“I Primi Omosessuali”: nel 2026 la mostra che racconta l’invenzione dell’identità omosessuale e il suo immaginario

A Basilea da marzo una mostra ricostruisce la prima emersione pubblica del desiderio tra persone dello stesso sesso e della diversità di genere nelle arti visive tra fine Ottocento e primo Novecento.

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Alcune delle circa 100 opere in esposizione al Kunstmuseum di Basilea dal marzo 2026 nella mostra "I Primi Omosessuali"
Alcune delle circa 100 opere in esposizione al Kunstmuseum di Basilea dal marzo 2026 nella mostra "I Primi Omosessuali"
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Dal 7 marzo al 2 agosto 2026 il Kunstmuseum Basel | Neubau ospita The First Homosexuals. The Birth of New Identities, 1869–1939, una grande mostra che ricostruisce la prima emersione pubblica del desiderio tra persone dello stesso sesso e della diversità di genere nelle arti visive tra fine Ottocento e primo Novecento, attraverso circa cento opere tra dipinti, fotografie, disegni, stampe e sculture.

Il punto di partenza è il 1869, anno in cui il termine “omosessuale” compare per la prima volta in un testo a stampa: da quel momento, l’arte diventa uno dei luoghi in cui ciò che non era ancora dicibile trova immagini, codici, allusioni, comunità.

Un progetto internazionale: da Chicago a Basilea

 

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L’allestimento basilese nasce in collaborazione con Rahel Müller e Len Schaller a partire dalla mostra originaria organizzata a Chicago, e curata da Jonathan D. Katz e Johnny Willis. La “prima” statunitense è stata presentata negli spazi di Wrightwood 659 con un respiro più ampio (oltre 300 opere), e ha avuto un forte impatto nel dibattito culturale internazionale: Leggi > Wrightwood 659 – Exhibition.

La versione di Basilea, più compatta, promette però un’operazione cruciale: portare in un grande museo europeo una genealogia visiva che intreccia storia dell’arte e storia culturale, con prestiti internazionali presentati per la prima volta in Svizzera e con l’innesto sulle ricche collezioni del Kunstmuseum.

Che cosa vedremo: desiderio, codici, corpi, reti queer

La mostra è articolata in sezioni tematiche e attraversa un’epoca in cui l’identità non è ancora una casella, ma un campo di tensioni. Tra i filoni annunciati dal Kunstmuseum Basel:

  • l’arte come spazio di ambiguità e libertà per esperienze prive di un linguaggio condiviso;
  • ritratti intimi, amicizie come “codice” e topoi della storia dell’arte usati per dire il desiderio senza nominarlo;
  • l’evoluzione del nudo in dialogo con le nuove teorie sulla sessualità;
  • una lettura critica dei contesti coloniali, mostrando come alcuni artisti europei abbiano proiettato l’omosessualità altrove e come artisti dei territori colonizzati abbiano resistito e sovvertito quello sguardo.
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Dettagli e sinossi sono riassunti nelle informazioni ufficiali del museo: Kunstmuseum Basel – The First Homosexuals.

Gay e trans “nati insieme”: un nodo che la mostra mette al centro

Uno degli assi più interessanti del progetto è la tesi, esplicitata anche nei materiali di Wrightwood 659 a Chicago, secondo cui, nella modernità nascente, immaginario omosessuale e interrogazione del genere sono stati a lungo intrecciati, fino a risultare inseparabili. È una prospettiva che sposta l’attenzione: non “aggiunge” il tema trans dopo, ma lo considera parte della stessa matrice storica che produce nuove identità, nuovi rischi e nuove forme di visibilità.

Per un’anticipazione di questo impianto teorico, oltre ai materiali ufficiali della sede di Chicago: Wrightwood 659 – The First Homosexuals.

Il catalogo: 22 saggi e uno sguardo globale

Ad accompagnare la mostra c’è un catalogo pubblicato da Monacelli Press (Phaidon), annunciato come una raccolta di 22 saggi originali di studiose e studiosi tra storia dell’arte e queer studies, organizzati per aree geografiche, con un respiro che va dal Giappone all’Australia fino alle culture indigene del Sud America. È un elemento importante perché segnala un’ambizione precisa: non ridurre la “nascita” dell’identità a una storia solo europea, ma mostrarne le connessioni e le frizioni globali.

Informazioni sul catalogo: Wrightwood 659 – Publication (Monacelli Press) e Phaidon – Book.

Perché interessa (anche) oggi

The First Homosexuals arriva in un momento in cui parole come “identità”, “genere”, “propaganda”, “tradizione” vengono usate come armi retoriche. Guardare l’Ottocento e il primo Novecento significa ricordare una cosa semplice e scomoda: le identità non sono pietre naturali, ma costruzioni storiche. E proprio per questo possono diventare terreno di liberazione o di persecuzione.

Per chi volesse un quadro critico sul dibattito culturale suscitato dalla tappa di Chicago (utile anche per capire l’eco internazionale del progetto): Smithsonian Magazine e The New Yorker.

Info pratiche

  • Dove: Kunstmuseum Basel | Neubau (Basilea)
  • Quando: 7 marzo – 2 agosto 2026
  • Mostra: The First Homosexuals. The Birth of New Identities, 1869–1939

Pagina ufficiale della mostra: Kunstmuseum Basel.

© Riproduzione riservata.

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