Regione Lazio, polemiche sulla nuova legge a sostegno della famiglia. Solo tra uomo e donna

Un regalo a Pro Vita gentilmente concesso dalla giunta Rocca, con norme che appaiono in evidente contrasto con le leggi nazionali sul diritto all’aborto e sul ruolo dei consultori familiari pubblici, famiglie omogenitoriali e monogenitoriali non contemplate. L'opposizione annuncia le barricate in aula. Associazioni sul piede di guerra.

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Simona Renata Baldassarre, Regione Lazio
6 min. di lettura

Il 15 maggio scorso, nell’indifferenza più o meno generale, la Regione Lazio guidata dal centrodestra ha adottato la risoluzione relativa a una nuova proposta di legge sulla famiglia dal titolo “Interventi a favore della famiglia, della natalità e della crescita demografica” (qui nella sua interezza), ora al vaglio delle Commissioni e del Consiglio regionale.

Le famiglie omogenitoriali non esistono

Firmata Simona Baldassarre, assessora alle Pari opportunità, alle Politiche giovanili e della Famiglia, la proposta di legge impegna appena 12 milioni di euro in tre anni su 20 miliardi di bilancio previsionale, introducendo misure per “incentivare la natalità, sostenere le famiglie in difficoltà, promuovere la coesione sociale e riconoscere il valore specifico della famiglia“. Tradizionale, quella composta unicamente da un uomo e una donna, e possibilmente con figli, tanto dall’aver ricevuto il plauso di Pro Vita, che non a caso “auspica un iter rapido e rafforzativo verso l’approvazione definitiva”. Le famiglie omogenitoriali e quelle monogenitoriali non sono contemplate. Ci si riferisce unicamente a maternità e paternità, senza mai parlare di “famiglie” bensì solo e soltanto di “famiglia”. L’unica contemplata dal modello sociale tanto caro alla destra di governo, con tanto di riconoscimento del “valore sociale del lavoro domestico e di cura, in quanto essenziale per la vita della famiglia e per la società“.

Regione Lazio, una legge che attacca il diritto all’aborto

La proposta di legge della Regione Lazio, composta da 27 articoli, vuole inoltre  introdurre la personalità giuridica del concepito. “Salvaguardare la gravidanza e il nascituro dal momento del concepimento al parto”, si legge, attraverso “la promozione di servizi atti a soddisfare le esigenze, anche di ordine psicologico, delle donne e a migliorare le condizioni socioeconomiche delle stesse, soprattutto laddove rappresentino la causa primaria della volontà di interruzione della gravidanza”.

Un chiaro attacco alla legge 194 sull’aborto, con anti scelta nei consultori e voucher per le donne che non interrompono la gravidanza. Norme che appaiono in evidente contrasto con le leggi nazionali sul diritto all’aborto e sul ruolo dei consultori familiari pubblici.

Stop all’educazione sessuoaffettiva

In attesa dell’eventuale approvazione del DDL Valditara, la Regione Lazio mette anche le mani avanti proponendo uno stop all’educazione sessuoaffettiva nelle scuole: “Sostenere il diritto dei genitori di scegliere i percorsi educativi, ritenuti più adeguati per i propri figli, anche attraverso la prassi del consenso informato”. Scritto nero su bianco, tra gli obiettivi della legge nell’articolo 2.

“Tutte le associazioni intervenute hanno espresso un giudizio di netta contrarietà alla proposta di legge di iniziativa della Giunta regionale, usando anche espressioni molto forti: ‘irricevibilità’, ‘arretratezza’, ‘inutilità’, ‘pericolosità’, e auspicandone il ritiro”, riferisce l’ufficio stampa del Consiglio regionale al termine della 3a audizione.

Le reazioni alla proposta di legge regionale

Marta Bonafoni, Massimiliano Valeriani e Rodolfo Lena, consiglieri regionali Pd, hanno accusato il presidente Rocca di voler “violare la legge 194, attaccando a tutto campo il diritto delle donne di autodeterminare il proprio corpo, subordinandolo a quelli del nascituro. Un attacco al diritto a esistere delle famiglie ‘diverse’, da quelle immaginate dalla destra (cioè uomo e donna, ndr), a quello di bambine e bambini di ricevere l’istruzione pubblica di qualità, incentivando invece quella parentale. C’è la volontà specifica di privilegiare il ruolo dell’associazionismo familiare, non in collaborazione ma quasi in sostituzione del pubblico, sempre più esautorato e messo al margine”.

