GAY COI CAPELLI GRIGI

Come vivono gli omosessuali che hanno passato la soglia degli "anta"? Come si rapportano con i giovani? L'Arcigay di Padova accende il dibattito, tra problematiche e curiosità.

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I giovani omosessuali di oggi affrontano problematiche differenti rispetto ai quaranta-cinquantenni? Oppure sono gli stessi problemi che vengono affrontati in maniera diversa secondo l’età e la maturità? Il coming out è più facile da giovani o quando invece si ha una piena consapevolezza di sé? Questi i primi interrogativi che sono stati posti ai partecipanti della serata “Omosessualità e terza età”, organizzata dal circolo Tralaltro Arcigay di Padova.
La riunione si è aperta con una desolante panoramica della situazione italiana, tanto più grave se confrontata con le esperienze avanzate dell’Olanda dove il Coc, la maggiore realtà Glbt del Paese, che si sta mobilitando per creare strutture, gruppi e quant’altro possa aiutare le persone Glbt a vivere meglio la loro vecchiaia. “Per gli anziani non è così ovvio essere omosessuali – commenta Jorina Horzelenberg del Coc -. L’omosessualità non è una delle opzioni possibili nelle case di cura e negli istituti”. Prospettive, queste ultime, che sembrano ancora lontane ai partecipanti la discussione.
La discussione viene messa in moto da Claudio, studente di 21 anni, che, partendo dagli esiti della conferenza sul tema organizzata dal comitato del BariPride 2003, chiede se si ravvisa la necessità di creare all’interno di gruppi e associazioni delle “aree tematiche” riservate a chi ha una “certa età”. La proposta non trova largo consenso tra chi giovane non è. Pierluigi, pensionato di 66 anni, non approva “la netta divisione tra luoghi ed incontri perché molte volte le tematiche affrontate sono di interesse comune”. Non lo trova un approccio positivo nemmeno Leo, 53 anni, che trova le separazioni “tematiche” inutili barriere. Luca, invece, giovane grafico di 24 anni, pur non avendo problemi a frequentare persone più anziane, evidenzia come “molte persone sentono l’esigenza di confrontarsi con coetanei, specialmente i giovani, che potrebbero sentirsi inibiti a parlare di certe questioni con persone adulte”.
La discussione, però, con lo scorrere del tempo passa da una specie di confronto generazionale a un pacato confronto di idee, ma soprattutto di esperienze di vita vissuta, alla scoperta di come si viveva quando l’omosessualità era fortemente stigmatizzata a livello sociale.
“A 20 anni ero già visibile in famiglia, con gli amici e anche sul lavoro – porta la sua testimonianza Leo -. Con tutto il contorno di insulti, battutine e risatine”. L’esperienza di Leo non è stata sicuramente comune trent’anni fa, infatti, per molti dei “maturi” presenti quello del coming out ha rappresentato, e rappresenta ancora, un nodo difficile da sciogliere.
“I giovani oggi – commenta Felice – si ritrovano a vivere in una società molto più aperta anche rispetto a pochi anni fa. Ci sono maggiori occasioni di confronti e possibilità di trovare informazioni su gruppi e associazioni Glbt”.

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Coming out anche come eventualità nemmeno proponibile, visto che molte persone anziane, ancora oggi, vivono una doppia vita, aggravata il più dalle volte da una forte solitudine. “Non mi fido, questo è quello che molti miei amici mi rispondono quando li invito alle riunioni di AG”, spiega Pierluigi. Un modo di vivere che per molti si cristallizza. Ed ecco allora storie di matrimoni di copertura, di bugie e castelli di carte per nascondere un orientamento che la maggior parte delle volte invece era ben evidente. “Non mi dici nulla di nuovo – racconta con divertimento Leo -. Così ha risposto mio padre quando a 20 anni gli ho rivelato la mia omosessualità. Io credo, però, di essere stato molto fortunato perché i miei genitori non sono rimasti così impressionati. Non quanto per lo meno i miei amici gay quando vennero a sapere che portavo in casa i miei fidanzati. Un atteggiamento che denotava i loro problemi nell’accettarsi a pieno per quello che erano”.
Curvando la discussione sulla strada dei ricordi e delle esperienze di vita, l’attenzione dei più giovani non si fa meno attenta, anzi curiosità e domande si susseguono. Alessandro è incuriosito dai cosiddetti matrimoni di copertura, una decisione impensabile per lui che vede come una specie di tradimento verso se stessi, oltre che nei confronti della compagna ingannata. Altro punto sul banco la vita di coppia: si cerca ancora un compagno se non lo si ha? In caso di malattia, come ci si comporta con la famiglia del proprio partner? E quando si decide di mettere su casa insieme?
Domande, curiosità, qualche provocazione, ma alla fine della serata si è raggiunto un equilibrio tra giovani e “più adulti”, le barriere delle “aree tematiche” abbattute per fare largo ad uno spazio comune dove ognuno si racconta per come è e per come ha deciso di vivere la sua vita di gay.
Le parole anziano, vecchio e simili sono state “bannate” definitivamente, per ritrovarsi tutti d’accordo sul piano delle comuni esperienze.

di Nicola Brunoro

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