Il seguito di “La vie d’Adèle”? Forse è già stato girato

Brahim Chioua, produttore della Palma d'Oro, rivela a Le Monde: "Ci sono 750 ore di girato, Kechiche può fare tre o quattro film". In Tunisia indignazione per "la difesa dell'omosessualità".

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Abdellatif Kechiche

Abdellatif Kechiche

Mentre a Nizza continuano i festeggiamenti per la Palma d’Oro al sublime La vie d’Adèle del conterraneo Abdellatif Kechiche, regista tunisino 52enne naturalizzato francese all’età di sei anni nella bella città provenzale dove ha vissuto 15 anni, anche il sindaco Estrosi esprime il suo entusiasmo: «Sono felice di vederlo incoronato di un riconoscimento così prestigioso che onora sia Abdellatif Kechiche che Nizza e i nizzardi di qualsiasi provenienza».

Ben diversa l’accoglienza in patria, dove il leader del partito laico Union Patriot Libre, tale Slim Rihai, afferma con indignazione di essere disonorato dal fatto che un suo compatriota abbia vinto il massimo premio al Festival di Cannes: «Lui e il suo produttore avranno anche motivo di essere orgogliosi del Premio, ma la Tunisia no. L’oggetto di un film che difende l’omosessualità è il ragionamento tutto interno alla logica di una lobby al servizio di interessi che toccano il nostro essere arabi e musulmani».

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Il quotidiano Le Monde, nel numero speciale dedicato al Festival di Cannes, rivela alcuni succulenti particolari sulla realizzazione del film: sul set allestito nella città di Lille l’atmosfera è stata piuttosto tesa e i tempi di lavorazione si sono raddoppiati, da due mesi e mezzo a cinque (da marzo a luglio 2012), con tecnici e operai che hanno denunciato condizioni lavorative non facili. «Abdellatif è qualcuno che ha bisogno di tempo per esprimersi – spiega il suo produttore e distributore Brahim Chioua della Wild Bunch -. Realizza più versioni delle scene, prevede biforcazioni per alcuni personaggi. È al montaggio che trova il suo film. Ma è anche coproduttore de La vie d’Adèle. Sa che deve invogliare gli spettatori ad andare a vedere il film».

Chioua rivela inoltre che il budget di quattro milioni di euro è stato leggermente superato e che l’équipe dei montatori, ben sette, si è ritrovata la cifra record di 750 ore di girato (Kechiche ha ridotto di solo otto minuti la versione di 3h 7m fatta visionare a Thierry Frémaux, delegato generale di Cannes). «Kechiche potrebbe fare tre o quattro film diversi con tutto il materiale che ha accumulato». In effetti proprio il regista aveva detto a Cannes di voler dare un seguito alle vicende di Adèle, tant’è che il titolo originale riporta la dicitura “Capitolo 1 & 2” mentre quello internazionale sarà “Blue is the warmest colour” (“Il blu è il colore più caldo”) come l’omonima graphic novel di Julie Maroh da cui è tratto. La vie d’Adèle è infatti diviso in due parti distinte: nella prima Adèle è studentessa liceale, ha un primo approccio con un ragazzo ma quando incrocia per strada la misteriosa Emma che studia Belle Arti, abbracciata a una ragazza, ne viene fortemente turbata. Si conosceranno in un pub lesbico (mai come in questo capolavoro sia il locale gay che quello per donne sono rappresentati con uno straordinario vitalismo per nulla morboso, esattamente come il Gay Pride) dove Emma spaccia Adèle alle sue amiche come sua parente. Nella seconda parte Emma ha i capelli castani, è diventata una pittrice di discreto successo mentre Adèle è insegnante d’asilo (ma la loro differenza di classe influirà sulle dinamiche di coppia). A questo punto forse non c’è nemmeno bisogno che le naturalissime Adèle Exarchopoulos e Léa Seydoux tornino sul set: «Volevo vivere un’esperienza forte e unica, andare all’opposto di quello che sono io – spiega quest’ultima, Emma nel film, erede di una dinastia di produttori francesi -. Volevo raggiungere un punto dove non ero mai andata, e dove forse non vorrò più tornare. La relazione di Emma e Adèle è animale, istintiva. Durante le riprese mi sono sentita perduta, pensavo di non riuscire a mettere a fuoco il personaggio. La mancanza è la condizione del desiderio: oggi penso di poter esprimere la mia

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tristezza che mi segue da molto tempo e mi serve a fare film. Ho l’impressione di riuscire a trattenere la vita».

Non ci stupirebbe, a questo punto, poter assistere ancora sulla Croisette, l’anno prossimo, all’atteso seguito delle vicende della determinata Emma e della meravigliosa Adèle, avida di vita ed esperienze con la sua bocca sempre semiaperta e gli occhi adorabilmente sorpresi, magari approfondendo le sue “sbandate” etero o il rapporto con la famiglia da cui è praticamente fuggita. La vita di Adèle e Emma continua.

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