Dieci libri LGBTQIA+ da leggere in vacanza.
Se state per partire e ancora non avete scelto quali libri portare con voi, ecco la nostra selezione LGBTQIA+
In questo articolo
- 1 Dieci libri LGBTQIA+ da leggere in vacanza.
- 1.1 1. Lo sbilico, Alcide Pierantozzi, Einaudi
- 1.2 2. Nessun altro posto dove andare, Thomas Korsgaard, Sellerio
- 1.3 3. Il palazzo delle bianchissime moffette, Reinaldo Arenas, Mar dei Sargassi
- 1.4 4. Amore e soldi, sesso e morte, McKenzie Wark, Nero Editions
- 1.5 5. L’arte della gioia, Goliarda Sapienza, Einaudi
- 1.6 7. La vita immaginata, Andrew Porter, Feltrinelli
- 1.7 8. Le domande proibite, Éric Chacour, Guanda
- 1.8 9. Quando Chicco si spoglia sorride sempre, Gilberto Severini, Playground
- 1.9 10. Mi stai ascoltando?, Tillie Walden, Bao Publishing
1. Lo sbilico, Alcide Pierantozzi, Einaudi

A cinque anni dal suo precedente lavoro, Alcide Pierantozzi è tornato in libreria con quello che è il romanzo italiano più osannato dell’anno, Lo sbilico. Un’opera autobiografica, che compie il gesto che dovrebbe sempre compiere la letteratura: fa dell’ombelico un universo. Partendo dalla sua esperienza, qui, Pierantozzi racconta cosa succede a un corpo dissestato dalla malattia mentale e da un accumulo di diagnosi più o meno inconfutabili, e con grande misura si sposta sul precipizio dello sbilico, spazio interstiziale e scivoloso tra ciò che consideriamo farneticante e ciò che diamo per scontato non lo sia. Vien da sé che ad animare il romanzo è un movimento contraddittorio: mentre la storia è attraversata da allucinazioni e pensieri agitati, la scrittura si fa saldissima, inflessibile. Allo sbilico della sofferenza non corrisponde una scrittura incerta, bensì una cavalcata di parole come sentinelle, un racconto ofidico che non fa sconti a nessuno. Della malattia, infatti, Pierantozzi racconta tutto: le assunzioni quotidiane, le crisi, l’impotenza, i saliscendi della libido, l’incarnazione. Soprattutto l’incarnazione. La prosa è perfetta, antichissima e immaginata, figlia di Foster Wallace e Brancati. Erano almeno dieci anni che non leggevamo un libro così.
2. Nessun altro posto dove andare, Thomas Korsgaard, Sellerio

Nessun altro posto dove andare è il primo volume di una trilogia che descrive la formazione di un ragazzino queer ai margini della Danimarca rurale. Bildungsroman e racconto sociale, quello di Korsgaard – pubblicato in Italia da Sellerio nella felice traduzione di Andrea Romanzi – è un romanzo che analizza l’epos di una famiglia disfunzionale della working class attraverso gli occhi di Tue, giovane protagonista che, nonostante una madre ludopatica e un padre anaffettivo, riesce a conservare nei palmi tutta l’innocenza e la curiosità dei dodici anni. Con lievità e coraggio, Tue si affaccia all’adolescenza scoprendo sé stesso attraverso l’esperienza del primo desiderio (queer).
3. Il palazzo delle bianchissime moffette, Reinaldo Arenas, Mar dei Sargassi
Cuba, fine anni Cinquanta. Il giovane Fortunato, protagonista di questo romanzo di Reinaldo Arenas, vuole unirsi ai ribelli della Rivoluzione, ma viene catturato, torturato e impiccato. Poco prima di morire, però, Fortunato ruba un po’ di carta da imballaggio, che gli serve per scrivere la storia della sua famiglia, che è anche un romanzo sull’oppressione e la speranza. Anzi, sulla speranza degli oppressi. Con una lingua preziosissima e muscolare, Arenas denuncia le brutture del regime di Batista e la violenza dei sistemi coercitivi. Morto a New York nel 1990, lo scrittore cubano avrebbe meritato molta più attenzione da critica e lettori, ma il regime castrista ha fatto di tutto per spingerlo verso l’oblio, facendogli pagare il prezzo della sua libertà. Arenas, infatti, era un omosessuale dichiarato: è stato incarcerato, torturato, costretto alla fuga e alla rinuncia della scrittura.
4. Amore e soldi, sesso e morte, McKenzie Wark, Nero Editions

Amore e soldi, sesso e morte di McKenzie Wark è un memoir sui generis in cui la scrittrice australiana racconta la storia della sua transizione tardiva, unendo a quello personale un racconto collettivo («Io è un’altra», «Noi è un’altra»), che si dipana tra l’Australia, New York e la Cina. Scritto in forma epistolare (la mittente è sempre Wark, le destinatarie sono la madre, le amiche, le amanti, la dea Cibele e sé stessa), Amore e soldi, sesso e morte infrange il patto autobiografico e corrode dall’interno il genere del memoir, testimoniando come la transizione declinando il gender finisca per manipolare anche il genre. Il lavoro sul corpo trans insegna a modificare anche la forma del testo. Così, questo di McKenzie Wark è, sì, un memoir epistolare dal tono romanzesco, ma la sua vocazione teorica è incredibilmente evidente.
5. L’arte della gioia, Goliarda Sapienza, Einaudi

