A quasi dieci anni dalla sua prima pubblicazione, “Ogni cosa al suo posto” torna in libreria in una nuova edizione pubblicata da Rubyink Edizioni. Il romanzo di Dimitri Cocciuti, autore televisivo e showrunner che negli anni ha lavorato accanto a figure come Raffaella Carrà, Fiorello e Paola Cortellesi, si ripresenta ai lettori con alcune novità, tra cui un capitolo bonus che amplia lo sguardo sui protagonisti della storia.
Ogni cosa al suo posto” torna in libreria: cosa cambia nella nuova edizione del libro di Dimitri Cocciuti
Pubblicato per la prima volta nel 2017, il libro racconta l’incontro tra passato e presente nella vita di tre personaggi, costretti a fare i conti con scelte, paure e sentimenti rimasti sospesi nel tempo.
Una storia che negli anni è stata letta da molti come un racconto sull’identità e sulla libertà di essere sé stessi.
Abbiamo intervistato Dimitri Cocciuti per parlare della nuova edizione del romanzo, del rapporto tra televisione e scrittura e del modo in cui le storie LGBTQIA+ vengono raccontate oggi.

In questo articolo
Dimitri Cocciuti: “Oggi serve ancora più visibilità per le storie LGBTQIA+”, l’intervista a Gay.it
A quasi dieci anni dalla prima uscita, “Ogni cosa al suo posto” torna in libreria con una nuova edizione e un capitolo bonus: che effetto fa rimettere mano a una storia così personale dopo tanto tempo? È cambiato anche il tuo sguardo sui personaggi?
“Rimettere mano a ‘Ogni cosa al suo posto’ dopo quasi dieci anni è stato un po’ come aprire una scatola piena di ricordi e devo dire che alcuni erano esattamente come li ricordavo, altri mi hanno sorpreso.
Più che lo sguardo, direi che forse ho cambiato l’approccio, cercando di renderli ancora più vicini a noi. La forza di questa storia credo sia l’immedesimazione: chiunque nella propria vita si ritrova davanti a un bivio in cui ci si chiede cosa ci rende davvero felici e oggi, ancora più di ieri, penso sia fondamentale sottolinearlo.
Approfitto per ringraziare Nancy Urzo che con la sua Ruby Ink Edizioni mi ha dato l’opportunità di dare vita a questo ritorno a cui tengo molto, insieme al lavoro prezioso di Domenico Di Pinto che ha inserito il romanzo nella collana queer “Reflections””.
Il romanzo è stato definito un inno alla libertà di essere sé stessi. Nel 2017 il contesto sociale era diverso: secondo te oggi questa storia parla ai lettori in modo diverso rispetto ad allora?
“Oggi esiste una maggiore consapevolezza, ma allo stesso tempo una necessità ancora più profonda di sostenere le storie LGBTQIA+ soprattutto in un’epoca, quella che stiamo vivendo, in cui la visibilità è tornata ad essere un tema”.
Tu hai sempre detto di sentirti più un autore televisivo “prestato” alla scrittura, che uno scrittore in senso tradizionale. In che modo il tuo background televisivo ha influenzato il modo in cui hai costruito questa storia e i suoi personaggi?
“La televisione mi ha insegnato e mi insegna tuttora soprattutto una cosa: raccontare attraverso le emozioni. Quando scrivo penso molto in termini visivi, è come se stessi immaginando una fiction o un film: vedo i personaggi muoversi, parlare, stare in silenzio, ascolto determinate musiche che aiutano a enfatizzare quel preciso momento che sto scrivendo.
Probabilmente per questo molti lettori mi hanno detto che leggendo il romanzo avevano la sensazione di “vedere” le scene come in un film”.
Nel romanzo Giovanni vive diviso tra ciò che si aspetta la sua famiglia e ciò che sente davvero. È un conflitto che molte persone LGBTQ+ conoscono bene: quanto c’è di osservazione della realtà in questo personaggio?
“Confermo, c’è moltissima realtà, perché Giovanni non è una persona sola, ma un mosaico di storie che ho visto, ascoltato o vissuto da vicino.
