Il mese scorso il comitato “Uguali!” ha presentato alla Corte di Cassazione una proposta referendaria (QUI PER FIRMARE) per abrogare le distinzioni tra l’istituto delle unioni civili e il matrimonio civile, puntando a garantire pari diritti a tutte le coppie, indipendentemente dal genere. Ma nel presentare il tutto il comitato “Uguali!” ha parlato di “quesito referendario sul matrimonio egualitario“, se solo tecnicamente non sia propriamente così.
Ma andiamo con ordine. La legge sulle Unioni Civili ha compiuto 9 anni di vita proprio nel weekend. Da quello storico 5 giugno del 2016, quando la legge entrò ufficialmente in vigore, al 31 dicembre 2023, nel nostro Paese si sono tenute 21,336 unioni civili in 2765 giorni. Ovvero quasi 8 unioni civili al giorno, in media, 54 a settimana. Non sono stati resi noti i dati del 2024. Ancora oggi esistono dei diritti specifici negati alle coppie unite civilmente rispetto a quelle sposate, come la possibilità di adottare congiuntamente, il riconoscimento automatico del figlio nato all’interno della coppia, e alcune tutele familiari previste solo per il matrimonio.
La proposta referendaria del comitato “Uguali!” vorrebbe “estendere l’accesso al matrimonio civile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso”, inserendosi “nel più ampio obiettivo di aggiornare il quadro normativo in materia di diritti civili, garantendo la parità di trattamento tra i cittadini e il riconoscimento giuridico delle diverse forme familiari presenti nella società contemporanea”, si legge sulla pagina del ministero dedicata proprio ai Referendum e alle iniziative popolari.
Il quesito referendario proprosto dal Comitato UGUALI!

“Volete Voi che sia abrogata la legge 20 maggio 2016, n. 76, «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze», limitatamente a:
Art. 1, comma 20, con riferimento alle parole: «La disposizione di cui al periodo precedente non si applica alle norme del codice civile non richiamate espressamente nella presente legge, nonche’ alle disposizioni di cui alla legge 4 maggio 1983, n. 184.»;Art. 1, comma 21, integralmente;
Art. 1, comma 22, integralmente;
Art. 1, comma 23, integralmente;
Art. 1, comma 24, integralmente;
Art. 1, comma 25, integralmente;
Art. 1, comma 26, integralmente.”
È possibile firmare sia online, utilizzando SPID o la Carta d’identità elettronica, sia presso gli uffici comunali abilitati e i banchetti fisici che verranno organizzati sul territorio. L’obiettivo minimo è quello delle 500.000 firme. Ad oggi ne sono state raccolte circa 155.000. Poi spetterà alla Corte di Cassazione e alla Corte Costituzionale valutare l’eventuale legittimità e costituzionalità del quesito.
“Non esiste un referendum per il matrimonio egualitario”, la precisazione di Rete Lenford
Ma la dicitura “quesito referendario sul matrimonio egualitario“, come detto, non è corretta. Perché non può esistere alcun referendum sul matrimonio egualitario, come precisato da Rete Lenford. “Anche se si raccogliessero almeno 500.000 firme entro il 3 agosto 2025 e anche se il referendum venisse giudicato ammissibile (e, quindi, effettivamente proponibile) dalla Corte costituzionale, un esito favorevole nelle urne NON introdurrebbe in Italia il matrimonio per coppie formate da persone dello stesso sesso“, rimarcano dall’avvocatura per i diritti LGBT.
Perché il referendum proposto dal Comitato Uguali “vuole mantenere le unioni civili introdotte nel 2016, eliminando le parti che le differenziano dal matrimonio anche rispetto alla filiazione. La conseguenza di una vittoria dei ‘SÌ’ sarebbe, perciò, questa: le coppie same sex potrebbero continuare soltanto a unirsi civilmente, parificando gli effetti della loro unione a quelli matrimoniali, ma non potrebbero sposarsi. Questo è un punto che deve essere molto chiaro e che Rete Lenford, nata nel 2007 proprio con la campagna ‘Affermazione civile’ volta a introdurre in Italia il matrimonio per persone dello stesso sesso, ha il dovere di chiarire pubblicamente, a seguito di decine di richieste che ci stanno giungendo nelle ultime ore“.
D’altronde il referendum in Italia può essere consultivo (non vincolante), confermativo (per le leggi di revisioni costituzionale) e per l’appunto abrogativo, permettendo così l’abrogazione, totale o parziale, di una legge.
Nei prossimi giorni Rete Lenford ha annunciato che lavorerà ad una nota illustrativa con uno sguardo ‘bifocale’.
Da una parte “tecnico, per un approfondimento sui singoli quesiti e sulla loro dubbia ammissibilità, anche (e soprattutto) per le contraddittorie conseguenze in punto di filiazione, specialmente con riguardo alle coppie conviventi e alla legge sulla procreazione medicalmente assistita (la quale, anche dopo il referendum, continuerebbe a mantenere il requisito esplicito della ‘diversità di sesso’ della coppia richiedente“; e dall’altra “politico, per le significative implicazioni che questo referendum potrebbe generare sia sul percorso di introduzione del ‘matrimonio same sex’, sia su quello di riconoscimento delle famiglie omogenitoriali“.
“Naturalmente, e anche al fine di elaborare una posizione condivisa in vista del termine del 3 agosto prossimo, non mancheremo di attivare un confronto con le altre realtà associative, tenute sorprendentemente escluse da questa iniziativa partitica. Nel frattempo, ci è risultato doveroso prenderci del tempo, ma allo stesso tempo chiarire sin da subito quale sarebbe l’esito del referendum, così da favorire soltanto firme consapevoli da parte di chi, già in questi giorni, decidesse di non aspettare una elaborazione delle realtà LGBT+ e volesse esprimere online la propria posizione“
Fabrizio Marrazzo chiede il ritiro del quesito referendario

Fabrizio Marrazzo, Portavoce del Comitato Si Matrimonio Egualitario e del Partito Gay LGBT+, ha chiesto il ritiro del quesito referendario presentato dal Comitato Uguali, perché “alcuni membri del partito VOLT” hanno avviato una “raccolta firme copiando integralmente il quesito da noi proposto nel 2022, che avevamo già ritirato dopo l’intervento della Corte Costituzionale“.
Questo perché la stessa Corte aveva sollevato “un dubbio su un comma della legge sulle unioni civili, rendendo necessaria una riformulazione del quesito per garantirne la validità“. Annunciato che “pubblicheremo il nuovo quesito a giugno“, Marrazzo ha definito un “grave errore” la presentazione del “vecchio quesito” da parte del Comitato Uguali, perché non aggiornato “e pertanto errato. E, come è facilmente prevedibile, sarà annullato. Chiediamo con urgenza a Volt di adottare un comportamento responsabile, ritirando il quesito e fermando la raccolta firme, affinché non vengano ulteriormente danneggiate le legittime aspirazioni della comunità LGBT+. Siamo pronti a intraprendere azioni legali contro chi, con leggerezza e senza competenza, sta causando danni alla comunità LGBT+. La parità non si improvvisa, e non si può costruire sulla pelle della nostra comunità. È fondamentale agire con rispetto, metodo e competenza“.
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