LA MUCCA TORNA ASSASSINA

Venerdì riapre la serata gay romana del Mieli. A 15 anni dalla 'prima volta' e dopo qualche crisi, aria nuova con il direttore artistico Diego Longobardi. Lo abbiamo incontrato.

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ROMA – Quindici anni fa è stata la prima serata gay ad aprirsi al pubblico etero inventando un modo di fare clubbing nuovo, alternativo, inclusivo. L’animazione colorata, l’atmosfera informale e la particolare scelta musicale hanno fatto epoca. Sono cominciate le imitazioni e la “moda” delle serate friendly ha preso piede in tutta Italia. Ma Muccassassina, la serata di autofinanziamento del Mario Mieli di Roma, è rimasta la “mamma” di tutte le serate gay-friendly. Certo in 15 anni tanti l’hanno amata alla follia ma si è anche fatta molti nemici. C’è chi la critica per essere troppo aperta agli etero, chi per essere troppo gay, chi per non essere riuscita a rinnovarsi.

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Giunta all’apertura della stagione 2005/2006 Muccassassina, anche quest’anno ospitata ogni venerdì al Qube di via Portonaccio, ha deciso di rifarsi il trucco: il Mieli ha scelto come direttore artistico una figura che molti gay già conoscono, Diego Longobardi, attore di spettacoli a tematica omosessuale di grande successo come “Fiesta!“, “Good as you” e “Zum zum zum“.
Ma cosa ci fa un attore alla direzione artistica di una serata in discoteca? Per scoprirlo siamo andati a trovare Diego nella sua bella casa romana, a pochi passi da Piazza Vittorio. Tra mura colorate e gigantesche riproduzioni della Marilyn di Warhol, questo bel ragazzone di origini partenopee ci ha svelato, con il suo inconfondibile accento, cosa si nasconde dietro i portoni che il Mucca aprirà solo per l’inaugurazione di venerdì 14 ottobre.
«Per prima cosa ho fatto completamente rinnovare il locale – ci racconta Diego – Ci sono tre livelli, il Mucca

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Classic è il livello zero, con Happy & Drag, dove si terranno gli show che così assumono un carattere da cabaret molto più idoneo. Al livello uno c’è la pista black music chiamata Mucca Labyrinth, in cui avremo delle esibizioni live. Qui c’è il Labyrinth; non è una vera propria dark (che c’è comunque alla fine) ma una zona tranquilla dove ci si può appartare, con la musica un po’ più bassa e dove possono entrare solo gli uomini, camminare, perdersi dietro una tenda e così via. All’ultimo piano, il Mucca House, che è diventato un open-space molto bello, alto sei metri, con rifiniture in acciaio, con spettacoli di luci e laser».
Eppure da qualche parte – ne siamo certi – Diego ha nascosto le sue abilità di teatrante per sfruttarle nella nuova serata. «La visione che ho io di Muccassassina – ci confessa – è di trasformare ogni serata in uno spettacolo. È come se allestissi uno show su tutti e tre i piani, a differenza di prima dove era concentrato sulla pista commerciale. L’idea è di avere degli orari sfalzati in modo da poter girare per i vari piani e trovare sempre uno show diverso. Sarà complesso, ma se ci riusciamo è un’offerta unica perché non ci sono altri locali che lo fanno».

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A parte le informazioni sul nuovo locale, Diego trova anche il tempo per parlare di cosa significa Muccassassina per l’ambiente gay romano. «Così come ha funzionato finora (perché ha continuato a funzionare, certo con alti e bassi come è normale che sia per una serata che è nata 15 anni fa) il Mucca non dava fastidio a nessuno, perché attirava un certo tipo di pubblico omosessuale senza dare noia alle altre serate gay e facendo da trampolino per certi locali etero che portavano i loro dj. La mia chiamata ha rotto questi equilibri; le altre organizzazioni mi conoscono perché sono uno che sta sempre in mezzo alla gente e sono rimasti tutti sorpresi dalla mia nomina. E così, anche se non siamo ancora partiti, ci sono già alcuni tentativi di imitazione. Che a me ovviamente non fanno che piacere».
In realtà Diego non è un personaggio estraneo al mondo della notte: «è il mio hobby – dice – lo conosco forse meglio di chi lo fa perché ho girato molto, e quindi senza grandi sforzi avevo già una banca dati di numeri e contatti». Un’esperienza che gli ha reso possibile farsi un’idea molto precisa di cosa vorrebbe ottenere al Mucca: «Vorrei creare una situazione in cui io mi diverto. A volte nelle grandi città le situazioni sono noiose, perché sono sempre uguali. Io invece mi diverto quando c’è un clima rilassato, senza attitude. Che è poi il motivo per cui vengono anche gli etero».

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Ecco l’argomento controverso: secondo molti gay Muccassassina ha perso il suo appeal per l’eccessiva presenza di eterosessuali. Non sarà il caso di riportare un po’ di gayezza in circolo? «Assolutamente sì – conferma Diego che non per nulla è attore in tanti spettacoli a tematica esplicitamente omosessuale – Cercheremo di fare in modo che Mucca riprenda ad essere il polo di attrazione di tutte le tipologie di gay che in parte lo avevano abbandonato. Come? In molti modi. Nelle scelte musicali, ad esempio: se tu metti una house pesante e scura attiri più i ragazzini di 16-18 anni, mentre il pubblico gay medio è attratto da una house più funky, più solare. Poi abbiamo preparato una speciale tessera riservata alla clientela gay che permetterà di saltare la fila all’ingresso. Ma anche nei flyer abbiamo scritto a caratteri cubitali “Gay club”. E già questo speriamo che faccia un po’ da deterrente per un certo tipo di pubblico».

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Visto che ha girato i migliori gay club del pianeta, chiediamo a Diego se anche all’estero si assiste al fenomeno della “pacifica invasione” degli etero nelle disco gay. «No, generalmente non succede, perché lì i gay stanno con i gay, le lesbiche stanno tra loro e così via. È una tendenza del nostro paese e anche un po’ della Spagna». Una forma di provincialismo, quindi? «È vero che da noi siamo abituati alle solite cose, quello che viene proposto è più o meno sempre lo stesso. Alcuni rinunciano ad uscire perché non trovano niente di nuovo, soprattutto i trentenni o trentacinquenni che preferiscono semmai farsi un fine settimana ogni tanto a Londra. Il problema è costruire l’Europa qui. Non è semplice perché i dj che sono qui non hanno molte opportunità di rinnovarsi con dischi nuovi, a Roma non arrivano grandi quantità di novità. Se un dj non si sposta e li va a comprare all’estero non riesce ad aggiornarsi. Ma noi, d’accordo con la nuova linea del Mieli, abbiamo deciso di confrontarci con tutti, per permettere alle nuove idee di circolare».

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Concludiamo la chiacchierata con qualche anticipazione sulla serata di inaugurazione di venerdì 14 ottobre: «Daremo il via al calendario degli ospiti con Rettore che farà un intervento dal vivo, recuperando quello che doveva fare in occasione della Notte Bianca e che fu annullato per il maltempo. Tra i dj avremo un ospite eccezionale, l’australiano Brent Nicholls che si è conquistato una fama notevole in tutto il mondo e da qualche anno è dj resident per l’Heaven a Londra. E per il resto, conserviamo il piacere della sopresa».
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