Il conflitto tra aspettative familiari e identità personale è qualcosa che tante persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+ conoscono molto bene… Parliamo di silenzi, di paure, di retaggi culturali e sociali che sembrano impossibili da mettere in discussione.
Per questo penso che il cuore del romanzo sia rimasto attuale, quel momento universale in cui una persona è al bivio tra la vita che gli altri si aspettano e quella che sente davvero.
Giovanni nasce proprio da questo e da una domanda che tendiamo sempre più spesso a non farci: cosa mi rende davvero felice?”.
In questi anni hai lavorato su progetti molto diversi tra loro, dai documentari fino a Drag Race Italia. In che modo l’esperienza con storie e identità così forti ha influenzato il tuo modo di raccontare anche nella narrativa?
“Lavorare con storie vere, con persone che donano se stesse mettendo a disposizione del pubblico il loro vissuto, la loro emotività, il loro talento, cambia profondamente il modo in cui guardi la realtà.
Quando ascolti davvero le vite degli altri diventi inevitabilmente più attento alle sfumature”.
La nuova edizione include un capitolo bonus. Possiamo considerarlo un vero epilogo della storia o piuttosto uno sguardo in più sull’universo emotivo dei personaggi?
“Direi più uno sguardo in più.
Non volevo chiudere la storia con un punto definitivo, ma aprire una finestra su quel momento luminoso dell’innamoramento. Mi viene in mente una canzone di Paola & Chiara, “Amoremidai” (per rimanere in tema), quando cantano “ma quando ridi il mondo mi sembra tutto illogico… bellissimo”.
Ecco, quelle sensazioni lì… Ho voluto fare un ulteriore viaggio nel tempo (la storia è per metà ambientata nell’estate del duemila) con molte citazioni pop che sono certo colpiranno i più nostalgici per permettere ai lettori nuovi e a quelli che già conoscono la storia di capire meglio cosa provano davvero i personaggi.
E, in più, i più attenti noteranno dei dettagli che nei prossimi mesi saranno più chiari…”.
‘Ogni cosa al suo posto’ racconta un amore che nasce in un contesto pieno di paure, aspettative familiari e compromessi. Pensi che oggi, soprattutto in Italia, molte persone LGBTQIA+ si trovino ancora davanti allo stesso tipo di conflitto?
“Mi piacerebbe dirti “non è più così”, ma credo purtroppo che ancora oggi, nella vita di molte persone della nostra comunità, quel contesto pieno di paure, aspettative e compromessi sia ancora ben presente. È proprio per questo che penso che storie come questa continuino ad avere senso e che devono continuare ad essere raccontate: per scardinare l’ostruzionismo culturale e sociale non bisogna essere conniventi, tantomeno girarsi dall’altra parte”.
Nel corso degli anni hai lavorato anche su Drag Race Italia, un programma che ha portato in prima serata un universo queer stellare: secondo te quanto è cambiato, nel frattempo, lo spazio per le storie LGBTQIA+ nel mondo dello spettacolo italiano?
“E’ un tema che mi sta molto a cuore, ne parlavo sul palco dei Rainbow Awards lo scorso 1 febbraio insieme a Priscilla che ha fatto un discorso da standing ovation.
I media hanno una responsabilità importante in termini di visibilità: insistere sulla rappresentazione di storie che ci appartengono non è solo garantire uno spazio alla nostra comunità in cui ritrovarsi e rispecchiarsi, ma permettere di offrire a un pubblico vasto un racconto davvero completo della realtà e del mondo in cui viviamo.
Il mondo dei media può e deve fare ancora di più”.
Se dovessi riassumere in una frase il cuore di “Ogni cosa al suo posto”, qual è il messaggio che speri arrivi a chi lo leggerà per la prima volta nel 2026?
“Avere il coraggio di essere sé stessi sempre, anche quando significa cambiare l’ordine delle cose e della nostra apparente comfort zone, ci regala la vita che vogliamo vivere davvero”.
Guardando alla tua carriera tra televisione, documentari e narrativa, c’è una storia che senti ancora di non aver raccontato e che prima o poi vorresti trasformare in un romanzo?
“Sì… e la leggerete davvero molto presto, la nuova edizione di Ogni cosa al suo posto è solo l’inizio!”.
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