Francia, l’educazione affettiva e sessuale entra ufficialmente nei curricula scolastici

Su iniziativa della Ministra dell'Istruzione Élisabeth Borne, i principi di parità di genere e consenso saranno introdotti ai bambini già a partire dai 4 anni: "La scuola deve insegnare anche a vivere e convivere".

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In Italia, la scuola non se la sta passando benissimo. Dalle risoluzioni contro la fantomatica “teoria gender”, ai programmi di educazione affettiva e sessuale ridotti a lezioni sulla fertilità, fino l’eliminazione della geostoria a favore di una narrazione esclusivamente occidentale, le linee guida scolastiche del Ministero dell’Istruzione sono, in tutto e per tutto, un manifesto politico più che un piano educativo. Con il plauso degli esponenti di Fratelli d’Italia che celebrano queste scelte come un ritorno ai “valori tradizionali”.

Eppure, al di là della nostra bolla conservatrice, l’Europa non si ferma. In Francia, mentre il nostro Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara nega l’esistenza del patriarcato e riduce il dibattito a sterili provocazioni, la sua omologa, Élisabeth Borne, innova, annunciando un programma rivoluzionario che fa dell’educazione affettiva e sessuale un pilastro fondamentale per costruire una società più equa, libera da stereotipi e violenze di genere.

Un progetto ambizioso e lungimirante, che sarà integrato nei programmi scolastici di ogni ordine e grado. L’obiettivo? Educare le nuove generazioni a nozioni essenziali come la parità di genere, il rispetto delle differenze e il consenso.

Francia, parità di genere e consenso si insegnano a scuola

A partire dal prossimo anno scolastico, dunque, tutte le scuole francesi, pubbliche e private, introdurranno tre lezioni annuali di educazione affettiva e sessuale in collaborazione con l’ONG femminista Hear Her Stories, calibrate sull’età e sul grado di maturità degli studenti. Già dai quattro anni, i bambini apprenderanno i nomi scientifici degli organi genitali e verranno introdotti al concetto di consenso tramite un approccio ludico. In questa fase, l’enfasi sarà posta sull’affettività: i più piccoli impareranno a riconoscere e rispettare i propri confini e quelli altrui, acquisendo competenze relazionali essenziali.

Con il progredire dell’età, le lezioni diventeranno via via più approfondite. A 13 anni, gli studenti esploreranno la differenza tra sesso biologico, genere e orientamento sessuale. A 14 anni si parlerà di sessualità come dimensione affettiva, affrontando temi complessi come il piacere e l’amore. A 16 anni, il focus si sposterà sugli stereotipi di genere, stimolando una riflessione critica sulle norme sociali che influenzano comportamenti e aspettative.

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La scuola deve essere un luogo dove si impara non solo a leggere e scrivere, ma anche a vivere e convivere”, ha dichiarato Élisabeth Borne. “L’educazione alle relazioni e alla sessualità non sostituisce il ruolo delle famiglie, ma lo completa, colmando lacune che il contesto domestico spesso non affronta”. Il programma, approvato dal Consiglio dell’Istruzione Superiore, prospetta dunque una svolta culturale ed educativa di portata storica. Mentre l’Italia rimane arenata nel suo conveniente immobilismo. 

Italia, educazione sessuale e affettiva inesistente, curricula nazionalisti

Mentre la Francia si prepara a innovare, l’Italia invece arretra in un modello educativo plasmato su logiche ideologiche che premiano l’obbedienza acritica. Il primo segnale di questo declino è stata l’approvazione della Risoluzione Sasso, un attacco diretto contro la comunità LGBTQIA+ che, con la scusa di vietare un’inesistente “teoria gender”, priva l* student* di spazi di confronto sui temi della parità di genere e del consenso. I programmi di educazione affettiva e sessuale vengono dunque ridotti a lezioni sulla fertilità – un argomento, a detta di molti, inappropriato per i più piccoli.

Immobilismo si riflette anche nelle scelte curricolari: l’introduzione dello studio della Bibbia e il ritorno del latino nelle scuole medie sono interventi più simbolici che sostanziali, pensati per consolidare un’idea di identità nazionale anziché rispondere alle reali esigenze di bambin* e adolescenti sempre più alienati. Se non bastassero questi punti, alle superiori viene anche eliminata la geostoria, sostituita da un curricula palesemente etnocentrico basato sulla storia occidentale.

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