Quello che sta succedendo intorno alla figura di Goliarda Sapienza, portentosa scrittrice del nostro generoso Novecento letterario, ha del miracoloso: trascurata in vita e ben oltre la sua morte, oggi, a distanza di quasi trent’anni da quel crepacuore definitivo, Sapienza ottiene l’attenzione che avrebbe sempre desiderato. Il merito è (anche!) del film di Mario Martone, Fuori, e della serie tv diretta da Valeria Golino e tratta dal suo capolavoro, L’arte della gioia. Riscoprire Sapienza senza leggere quel romanzo, però, significa solo intravederla dietro le persiane, in penombra. L’arte della gioia rappresenta il lavoro e la ricerca di una vita, un esercizio (e il suo racconto) di libertà assoluta, oltre ogni categoria, anche oltre ogni indizio morale spacciata per legge universale. Imprescindibile.
6. Una notte a Nuuk, Niviaq Korneliussen, Iperborea

Una notte, una soltanto, una notte nella vita (e una vita intera in una notte) di cinque giovani groenlandesi queer, divisə tra la smania di scappare e l’angoscia di non sapere dove andare. È una giovinezza sbattuta quella che viene raccontata in Una notte a Nuuk, il romanzo d’esordio di Niviaq Korneliussen, la più influente scrittrice groenlandese di tutti i tempi, l’unica a essere stata insignita del Premio del Consiglio Nordico. È una giovinezza lunare, insonne e frenetica, che cerca il fiato nel fondo di un bicchiere e che prova a scrollarsi di dosso la rabbia come un cane con la zecca. Ma quella rabbia non passa, quella rabbia è fondativa. È la rabbia dei vent’anni, è la rabbia queer, figlia anche, e soprattutto, dello stordimento post-coloniale, di quel senso antico e incomprensibile di sradicamento, che porta a chiedersi: qual è casa mia? dov’è? cos’è una casa? Una notte a Nuuk si legge come si canta un brano rap, cercando con il dito il verso giusto dopo il quale prendere fiato.
7. La vita immaginata, Andrew Porter, Feltrinelli

Molta della letteratura che abbiamo letto da quando la letteratura esiste è un tentativo di risolvere l’enigma dei padri. E Andrew Porter, affermato scrittore statunitense, ora finalmente tradotto e pubblicato anche in Italia, non si sottrae alla sfida. La sua Vita immaginata, infatti, nasce su questo solco. La vita di Steven Mills, il protagonista, sta per sgretolarsi irrimediabilmente: mentre il lavoro continua a non soddisfarlo, la moglie decide di lasciarlo e i rapporti con il figlio si fanno sfilacciati. Questa ferita dell’uomo solo, per dirla con Isherwood, esacerbata dal senso di spaesamento che segue l’abbandono, riconduce Steven alla sua giovinezza vissuta senza padre. Così, senza aver nulla da perdere, si mette in viaggio sulle tracce dell’uomo che trent’anni prima se n’era andato nel silenzio e nel dileggio. Cosa lo aveva spinto verso la porta?
8. Le domande proibite, Éric Chacour, Guanda

Sullo sfondo della Guerra dei sei giorni, in Egitto, una storia d’amore gay impossibile, che trae ispirazione da Romeo e Giulietta. La vita di Tarek sembra seguire un copione già scritto e tutto per il giovane protagonista è già deciso: si sposerà, avrà almeno un figlio ed erediterà lo studio medico del padre. Tutto giusto, tutto dentro ai binari, tutto come scritto sul canovaccio. Fino a un certo punto, poi l’oblio, la vergogna e la fuga. Tarek si innamora del figlio di un paziente ed è costretto a lasciare il paese, la casa. Le domande proibite è il romanzo d’esordio di Éric Chacour, che, senza cadere nella morbosità, racconta una storia drammatica – ancora una volta una storia di padri lontani – e accende una luce su cosa significasse essere uomini gay in Egitto sessant’anni fa.
9. Quando Chicco si spoglia sorride sempre, Gilberto Severini, Playground

Ci ha lasciati lo scorso 16 luglio Gilberto Severini, scrittore italiano tra i più meritevoli e uomo di assoluta defilatezza. Aveva esordito tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta dapprima con due sillogi poetiche per approdare poi alla narrativa breve, la sua forma d’eccezione. Complice è stato Pier Vittorio Tondelli, poi rimastogli fedele amico, il primo a ravvedere in quella scrittura che rimane limpida nel raccontare le piccole miserie quotidiane del Torleß di Robert Musil. Severini ha scritto una dozzina di testi tra romanzi brevi e raccolte di racconto, tutti ottimi e ormai di culto e tutto pubblicati dalla prestigiosa Playground. Scrittore dell’imprevisto e del taciuto, degli orli sgualciati e degli amori infelici, spesso omosessuali, Severini ha scelto di rimanere fedele alla provincia Osimo e al suo motto: never explain, never complain. Lo scrittore – a suo dire – non deve spiegare alcunché del testo, anzi al cospetto del testo, deve sparire, farsi piccolo piccolo. Se non lo avete mai letto, vi consigliamo di partire dalla raccolta Quando Chicco si spoglia sorride sempre.
10. Mi stai ascoltando?, Tillie Walden, Bao Publishing

Autrice di graphic novel tra le migliori in circolazione, con Mi stai ascoltando? – sempre edito Bao – Tillie Walden rinuncia ai viaggi interstellari per tornare sulla Terra, in Texas, e raccontare l’on the road di Lou e Beatrice che, pur non conoscendosi, decidono di scappare insieme da una quotidianità asfissiante, di mettersi alla ricerca di qualcosa, di creare tra di loro uno spazio di ascolto reciproco. I temi della sessualità e dell’accettazione, anche questa volta, sono centrali.
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Grazie per la selezione Io sto leggendo l’autobiografico The loves of my life del grande Edmund White. È fantastico!