate. Dal 2012 esiste l’adozione per i single LGBT, mentre dal 2015 quella per le coppie omosessuali. Nel 2011 è stata approvata una legge contro l’omobitransfobia, con le espressioni d’affetto in pubblico protette dalla Costituzione.

