Cos’è il deadnaming e perché dovresti evitarlo

Chiamiamo le persone con il loro vero nome: lasciamo il deadnaming nel passato.

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Per tantissime persone transgender, cambiare il proprio nome è una pietra miliare nel proprio percorso di transizione. Non tutti lo faranno, ma per alcuni farlo è uno step importante e validante nell’esprimere sé stessǝ.

Tuttavia, per amici e familiari potrebbe essere difficile inizialmente utilizzare un nome nuovo per riferirsi a una persona. Alcuni potrebbero anche rifiutarsi del tutto di accettare un cambio di nome e adottare un atteggiamento intollerante e oppositivo.

In questo articolo, parleremo della pratica del deadnaming, ovvero l’utilizzare il vecchio nome di una persona transgender, e perché questo comportamento è incredibilmente dannoso per la sua salute mentale.

Cos’è il deadnaming?

Il deadnaming (letteralmente, nome morto) accade quando qualcuno – in maniera intenzionale o meno – chiama una persona transgender con il nome utilizzato prima dell’inizio del percorso di transizione.

Il deadnaming e l’utilizzo dei pronomi sbagliati sono comportamenti estremamente discriminatori nei confronti di una persona transgender, perché invalidano totalmente la sua esistenza, e sono radicati in atteggiamenti transfobici e cissessisti – pregiudizievoli verso questa determinata fascia di persona LGBTQ+.

Inoltre, gli studi evidenziano quanto questa pratica può diventare dannosa e pericolosa per una persona transgender: le microaggressioni sono infatti spesso causa di abusi e patologie mentali quali la depressione, l’ansia e le ideazioni suicide.

Ma non solo: questo atteggiamento è particolarmente odioso in situazioni nuove per una persona transgender, in cui l’utilizzo del vecchio nome potrebbe forzarla a un coming out non voluto.

La persona viene privata della libertà di condividere o tenere per sé il proprio percorso – il che risulta non solo invalidante e ingiusto, ma anche pericoloso tra persone intolleranti, andando ad aumentare il rischio di episodi di violenza fisica e verbale.

Secondo uno studio condotto dal National Center for Transgender Equality (NCTE):

  • Quasi la metà (il 46%) delle persone transgender hanno subito abusi verbali nell’anno precedente a causa della loro identità
  • Una persona transgender su 10 (9%) ha subito violenze fisiche a causa della propria identità

Quindi, fare deadnaming mette letteralmente in pericolo la vita di una persona transgender, o comunque la posiziona in una situazione di disagio in cui non ha scelto di essere.

Come evitare il deadnaming?

Il modo migliore per evitare di fare deadnaming è quello di chiedere in anticipo il nome di una persona e i suoi pronomi, senza dare mai niente per scontato.

Una volta acquisita questa informazione, è fondamentale rispettare le preferenze di una persona salvo nuove indicazioni.

Nel caso in cui il deadnaming non sia intenzionale, si tratta comunque di un errore grave di cui scusarsi senza trovare giustificazioni o minimizzare, ma senza neanche flagellarsi, per evitare di mettere la persona a disagio.

Per semplificare l’intero processo, tieni a mente che è sempre meglio evitare incidenti, ma nel caso in cui essi dovessero accadere, scusati e non soffermarti troppo sulla questione.

Prostrarsi non farebbe altro che rendere il tutto una presa in giro, anche non voluta.

Ma, cosa ancora più importante, non offenderti quando una persona transgender ti corregge: non si tratta di te e non è un attacco personale.

Cominciare a utilizzare un nuovo nome e nuovi pronomi con una persona che conosciamo da sempre può essere difficile, ma è qualcosa che va oltre la nostra zona di comfort.

 

E dovrai accettare, talvolta, che potresti intenzionalmente sbagliare a causa di preconcetti a livello inconscio. Non stupirti però se la persona davanti a te cominciasse a esprimere la propria frustrazione.

Anche se non stai tentando di ferirla, il deadnaming non intenzionale ha comunque – se non in misura maggiore – un impatto devastante sulla sua salute mentale.

Quindi, se non ci metterai l’impegno giusto, potrebbe arrivare il momento in cui una persona transgender non vorrà più avere a che fare con te. Subire costantemente deadnaming è stancante ed estremamente dannoso.

La cosa migliore da fare è quindi dimostrare il tuo supporto verso le persone transgender ricordandoti il loro nome e i loro pronomi: è il minimo che puoi fare, considerate tutte le lotte portate avanti dalla comunità trans per i propri diritti e la loro dignità.

Come supportare la comunità transgender contro il deadnaming?

Nel rapportarti con una persona transgender, il tuo atteggiamento dovrebbe essere uguale a quello tenuto con chiunque altro:

  • Ricorda di utilizzare il nome e i pronomi giusti
  • Non dimostrarti condiscendente o esageratamente supportivo: una persona transgender non è solo la sua identità di genere, e questo non dovrebbe essere l’unico argomento di conversazione, anche se in chiave positiva
  • Mai e poi mai chiedere il deadname di una persona transgender: se vorrà, lo condividerà lei stessa

Come non ci sogneremmo mai di chiamare una persona cisgender con un nome sbagliato, lo stesso deve valere per una persona transgender in tutti gli stadi del percorso di transizione.

Ricorda che nessuno deve per forza “passare da cisgender” per avere diritto al rispetto e alla dignità.

Il deadnaming è solo una delle tantissime microaggressioni che vengono ogni giorno perpetrate verso la comunità LGBTQ+, e risulta estremamente impattante perché in questo caso cancella la vera identità di una persona.

A prescindere dalla tua posizione sui diritti LGBTQ+, utilizzare il nome e i pronomi giusti con una persona transgender è una forma di rispetto verso il diritto all’esistenza di un essere umano come te. E questo prescinde da qualsiasi orientamento religioso o politico.

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