Gli universitari LGBTQIA+ hanno 3 volte più probabilità di soffrire di depressione rispetto ai coetanei etero

I risultati, pubblicati sul Journal of American College Health, rivelano un allarmante aumento dei tassi di depressione tra tutti gli studenti universitari USA, ma soprattutto tra le minoranze sessuali e di genere.

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Un nuovo studio ha rivelato come gli studenti universitari LGBTQIA+ abbiano oltre tre volte più probabilità di soffrire di depressione rispetto ai coetanei eterosessuali.

Il nuovo studio che allarma gli USA

Pubblicato sul Journal of American College Health, lo studio ha esaminato i dati di quasi 500.000 intervistati all’interno dell’annuale Healthy Minds, monitorando la salute mentale degli studenti a tempo pieno di età compresa tra 18 e 35 anni dal 2007 al 2022.

“I nostri risultati evidenziano una crescente crisi di salute mentale tra gli studenti LGBTQIA+ che richiede un’attenzione immediata”, ha sottolineato David Pagliaccio del New York State Psychiatric Institute. “Le istituzioni accademiche devono adottare misure urgenti e proattive per affrontare questi allarmanti aumenti della depressione che stanno influenzando la vita di così tanti giovani adulti, in particolare tra coloro che affrontano sfide uniche a causa della loro identità sessuale o di genere”.

I risultati sono arrivati alla conclusione che gli studenti LGBTQ+ hanno maggiori probabilità di soffrire di depressione (il 26,85% contro l’8,53% dei coetanei etero), rimarcando come nel 2022 ci sia stato un balzo in riferimento al numero di intervistati dichiaratamente LGBTQ+ (il 18%), sei volte superiore rispetto a quando lo studio ha preso forma 15 anni prima, nel 2007.

L’analisi ha rilevato come i tassi di depressione complessivi siamo aumentati tra tutti gli studenti, ma che gli studenti LGBTQ+ rappresentano quasi la metà di coloro che hanno segnalato depressione nonostante rappresentino solo un quinto del totale. Gli studenti LGBTQ+ hanno anche il doppio delle probabilità di andare in terapia ma la metà delle probabilità di rivolgersi ai propri familiari per chiedere aiuto.

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Intervenire subito per evitare il peggio

Questo studio evidenzia la necessità critica di interventi mirati a supporto della salute mentale e del benessere dei giovani adulti durante i loro studi, in particolare di coloro che si identificano come LGBTQIA+”, ha continuato David Pagliaccio del New York State Psychiatric Institute. “Dato che i tassi di autoidentificazione LGBTQIA+ continuano ad aumentare, affrontare queste disparità diventa sempre più urgente per creare ambienti accademici inclusivi e di supporto”.

Gli autori dello studio hanno invitato le istituzioni accademiche ad adottare misure concrete per affrontare queste disparità di salute mentale. Le loro raccomandazioni includono la riduzione delle barriere all’assistenza sanitaria mentale, l’implementazione di solide politiche antidiscriminazione, la promozione di un più forte senso di comunità e appartenenza e il potenziamento dei sistemi di supporto interpersonale per gli studenti appartenenti a minoranze sessuali e di genere.

L’incidenza di una politica omotransfobica

Risultati tutt’altro che sorprendenti, considerando il clima ostile anti-LGBTQ+ portato avanti negli USA dai legislatori federali e statali. L’indagine nazionale statunitense del 2024 sulla salute mentale dei giovani LGBTQ+ condotta dal Trevor Project (che esamina i giovani di età compresa tra 13 e 24 anni) ha rilevato una “associazione significativa” tra cattiva salute mentale e vittimizzazione anti-LGBTQ+, incluso il fatto che la salute mentale del 90% dei giovani LGBTQ+ sia stata influenzata negativamente dalla politica.

Un altro studio pubblicato lo scorso settembre ha invece rivelato come le leggi transfobiche abbiano una relazione causale diretta con i tentativi di suicidio dei giovani e che i tassi di tentato suicidio sono aumentati fino al 72% dopo l’approvazione di tali leggi.

© Riproduzione riservata.

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