Questo approfondimento spiega il significato di gaslighting ed esplora il suo impatto nelle diverse sfere della vita sociale, con un focus particolare sulla vulnerabilità a questo tipo di abuso delle persone appartenenti alla comunità LGBTIQ+.
In questo articolo
- 1 Cosa si intende per gaslighting?
- 2 Origini e uso clinico del termine gaslighting
- 3 Come funziona il gaslighting
- 4 Il gaslighting nel discorso pubblico e politico: Il caso descritto da Alice Leroy
- 5 Il gaslighting e la comunità LGBTIQ+
- 6 Come capire se è gaslighting?
- 7 Strategie per uscire dal gaslighting
- 8 Cosa dice la legge italiana sul gaslighting
- 9 L’esperienza di Nehellenia in “Global All Stars”, dove ha affrontato gaslighting e derisione
- 10 Risorse consigliate
- 11 Fonti di riferimento
Cosa si intende per gaslighting?

Il gaslighting è una tecnica di abuso psicologico in cui unə manipolatorə distorce sistematicamente la realtà di una persona, con l’intento di farle dubitare delle proprie memorie, percezioni e sanità mentale. Questa pratica prende il nome dalla pièce teatrale del 1938 “Gas Light” e dai suoi adattamenti cinematografici, nei quali il marito altera intenzionalmente l’ambiente domestico (come modificare progressivamente la potenza delle luci a gas) per convincere la moglie della sua insanità mentale, attribuendo le osservazioni della moglie a illusioni della sua mente.
Origini e uso clinico del termine gaslighting
“Gaslighting” ha radici sia nel teatro che nel cinema, ma è stato successivamente adottato dalla psicologia clinica per descrivere comportamenti manipolativi simili nelle relazioni interpersonali. Questi comportamenti possono includere la presentazione di informazioni false e la negazione di eventi accaduti realmente, al fine di destabilizzare psicologicamente la vittima e guadagnare controllo su di essa.
Già negli anni ’80, i termini e i concetti di gaslighting sono stati utilizzati da psicologi come Gass e Nichols per analizzare dinamiche di adulterio, e nei decenni successivi, studiosi come Jacobson e Gottman hanno esteso l’uso del termine per includere anche le relazioni coniugali violente e le interazioni genitore-figlio.
Come funziona il gaslighting

Il gaslighting funziona tramite l’inversione dei ruoli di vittima e aggressore, con l’aggressore che manipola situazioni al fine di sopprimere le reazioni di autodifesa della vittima. Questo è realizzato attraverso manipolazioni sottili e spesso impercettibili che possono includere cambiamenti nell’espressione verbale, toni di voce, postura, e altre forme di comunicazione non verbale. Queste azioni mettono in discussione la validità delle percezioni della vittima, delle sue emozioni e decisioni.
Un esempio concreto di tale comportamento può essere osservato in una relazione tossica dove l’abusante alterna momenti di grande affetto e attenzione con periodi di fredda distanza o svalutazione. Ad esempio, unə partner potrebbe inizialmente elogiare la vittima per il suo modo di vestire o per una recente realizzazione personale, per poi criticare severamente questi stessi aspetti qualche giorno dopo. Questo comportamento ambivalente causa confusione e insicurezza nella vittima, la quale inizia a dubitare delle proprie percezioni e del proprio valore. La costante oscillazione tra approvazione e disapprovazione rende la vittima eccessivamente dipendente dal giudizio dell’abusante, cercando disperatamente di compiacerlə per ottenere nuovamente quei momenti di affetto, al punto da perdere fiducia nelle proprie capacità decisionali e percezione della realtà.
Martha Stout, una rinomata psicologa, ha osservato che le persone sociopatiche spesso impiegano il gaslighting per creare un senso di dubbio persistente nelle loro vittime, rendendole incerte sulla propria percezione della realtà. Stout sottolinea come questa tattica sia particolarmente efficace perché semina la confusione e il disorientamento, elementi che giocano a favore della persona che manipola permettendole di continuare il proprio comportamento abusivo senza opposizione. Le vittime di gaslighting spesso non si rendono conto della manipolazione fino a quando non è troppo tardi, trovandosi intrappolate in un ciclo di abuso psicologico che mina profondamente la loro autostima e capacità di reagire.
