Drive Back Home con Alan Cumming, essere gay nell’omofobo Canada degli anni ’70

Un road movie che viaggia su un'autostrada a due corsie tra dramma e commedia, con due fratelli chiamati a riconciliarsi dopo decenni di silenzi e lontananza, sciogliendo un ghiaccio emotivo che si era fatto granitico.

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Drive Back Home
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Applausi scroscianti, meritati, hanno accolto Drive Back Home di Michael Clowater, film in concorso al Lovers Film Festival 2025 con Alan Cumming mattatore assoluto.

L’attore scozzese, sbarcato a Torino per ritirare il premio Stella della Mole e qui da noi intervistato, è volato nel profondo nord canadese per indossare gli eccentrici abiti di Perley, arrestato per atti osceni in luogo pubblico nella Toronto dei primissimi anni ’70. Tattica poliziesca in uso, in quegli anni, per compromettere gli omosessuali con le proprie famiglie. Perley rischia 5 anni di prigione, a meno che suo fratello Weldon, con cui non ha più rapporti da tempo, non vada a recuperarlo. Inizia così un viaggio in auto di oltre 1000 km da Toronto al nord dell’Ontario in cui i due si riavvicinano, rielaborando ricordi su oscuri fatti del passato che mai avevano affrontato, tra violenta omofobia paterna e profonda dignità nel vivere apertamente la propria omosessualità, con la lucida consapevolezza che questo potrebbe portarti a morte certa.

Drive Back Home, sulle strade dell’omofobia

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Drive Back Home di Michael Clowaterin

Un road movie che viaggia su un’autostrada a due corsie tra dramma e commedia, quello scritto e diretto da Michael Clowater, ispiratosi alla vera storia di suo nonno, con dialoghi pungenti, brillanti e due attori straordinari a dividersi la scena.

Da una parte abbiamo Alan Cumming, colorito pubblicitario che da sempre lotta contro l’odio altrui solo e soltanto perché omosessuale. Archiviato un finto matrimonio con una donna lesbica, il suo Perley è dovuto fuggire dalla propria famiglia, appena adolescente, a causa di un orco chiamato papà che ha tentato di strangolarlo, dopo averlo trovato con un altro ragazzo. Perley porta ancora i segni di quella folle aggressione, sia fisici che psicologici, che ha marchiato lui, i suoi fratelli che da allora l’hanno praticamente disconosciuto e sua madre, che mai ha dimenticato quel figlio abbandonato.

E poi c’è Charlie Creed-Miles, qui nei panni di un burbero e un po’ tonto idraulico, Weldon, costretto dalla sua anziana madre ad andare a prendere il fratello maggiore, arrestato a Toronto perché beccato a fare sesso con un altro uomo in Canada. Il perché Perley abbia chiamato proprio Weldon per salvarlo dalla galera lo scopriremo nel 3° atto, quando dal doloroso passato di entrambi riemergerà un gesto d’amore fraterno, in un Canada ancora profondamente omofobo, pericoloso, per chiunque osasse vivere pubblicamente la propria omosessualità.

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La dignità vince sulla vergogna

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Nel gelo dell’Ontario Michael Clowater ha fatto buon uso dell’ironia, tra deliziosi cani impagliati e situazioni al limite, per raccontare una storia di riconciliazione e accettazione famigliare, per pennellare i lineamenti di un uomo che non ha paura di essere sè stesso, che non conosce la parola vergogna, indossando solo e soltanto quella dignità che sin da quando era adolescente hanno provato a cancellargli a suon di bastonate, calci e pugni. Il Perley di Alan Cumming, come sempre impeccabile nel calarsi in un’anima qui mandata alla deriva da un mondo che non conosce umanità, è stato insultato, malmenato, rinnegato, arrestato, licenziato e mai realmente amato, tanto dall’aver provato a costruirsi identità fittizie per poi stralciarle. Rialzando la testa, per essere semplicemente Perley, costi quel che costi.

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Lo script di Clowater, così bilanciato nell’oscillare tra lacrime e sorrisi, abbraccia redenzione e morte, orgoglio e misericordia, a cavallo di una capsula del tempo in cui tornare a tempi bui, che sembrano a noi distanti secoli se solo non fossero realtà in oltre 60 Paesi del mondo, dove l’omosessualità è ancora oggi considerata illegale, tanto da portare al carcere o in casi estremi alla pena di morte. Nel gelido inverno canadese perennemente innevato, così desolato, remoto, rurale e maestoso, Drive Back Home riesce ad emanare calore, a scaldare il cuore grazie alla travolgente alchimia creatasi tra Creed-Miles e Cumming, che duettano splendidamente lungo tutto il complicato viaggio di ritorno verso casa. In un Canada dove l’omofobia è sempre potenzialmente presente, ad accrescere ansia ad ogni sosta, Perley e Weldon si riavvicinano, come se iniziassero a conoscersi per la prima volta, in età adulta, riscoprendosi fratelli, entrambi vittime di un odio che li ha segnati a vita. E che mai più potrà dividerli.

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