Funerali di Mario e Gianni, 30 anni d’amore e Don Renzo li definisce “amici”. Sconcerto social, il parroco replica

"Non volevo che il funerale di quei due si trasformasse in una celebrazione gay. La Chiesa non lo permette".

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Mario e Gianni, ai funerali il parroco li definisce "amici"
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Si sono svolti venerdì mattina i funerali di Mario Paglino e Gianni Grossi, designer di Barbie, coppia nel lavoro e nella vita da quasi 30 anni, sposati negli USA e uniti civilmente in Italia, deceduti in un terribile incidente sull’autostrada Torino-Milano.

L’omelia choc di Don Renzo

Funerali di Mario e Gianni, 30 anni d'amore e Don Renzo li definisce "amici". Sconcerto social, il parroco replica - Addio a Mario Paglino e Gianni Grossi compagni di vita e creatori di bambole morti in un tragico incidente stradale 1 - Gay.it

Le esequie si sono tenute nella basilica di San Gaudenzio, a Novara, con Don Renzo che ha dato vita ad un’omelia che ha suscitato inevitabile indignazione. Il parroco ha infatti voluto ricordare “il loro volersi bene ed essere amici così profondamente“, come scritto da La Stampa di Novara. “In paradiso si entra solo dalle porte della misericordia, perciò occorre chiedere perdono per i nostri peccati“, ha precisato Don Renzo, per poi esprimere riconoscenza e gratitudine “a Gianni e Mario, due nostri fratelli che hanno avuto una profonda passione per la loro professione e saputo instaurare legami di amicizia che resistono a tutto“.

Peccato che Gianni e Mario non fossero “amici”, ma sposi. Gianni e Mario non hanno coltivato una “profonda amicizia” per quasi 30 anni, ma un amore sincero. Erano innamorati. Erano una coppia, tanto nel lavoro quanto nella vita di tutti i giorni.

Inevitabili le polemiche, esplose soprattutto sui social dove in tanti hanno espresso sgomento per le parole di Don Renzo, che sempre dalle pagine di La Stampa intercettato da Lorenzo Rotella ha provato a motivare la propria contestata omelia.

Le “giustificazioni” di Don Renzo

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Addio a Mario Paglino e Gianni Grossi, compagni di vita e creatori di bambole morti in un tragico incidente stradale

“Non volevo che il funerale di quei due si trasformasse in una celebrazione gay. La Chiesa non lo permette”. Quei due erano Mario Paglino e Gianni Grossi.

“Non volevo dare giudizi, penso che loro due si amassero profondamente. Ma la Chiesa non riconosce le unioni tra due persone dello stesso sesso, dunque ho cercato un modo diverso per dirlo. Se avessi parlato di amore, sarei andato contro le regole ecclesiastiche”, ha aggiunto il parroco. “Non ho parlato di matrimonio perché in quel momento non mi interessava. Il mio compito era affidarli a Dio dopo la morte, il resto appartiene a dinamiche che sono più alte di me”. “I funerali non sono panegirici dei morti, bensì un annuncio della resurrezione e una celebrazione della fede in Dio. Penso che i fedeli lo abbiamo capito che l’intento era affidare quei ragazzi a Dio, senza giudicare la loro vita”.

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Tra i presenti ai funerali, scrive il quotidiano torinese, c’è chi si è avvicinato a Don Renzo per fargli notare come quella parola da lui utilizzata, “amicizia“, abbia cancellato tre decenni d’amore.

“Ho preso le informazioni dai giornali: le famiglie hanno fatto organizzare tutto alle pompe funebri e non le ho mai incontrate prima di venerdì”, ha provato a giustificarsi il parroco. “Se invece mi avessero contattato prima per parlarmi di Mario e Gianni, sono certo che avrei trovato parole migliori”.

Ma non quelle corrette: “Finché indosso i panni del sacerdote, non posso parlare di quell’amore. Tocca alla Santa Sede cambiare le cose, non a me”.

 

NovarArcobaleno vuole incontrare Don Renzo

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Flavio Mazzolini, presidente di NovarArcobaleno, ha voluto replicare a Don Renzo, chiedendo un confronto.

Non abbiamo voluto rispondere subito per rispettare il momento di dolore, però questa vicenda ci rattrista e ci fa riflettere molto“, ha confessato Mazzolini a La Stampa.

Abbiamo pensato a un confronto con don Renzo da avviare nei prossimi mesi”, coinvolgendo anche “altre associazioni cattoliche legate alla nostra comunità” con l’obiettivo di “discutere insieme sulle coppie che per la Chiesa sono invisibili”. “Inseriremo questo importante progetto di dialogo in un calendario con altri eventi legati alle tematiche Lgbtqia+. È importante mettersi a un tavolo per discutere di come poter cambiare le cose. Puntiamo a contrastare un processo sistematico con cui le coppie di fatto non vengono riconosciute dalla sfera cattolica con un’opera di sensibilizzazione che coinvolga proprio quella parte, alla ricerca di un’accettazione sociale anche in termini religiosi e non solo civili“, ha concluso Mazzoleni.

© Riproduzione riservata.

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bellando.marco 5.8.25 - 12:36

Piaccia o no la chiesa cattolica ( da suo catechismo che per loro e me si basa sulla parola di Dio) condanna come peccato i rapporti sessuali fini a se stessi fuori dal matrimonio cttolico, ovvio. Qusto vale x tutti etero gay e etero o altro. Queste due persone hanno contratto un unione civile(che no è matrimonio)non penso per vivere in castita'. Lo stesso vale per le persone etero che contraggono matrimonio civile. Il sacerdote cattolico ha giustamente celebrato il funerale in chiesa,tendo a giustificarlo x le sue educate e timide parole. Si è trovato a celebrare il funerale di questa sfortunata coppia affidandola alla misericordia di Dio. Allo stesso tempo si trovato a dover gestire (per me) un oggettiva situazine di peccato. Come sacerdote aveva il dovere di correggere e ammomire e non l ha fatto. Ha scelto di minimizzare la cosa chiamandoli amici. Le chiavi del Regno gesu' non le ha date ad ogni singolo cristiano e neanche a tutti i suoi apostoli ma solo a Pietro e alla Chiesa che su di lui si fonda. "su questa pietra fondero' la mia chiesa .. a chi aprirai sara' aperto... a chi non aprirai restera' chiuso (ho semplificato). Recita il salmo che e' parola di Dio " dal profondo a te grido o Signore, se consideri le colpe chi potra' sussistere ma presso di Te è il perdono..." Il Padre gli ha gia accolti e abbracciati.