Il gaslighting nel discorso pubblico e politico: Il caso descritto da Alice Leroy
Alice Leroy, nei Cahiers du cinéma (la più prestigiosa rivista cinematografica francese), offre un’analisi penetrante su come il gaslighting possa trasformarsi da una dinamica personale a uno strumento di manipolazione su scala più ampia, influenzando il discorso pubblico e politico. Nel suo esame, Leroy estende il concetto di gaslighting oltre le relazioni interpersonali, introducendo l’idea che questo tipo di manipolazione possa essere utilizzato per alterare la percezione collettiva della realtà, un fenomeno che si allinea al negazionismo storico e sociale.
Leroy trae ispirazione dal pensiero di Hannah Arendt, filosofa tedesca naturalizzata statunitense, che non ha mai usato il termine “gaslighting” ma i cui studi sul totalitarismo e sulla banalità del male si rivelano sorprendentemente rilevanti in questo contesto. Hannah Arendt esplora come i regimi totalitari usino la menzogna e la manipolazione sistematica dei fatti per plasmare la realtà a favore dell’ideologia dominante. Questo processo porta all’alienazione dell’individuo dalla propria percezione e memoria, rendendolo più malleabile ai fini della propaganda.
In un contesto contemporaneo, Leroy applica queste riflessioni al modo in cui il gaslighting può essere usato per invalidare le esperienze e le testimonianze di gruppi specifici o per negare eventi storici conosciuti, promuovendo una versione distorta della realtà che favorisce specifiche agende politiche. Un esempio evidente di questo fenomeno è il negazionismo climatico, dove, nonostante l’abbondante evidenza scientifica del cambiamento climatico, certe retoriche politiche insistono nel minimizzare o negare gli impatti dell’azione umana sull’ambiente.
Un caso notevole è il dibattito pubblico su eventi storici traumatici come l’Olocausto, dove lə negazionistə utilizzano tecniche di gaslighting per seminare dubbi sulla sua realtà, minando la fiducia del pubblico nei confronti di fonti accreditate e della documentazione storica. Questo tipo di gaslighting, secondo Leroy, rappresenta una grave minaccia non solo per le vittime dirette di tali discorsi, ma per l’intera struttura della conoscenza storica e la fiducia collettiva nelle istituzioni democratiche.
L’analisi di Leroy sottolinea l’importanza di riconoscere e contrastare il gaslighting non solo a livello interpersonale ma anche in ambito pubblico e politico, dove le conseguenze possono essere devastanti su vasta scala. Essa invita a una vigilanza critica e a un impegno attivo nel difendere la verità e promuovere un discorso pubblico informato e autentico. Questo approccio è essenziale per preservare la salute della nostra società e delle nostre democrazie, specialmente in un’era in cui la verità è spesso messa in discussione.
Il gaslighting e la comunità LGBTIQ+

Le persone appartenenti alla comunità LGBTIQ+ affrontano un rischio elevato di essere soggette a gaslighting. Questo abuso si manifesta spesso attraverso la negazione o l’invalidazione della loro identità di genere e/o orientamento sessuale, spingendole a mettere in dubbio la propria percezione e accettazione di sé.
Manifestazioni di gaslighting nella comunità LGBTIQ+
Il gaslighting nelle comunità LGBTIQ+ può assumere molte forme, tra cui il deadnaming, dove si usa il nome di nascita di una persona trans* anziché il nome d’elezione, attaccando così direttamente la sua identità di genere. Questo approccio non solo fa sentire le persone trans* invalidate, ma le porta anche a dubitare di chi sono veramente.
Un’altra pratica comune è il misgendering, l’uso di pronomi o termini inappropriati per una persona, che può farla sentire esclusa e non riconosciuta nella propria identità di genere.
Frasi comuni nel gaslighting verso la comunità LGBTIQ+
Lə gaslighter spesso utilizzano specifiche frasi per instillare il dubbio, tra cui:
Negazione dell’identità:
- “Non credo davvero che tu sia gay, è solo una fase.”
- “Sei sicuro/a di essere trans? Non potrebbe essere solo confusione o una reazione esagerata?”
Minimizzazione dell’esperienza LGBTIQ+:
- “Gli atti omofobici non sono così comuni, stai esagerando.”
- “Le persone non hanno problemi con le persone LGBTQ+ come pensi; stai vedendo ostilità dove non ce n’è.”
