Una vicenda giudiziaria lunga (molto lunga), scomoda e infuocata quella che ha visto contrapposti Fabri Fibra e Valerio Scanu, nata nel lontano 2013 e chiusa soltanto ora, nel 2025, con una sentenza definitiva della Corte di Cassazione.
Il rapper dovrà risarcire l’ex concorrente di Amici di Maria De Filippi con 70mila euro per diffamazione. Il motivo? Alcuni versi di un brano pubblicato nel 2013, che – secondo i giudici – hanno gettato “un discredito eccezionalmente grave” sul vincitore del Festival di Sanremo 2010.
In questo articolo
Fabri Fibra condannato per diffamazione: Valerio Scanu vince la causa dopo 12 anni
La miccia che ha acceso la disputa è contenuta nel brano A me di te, incluso in un album di successo “Guerra e pace” di Fabri Fibra, tanto da ottenere anche un disco di platino.
Ma dietro le vendite da capogiro, si nascondeva una strofa esplosiva. Alcuni versi del testo, chiaramente rivolti a Valerio Scanu, hanno portato all’apertura di una causa per diffamazione.
Ecco l’estratto “incriminato”:
Vento in poppa, come un veliero
Vengo in bocca, come a (Valerio)
Che in verità è una donna
A me sta bene, il mondo è vario(…) Eravamo nel suo camerino a bere vino. Io l’ho spinto in bagno,
lui m’ha detto “In tutti i mari In tutti i laghi, non capisci, mi bagno”
Con una corda l’ho legato sul divano
Lui mi ha detto “Questa corda mi ricorda
Il mio compagno di scuola media (…)(…) Tira su tutto come le canne
Mi sono fatto Valeria Scanner.
Un mix di sessualizzazione forzata, insinuazioni sull’identità di genere e bullismo mascherato da rima rap, che non è piaciuto né al diretto interessato né – oggi – alla Corte.
Visualizza questo post su Instagram
La lunga battaglia legale tra Fabri Fibra e Valerio Scanu
All’epoca, Valerio Scanu, secondo classificato a Amici tra il 2008 e il 2009 e trionfatore a Sanremo 2010, era nel pieno della sua ascesa pop. Il brano lo travolse come una valanga mediatica.
La prima sentenza arrivò con una multa di 600 euro e una provvisionale di 20mila euro per Fabri Fibra. Ma non finì lì.
Il Tribunale Civile di Roma, in una fase successiva, stabilì un risarcimento di 25mila euro, poi aumentato dalla Corte d’Appello a 70mila euro, cifra che la Cassazione ha definitivamente confermato, parlando di “gravità eccezionale dell’offesa”.
Non si è trattato, quindi, di semplice satira o ironia musicale, ma di un attacco personale che ha superato ogni limite legale.
Le parole dei legali di Valerio Scanu: “Cattiveria gratuita”
Dopo la sentenza, i legali di Valerio Scanu hanno commentato così il verdetto: “Valerio meritava questo risarcimento per essere stato attaccato da una persona che non conosceva, con una cattiveria gratuita e ingiustificabile!”.
Quello messo in atto da Fabri Fibra era un attacco a freddo, gratuito, e – secondo la giustizia italiana – punibile.
Il caso Scanu-Fibra apre una riflessione ampia sul linguaggio nella musica rap e sulla sua influenza. Dove finisce la libertà artistica e dove inizia la responsabilità civile?
Non è la prima volta che il mondo dell’hip hop si trova sotto accusa per versi sessisti, omofobi o diffamatori. Ma oggi c’è una nuova consapevolezza. Il linguaggio conta. Le parole, soprattutto se dette in pubblico, hanno un peso.
Tuttavia, i colleghi di Rolling Stone, aprono su Instagram un quesito interessante sulla faccenda: “Così facendo si è creato un precedente: è il primo rapper in Italia a venire condannato per un suo testo. Spetta davvero a un giudice stabilire cosa sia arte e cosa no? Cosa sia satira e cosa invece la cifra artistica di un rapper che da sempre fa lo stronz* con tutti?”.
Fateci sapere cosa ne pensate!
Visualizza questo post su Instagram



Credo che la sentenza sia più giustificata, la cosidetta libertà artistica non può spingersi ad offendere persone reali con tanto di nome e cognome, soprattutto ricreando situazioni che, se non vere, possono apparire veritiere.