Gilda Sportiello, deputata M5S ha giù “presentato un’interpellanza parlamentare per chiedere al Governo di intervenire”.

Per Marietta Tidei, consigliera di Italia Viva, si tratta di “una proposta di legge che introduce, anche nella terminologia, degli attacchi alla legge nazionale”. Una “operazione di facciata influenzata dalle associazioni pro vita, una legge bandiera, idrologica, che tra le altre cose prevede una dotazione finanziaria ridicola”.

Esprimiamo forte contrarietà alla proposta di legge regionale n. 207 inerente gli “Interventi a favore della famiglia, della natalità e della crescita demografica” che riprende l’impostazione meramente ideologica e assistenzialista delle politiche nazionali di contrasto alla denatalità“, ha dichiarato la Cgil di Roma e Lazio in una nota, per poi aggiungere: “La legge riconosce come “famiglia” solo il modello tradizionale, escludendo le molteplici forme familiari oggi presenti nella società, e promuove il fattore famiglia in sostituzione dell’ISEE, introducendo criteri potenzialmente discriminatori“.

Famiglie Arcobaleno, associazione audita dalla Regione Lazio lo scorso 14 ottobre, ha sottolineato come la proposta di legge riporti “un solo modello famigliare, non considerando le famiglie omogenitoriali, affidatarie o adottive. Abbiamo espresso la nostra contrarietà, non possono trovare spazio iniziative normative che discriminano i minori sulla base della composizione del loro nucleo familiare”. “Parlano di “diritto a formare un nucleo familiare”, noi chiediamo accesso alla PMA e alle adozioni per tuttə. Parlano di “contrasto a ogni forma di discriminazione”, noi chiediamo educazione sessuo affettiva nelle scuole di ogni ordine e grado. La proposta introduce il consenso informato preventivo all’interno dei servizi educativi. Un attacco alla scuola pubblica che aggrava le diseguaglianze e alimenta le discriminazioni. Vogliamo centri per la famiglia che siano servizi di prossimità, di supporto alle famiglie e motore di crescita sociale. Serve un investimento reale per finanziare i servizi esistenti. Non abbiamo bisogno di elemosina. Non abbiamo bisogno di vecchie ricette nè tantomeno di nuovi attacchi ai diritti. Chiediamo il ritiro della proposta di legge e l’avvio di un serio confronto con la società civile“.

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Contrario anche il Coordinamento delle assemblee delle donne dei consultori: “Ignorano le famiglie delle persone LGBTQIA+, ignorano le famiglie mono genitoriali, famiglie tossiche, famiglie con persone disabili. 25 articoli dove si parla di ‘centri per la famiglia’ ignorando che da 50 anni esistono i Consultori familiari, parlano di tutelare il nascituro dal concepimento al parto, tralasciando che il “nascituro secondo il codice civile deve nascere, per avere personalità giuridica, quindi un chiaro attacco alla legge nazionale 194/78 e al diritto all’aborto, parlano di scuola parentale denigrando il ruolo della scuola pubblica, parlano di dare voucher come aiuto economico, ovviamente relegando il ruolo della donna a ‘madre incubatrice’ preferibilmente casalinga, che si occupi pure degli anziani”. “Sappiamo che hanno i numeri per votare questa legge, ma già è anticostituzionale poiché è in contrasto con due leggi nazionali, la 405/75 dei consultori e la 194/78 (sull’aborto, ndr). Ma tutto questo non ci fermerà. Scenderemo in piazza, lotteremo per i nostri diritti, già ottenuti in passato con la lotta, e con la lotta li difenderemo”.