Patologizzazione:
- “Forse hai bisogno di parlare con qualcuno (un terapista) per risolvere questi tuoi pensieri. Sembri ossessionato/a.”
- “Questi tuoi comportamenti sono il risultato di traumi passati, non della tua identità LGBTIQ+.”
Invalidazione delle esperienze:
- “Non è vero che ti trattano diversamente per via della tua identità di genere, è tutto nella tua testa.”
- “Quello che consideri discriminazione è solo gente che esprime la propria opinione; devi imparare a non prenderla sul personale.”
Manipolazione emotiva:
- “Se fossi davvero un/a buon/a partner/figlio/a, non metteresti in imbarazzo la famiglia con queste idee su chi pensi di essere.”
- “Ti stai inventando tutto questo per attirare attenzione, non è reale.”
Impatti del gaslighting sulla salute mentale delle persone LGBTIQ+
Le conseguenze del gaslighting sulla salute mentale delle persone LGBTIQ+ sono profonde e distruttive. Ricerche indicano che le vittime di questo abuso psicologico sperimentano livelli elevati di stress, ansia e depressione, e una generale riduzione della soddisfazione nelle relazioni interpersonali. L’incessante negazione della loro identità può portare a crisi di autostima e un profondo senso di isolamento e vulnerabilità, rendendo difficile per loro fidarsi delle proprie emozioni e percezioni.
Le fonti di gaslighting all’interno della comunità LGBTIQ+ sono spesso quelle più vicine: familiari e amichə strettə. Genitori che non accettano l’identità di genere dellə loro figliə oppure amichə che minimizzano le esperienze di discriminazione sono esempi comuni.
Inoltre, ambienti lavorativi e sociali possono diventare luoghi piuttosto comuni per il gaslighting, con persone che tentano di imporre norme eteronormative e di delegittimare le identità LGBTIQ+. Certi terapeuti e personaggi pubblici possono anche partecipare a questo tipo di manipolazione, spesso mascherata da intenti di aiuto, portando, ad esempio, le persone trans* a mettere in dubbio la propria identità attraverso commenti e comportamenti che sembrano supportivi ma che, in realtà, sono profondamente invalidanti.
Come capire se è gaslighting?

Identificare il gaslighting è cruciale per salvaguardare la propria salute mentale. Tra i principali indicatori di allarme troviamo:
- Dubbio costante: una persistente insicurezza sulle proprie percezioni e decisioni.
- Confusione e disorientamento: difficoltà nel distinguere la realtà dalle manipolazioni.
- Bassa autostima: sentirsi frequentemente disprezzati e inadatti.
- Isolamento sociale: tendere ad allontanarsi da amici e familiari come risultato della manipolazione.
Strategie per uscire dal gaslighting
Liberarsi dal gaslighting richiede consapevolezza e azione attiva. Ecco alcuni passaggi chiave:
- Riconoscere la manipolazione: accettare di essere vittima di gaslighting è il primo passo verso la guarigione.
- Cercare supporto: è fondamentale discutere delle proprie esperienze con amichə di fiducia, familiari o professionistə della salute mentale.
- Stabilire limiti: Imparare a dire no e a difendere i propri confini emotivi.
Cosa dice la legge italiana sul gaslighting
Il fenomeno del gaslighting, sebbene non sia riconosciuto specificamente come reato autonomo nel codice penale italiano, può essere correlato a diverse norme in base alle sue manifestazioni e conseguenze. Originariamente, comportamenti simili al gaslighting potevano essere inquadrati sotto il reato di plagio.
Il gaslighting e il reato di plagio
Il reato di plagio era previsto dall’articolo 603 del codice penale e veniva utilizzato per sanzionare chi esercitava un potere coercitivo e manipolativo sulla volontà altrui, riducendo una persona in uno stato di soggezione psicologica. Tuttavia, questo reato è stato abrogato dalla Corte Costituzionale nel 1981 (sentenza n. 96), in quanto considerato troppo vago e indeterminato, rendendo difficile distinguere tra una legittima persuasione e una manipolazione illecita.
Un caso storico di applicazione del reato di plagio fu quello di Aldo Braibanti, condannato negli anni ’60. Il processo e la condanna furono fortemente influenzati da pregiudizi contro l’omosessualità, evidenziando come la norma potesse essere usata per perseguire ingiustamente individui sulla base di orientamento sessuale, oltre che per il suo presunto controllo manipolativo.
