Stupri correttivi: la pratica disumana per guarire dall’omosessualità

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Una vera e propria violenza, secondo alcuni il metodo perfetto per diventare etero.

stupri correttivi
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Definito anche stupro omofobico, è utilizzato per correggere l’orientamento sessuale o l’identità di genere.

Gay, lesbiche e transessuali le principali vittime. In particolare in Sud Africa, una donna su due rischia uno stupro nell’arco della sua vita. Nel paese sudafricano è la forma preferita per “correggere” le donne lesbiche. Un vero crimine d’odio, nonostante l’omosessualità sia legalizzata e che le coppie rainbow possono sia sposarsi che adottare.

Di stupri correttivi si sente parlare spesso. L’ultimo caso arriva dal Regno Unito, dove un bambino di 11 anni è stato sottoposto a stupri da parte del padre e della matrigna perché sospettavano che fosse gay. Oggi il ragazzo ha 36 anni e ha raccontato la sua terribile infanzia al The Sun. Ma è solo uno dei tanti. In Sudafrica, nel 2014 una ragazza lesbica è stata aggredita da quattro uomini che l’hanno legata e stuprata. Ha denunciato il fatto, ma lo gli stupri correttivi non sono considerati reati. Sempre in Sud Africa, una ragazza di 21 anni ha raccontato di essere stata  a lungo violentata da un uomo, chiamato dalla madre, da quando aveva 12 anni. Sospettava dell’omosessualità della figlia. A 16 anni, la ragazza è rimasta incinta.

Gli stupri correttivi usati per riparare le persone gay

Chi compie uno stupro omofobico è convinto di dare una lezione alla vittima. Un tentativo di convertire una donna lesbica o un uomo omosessuale, o definire un genere a chi non si definisce né maschio né femmina, o alla persone transgender. Come per le terapie riparative, anche lo stupro correttivo è solo una forma di violenza per intervenire in un punto (l’orientamento sessuale alterato) che non può essere assolutamente curato. In quanto non è considerato malattia. Lo stesso termine stupro correttivo non sarebbe corretto, secondo l’UNAIDS delle Nazioni Unite, perché non c’è nulla da correggere nell’omosessualità.

E’ proprio uno studio del 2000 che ha dimostrato una correlazione tra crimini di odio nei confronti di gay e lesbiche e il ricorso allo stupro correttivo come forma di cura. Ma cosa succede alle vittime?

Gli effetti

Come un normale stupro, la vittima può essere indotta a tentare il suicidio, nelle donne può portare a una gravidanza non programmata, e in generale traumi fisici e psicologici non da poco. Di frequente, lo stupro crea un disagio che deve essere risolto attraverso una terapia da uno psicologo (talvolta da uno psichiatra) e un eventuale ricorso a psicofarmaci.

Nei Paesi più omofobi, lo stupro correttivo aumenta anche il senso di insicurezza nelle vittime. Queste infatti non possono nemmeno denunciare i propri aggressori in quanto non servirebbe a nulla. In queste zone, la mancanza di un’assistenza sanitaria obbliga le persone a risolvere la loro depressione, l’ansia e i disturbi post traumatici in maniera autonoma, senza un minimo aiuto.

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