I SEGRETI DELLA CHAT

"Da dove dgt?": a Padova si confrontano i giovani gay. Ecco le testimonianze dirette, tra ricerca di sesso, voglia d'amore, bisogno di compagnia.

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PADOVA – Dopo la pausa estiva riprende a pieno ritmo l’attività del circolo "Tralaltro" – Arcigay di Padova. Si inizia con i tradizionali appuntamenti a base di cinema, incontri con l’autore, ma soprattutto dibattiti. Ed è proprio dal dibattito che riparte anche l’attività del "gruppo giovani" dell’associazione, uno spazio dedicato dai soci più giovani alle problematiche connesse al coming out, all’accettazione di sé, ma soprattutto alle chiacchere e allora scambio di idee. Primo argomento trattato: Da dove dgt?, ovvero una riflessione su internet, ma soprattutto uno scambio serrato di opinioni sul mondo delle chat.

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"Internet – spiega Fabio Saccà, coordinatore del gruppo – da un po’ di anni a questa parte ha notevolmente ampliato le nostre possibilità di comunicazione. Le possibilità che offre sono infinite e il completo anonimato della chat permette di liberare le pulsioni e annientare le inibizioni degli utenti."

Un’esperienza con cui confrontarsi in maniera serena e aperta. Ed è così che quasi spontaneamente prende il via il dibattito. Dalla definizione base del mezzo e dal suo uso pratico si passa al fulcro centrale del discorso: perché si usa la chat per comunicare, conoscersi e incontrarsi.

Le prime battute al volo individuano subito i punti di maggiore interesse. L’argomento chat viene così declinato sotto vari aspetti: "comunicazione senza impegno, per scoprire le proprie dinamiche affettive"; "mezzo usato per eliminare le distanze ed entrare in contatto con altri ragazzi gay"; " forma soft di coming out e strumento per compattare la propria identità." Chat, infine, come "grande supermercato del sesso alla ricerca di evasione e disinibizione, per rompere quelle barriere che nell’esperienza reale non si riuscirebbe a superare." C’è anche chi dissente, chi non usa internet per conoscere ragazzi e non ne sente la mancanza, ma è incuriosito dalle dinamiche che portano ad usare internet per conoscersi.

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La chat si configura, allora, come un importante mezzo di comunicazione, grazie alla quale si vivono fondamentali momenti di aggregazione e condivisione di dubbi e paure. Ma soprattutto di risposta a domande che gli adolescenti omosessuali si pongono nel momento di affrontare i fantasmi del proprio orientamento sessuale

L’aspetto "socializzante" viene messo in evidenza da Marco, studente di Belluno, che sottolinea come la chat sia "uno strumento di cui abbiamo bisogno per conoscere e socializzare, fino a pochi anni fa andavano per la maggiore annunci sui giornali e fermo posta, oggi la chat è un "luogo" di aggregazione, seppur virtuale, che va in parallelo con locali e zone di battuage reali."

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Segue a ruota Maximiliano che si fa portavoce vigoroso di chi vive in piccoli centri di provincia, come il suo nel veneziano, e non ha possibilità e luoghi deputati per incontrare e conoscere altri gay: "Ho sempre usato la chat finalizzandola alla conoscenza di persone reali in vista di un incontro. Abitando in provincia e lavorando nei fine settimana non frequento spesso i locali. La chat e internet per un ragazzo gay sono la via più facile per conoscere gente."

Appurata la facilità e, in alcuni casi, il bisogno di internet per conoscere ragazzi e ragazze omosessuali, entra in gioco nella discussione il connotato principe della comunicazione on-line: il fattore "anonimato". E viene dato fuoco alle polveri del dibattito.

La parola a Fabio, responsabile del gruppo: "L’anonimato resta la condizione fondamentale nella fruizione della chat, che rimane comunque un mezzo e uno strumento e non se ne devono dimenticare i risvolti anche pericolosi."

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All’imbeccata risponde Giulia: "Non usavo il mio nome, ma un nick che mi sembrava più congeniale. Ho cominciato contattando altre persone, ma dopo le solite domande e i convenevoli la stasi. Mi sono subito resa conto di preferire il contatto diretto e reale con le persone, non mediato dal computer e perciò molto più significativo e importante. Il descriversi per quello che non si è, le allusioni, le mezze verità o le palesi bugie non le sopportavo."

Verità e sincerità contrapposti a finzione e bugia, oppure una dinamica del camuffamento funzionale alle proprie timidezze, per dare un’idea di sé più rispondente all’immaginario collettivo o per andare incontro ad un percorso personale di ricerca e soddisfazione dei desideri.

"In chat non ho il feticcio della verità a tutti i costi – incalza Enrico, studente di lettere a Padova-. Se si è consapevoli dell’irrealtà e della finzione non vedo il problema, si può anche recitare onestamente senza inibizioni. Il profilo che invento di solito è palesemente fasullo e del resto non ho mai fatto drammi davanti a un pallonaro."

"Il fatto di mentire apertamente – ribatte con piglio sociologico Alessandro – è a guardare bene il portato della società in cui viviamo. Mentire sul proprio aspetto fisico è un adeguarsi agli stereotipi correnti. Se non rientri in determinati parametri non sei all’altezza delle aspettative. La cosa interessante sarebbe andare ad indagare i motivi per cui le persone si descrivono in maniera fittizia."

Risponde Giulio, che ha conosciuto Enrico via chat: "La chat ha molti aspetti positivi. Può essere un luogo di incontro massimamente puro. Il nick, poi, è anche postulare identità alternative. L’occasione di poter conoscere e parlare con persone che nella vita reale non si avrebbe la possibilità di incontrare a causa delle differenze sociali, politiche, estraneità geografica o anche solo perché vestite in un certo modo. È indubbio che come mezzo di comunicazione offra possibilità nuove e formidabili, certo che bisogna capire che cos’è la chat come strumento."

E il discorso ritorna "virtualmente" al suo inizio: la chat come mezzo, il criterio e la consapevolezza individuale come guida al suo utilizzo. Da un lato un ambito in cui le esigenze di alcuni e le richieste di altri non sempre coincidono. Dal fronte opposto chi si reinventa, gioca, crea un "personaggio" da far agire e reagire nella realtà virtuale, un passatempo con un valore aggiunto in più.

Una discussione aperta a tutte le suggestioni che l’argomento chat può mettere nel piatto e che ha individuato spunti interessanti per nuovi dibattiti. Il prossimo (mercoledì 25 ottobre), guarda caso, parla di coming out: Gay in bozzolo. Un momento su cui riflettere e condividere esperienze sul percorso, a volte lungo e difficile, dello scoprirsi gay, dell’esplorare se stessi e dell’accettarsi.

E sicuramente si parlerà ancora di chat.

di Nicola Brunoro

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