Gaslighting e maltrattamenti in famiglia
Alcune forme di gaslighting, specialmente quelle manifestate all’interno di relazioni domestiche, possono oggi rientrare nel reato di maltrattamenti in famiglia, ai sensi dell’articolo 572 del codice penale. Questo articolo punisce chi infligge a un familiare o convivente un danno fisico o morale grave, attraverso violenze, minacce o comportamenti vessatori e umilianti che turbano seriamente la pace domestica. La giurisprudenza ha interpretato tali comportamenti inclusi anche quelli che causano una sofferenza psicologica continua e debilitante.
Gaslighting e atti persecutori (stalking)
Quando il gaslighting si verifica fuori dal contesto familiare, può essere inquadrato come atti persecutori o stalking, secondo l’articolo 612 bis del codice penale. Per essere configurato come tale, è necessario che le azioni indotte dal gaslighter causino uno stato persistente di ansia o paura nella vittima, o che alterino significativamente le sue abitudini di vita. Queste condotte devono essere sistematiche e protratte nel tempo.
Rilevanza giuridica del gaslighting
Benché il gaslighting non sia esplicitamente menzionato nel codice penale italiano, le sue manifestazioni gravi possono essere perseguite tramite l’applicazione di norme esistenti che tutelano l’integrità psicofisica e la libertà morale delle persone. La principale sfida nel perseguire legalmente il gaslighting risiede nella difficoltà di accertare e dimostrare la manipolazione psicologica, spesso sottile e nascosta, che richiede prove concrete e testimonianze affidabili.
L’esperienza di Nehellenia in “Global All Stars”, dove ha affrontato gaslighting e derisione

Nel suo percorso nel reality show “Global All Stars”, Nehellenia ha incontrato non solo sfide competitive, ma anche difficoltà interpersonali significative, incluse forme di gaslighting e derisione riguardanti il suo modo di parlare.
Durante la nostra intervista, Nehellenia ha condiviso come ha gestito queste dinamiche difficili, sottolineando la sua capacità di mantenere la propria integrità in situazioni di pressione. Ha raccontato di aver già vissuto situazioni simili durante gli anni scolastici e come queste si siano ripresentate in un contesto internazionale, complicato dalla barriera linguistica e dalla mancanza di empatia tra i concorrenti.
Le sue riflessioni toccano un punto cruciale: il gaslighting è spesso usato come strumento competitivo, ma ha effetti profondamente nocivi sulla percezione di sé e sulla stabilità emotiva. Nehellenia ha enfatizzato l’importanza di condannare tali comportamenti, indipendentemente dal contesto in cui si verificano.
Per comprendere meglio le dinamiche che Nehellenia ha affrontato e la sua prospettiva su come gestire situazioni simili, vi invitiamo a leggere l’intervista completa.
Risorse consigliate
Per un approfondimento più dettagliato del tema del gaslighting, si consiglia la consultazione dei seguenti libri:
- “Gaslighting: Impara come rompere definitivamente il ciclo di abuso emotivo e spirituale” di Mary Pelman. Questo testo offre una guida per comprendere e superare le dinamiche di gaslighting attraverso esempi pratici e consigli utili.
- “Narcisismo e Gaslighting: Uno Sguardo Profondo nel Peggiore Strumento di Manipolazione Mentale ed Emotiva del Narcisista Perverso” di Cecilia Overt. Un’analisi approfondita sul legame tra narcisismo e tecniche di gaslighting, con focus sulle strategie per difendersi.
Per quanto riguarda i film, si raccomandano:
- “Gaslight“ di George Cukor, un classico del cinema che drammatizza il gaslighting in un contesto narrativo coinvolgente.
- “Io vivo per te“ di Rita Raucci, che esplora tematiche simili attraverso una storia moderna e toccante.
Fonti di riferimento
Per una comprensione più approfondita, è utile consultare le seguenti fonti:
- “Transgender Gaslighting: quella violenza manipolatoria ai danni delle persone trans”** – a cura di Elia Bonci
- Manipolazione psicologica maligna – su ipsico.it.
- Gaslighting LGBTQ+ Individuals: Correlates of Gaslighting Experiences, Gaslighters’ Characteristics, and Gaslighting Techniques – su tandfonline.com
Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce il parere di unə professionista della salute mentale. Se sospetti di essere vittima di gaslighting, ti consigliamo di rivolgerti a unə espertə.
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