Non una di meno Roma ha definito la proposta di legge come un tentatvio di “vanificare le conquiste di 50 anni di lotte transfemministe: 25 articoli che considerano famiglia solo quella tradizionale firmata da uomo e donna, che definiscono il nascituro dal momento del concepimento e che garantiscono benefit – ricattabili e strumentali – a chi non abortisce”.

Chi è Simona Baldassarre?

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Di tutt’altro avviso la Regione Lazio, che già lo scorso maggio celebrava il primo passo in avanti con il via libera della Giunta alla proposta di legge. Tutto nasce da Simona Renata Baldassarre, 54enne leghista eurodeputata dal 2019 al 2023. Vicinissima alle associazioni ultracattoliche CitizenGo e Family Day, Baldassarre ha votato contro al rapporto sulla salute riproduttiva delle donne e si è espressa contro la maternità surrogata in Europarlamento, scagliandosi contro la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen: “Cerca i voti delle lobby gay“, attaccò Baldassarre. “Da Bruxelles stanno cercando di allungare la loro mano ideologica sui Paesi dell’Unione. In cambio di una manciata di voti di qualche gruppo radical-chic e delle lobby arcobaleno, sono disposti a calpestare il diritto di pensare che ogni bambino abbia bisogno di una mamma e di un papà”.

Baldassarre partecipò alla manifestazione di Roma organizzata dall’associazione antiabortista Marcia per la Vita e si espose pubblicamente contro il DDL Zan e il riconoscimento dell’adozione e della genitorialità in favore delle persone omosessuali. “Le forze di maggioranza si dimostrano ancora una volta nemiche delle famiglie italiane“, disse dinanzi al disegno di legge contro l’omotransfobia, poi affondato in Senato tra gli applausi dei colleghi leghisti.

“Con il ddl Zan sinistri e lobby lgbt entrano nelle scuole per convertire il libero pensiero di minori e insegnanti con iniziative educative contro l’omofobia“, scrisse nel 2020. “Un indottrinamento vero e proprio, ignobile e inaccettabile, fatto sulla pelle dei bambini, la cui educazione spetta in maniera imprescindibile alla famiglia! Altro che Dad.. qui la vera DISTANZA che vogliono creare è nella formazione… tra i genitori e i propri figli!“.

Nel 2022 responsabile Nazionale Dipartimento Famiglia Lega, Baldassarre attaccò Scoby-Doo per il coming out come donna lesbica di uno storico personaggio del cartoon. “Gli ossessionati dal “politicamente corretto” tornano alla ribalta con l’indotrinamento dei più piccoli“, scirsse sui social. “Stravolgere trama e personaggi dei grandi classici, confondendo ulteriormente i nostri bambini? Ma anche basta!“.

Un mese prima aveva criticato anche Peppa Pig, a causa di un personaggio con due genitori dello stesso sesso, urlando “Giù le mani dai bambini! Basta indottrinamento Gender. I cartoni animati non possono essere usati per fare ideologia“.

Il 17 maggio scorso, Giornata mondiale contro l’Omotransfobia, Baldassarre tuonò contro “il gender nelle scuole. La giornata di oggi non può rappresentare un “tana libera tutti” per autorizzare i sermoni gender ai nostri bimbi. La circolare del ministero dell’Istruzione n°1972 del 2015 vieta espressamente ogni forma di propaganda gender, e fu proprio un Governo di sinistra ad emanarla! Giù le mani dai nostri bambini!”.

Nel 2021, dinanzi alla sentenza della Corte di giustizia europea che chiedeva agli Stati membri di riconoscere i figli con i genitori dello stesso sesso, Baldassarre parlò di decisione “sconcertante“. “Le parole della Von der Leyen, «chi è genitore in un paese, è genitore in tutti i paesi», rischiano di diventare realtà. Noi continuiamo con la battaglia di buon senso. I bimbi hanno bisogno di una mamma e di un papà“.

Nel 2022 si era ipotizzato di un suo papabile ingresso nel governo Meloni come Ministra della famiglia, ruolo poi assegnato ad Eugenia Roccella, ma Simona Renata Baldassarre ha presto trovato posto nella Regione Lazio di Francesco Rocca, con questa proposta di legge a sua firma che ne rispecchia perfettamente la visione politica.

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