Le persone lesbiche, gay o bisessuali del Regno Unito hanno il doppio delle probabilità di autolesionismo o suicidio rispetto alle persone eterosessuali. Sono i risultati emersi da una nuova ricerca condotta dall’Office for National Statistics (ONS), agenzia governativa britannica che raccoglie, analizza e pubblica le informazioni statistiche sull’economia, la popolazione e la società nel paese.
La nuova allarmante ricerca inglese
I nuovi dati si basano su un’analisi dei registri ospedalieri del NHS e dei decessi tra adulti in Inghilterra e Galles tra il 2021 e il 2023, incrociati con i dati relativi all’orientamento sessuale raccolti grazie al censimento del 2021.
Gli scioccanti dati mostrano come il 50,3% delle persone LGB ogni 100.000 abitanti abbia pensato o tentato il suicidio tra il 2021 e il 2023, più del doppio rispetto alle persone eterosessuali (23,1%). Il tasso standardizzato per età di autolesionismo intenzionale per le persone che si identificano con un orientamento LGB+ (“Gay o Lesbica”, “Bisessuale” o “Altro orientamento sessuale”) è di 1.508,9 ogni 100.000 persone in Inghilterra e Galles tra marzo 2021 e dicembre 2023, rispetto a 598,4 ogni 100.000 persone che si definiscono “Eterosessuali”.
È stato riscontrato come le persone bisessuali siano leggermente più a rischio autolesionismo rispetto agli uomini gay o alle donne lesbiche.
I tassi di suicidio sono risultati più elevati nella comunità nera, con un rischio di suicidio tra le persone LGB+ nere 4,7 volte superiore rispetto alle persone eterosessuali.
Più donne LGB provano a farsi del male, rispetto agli uomini.
Tra le persone LGB, il tasso di suicidio aumenta con l’età, con 67 decessi per suicidio ogni 100.000 persone in età compresa tra i 45 e i 64 anni, rispetto ai soli 37 ogni 100.000 nella fascia di età compresa tra i 16 e i 24 anni.
Tra i gruppi con il maggior aumento relativo del rischio di autolesionismo intenzionale per la popolazione LGB+ rispetto alla popolazione “eterosessuale troviamo persone:
– nere
– con l’inglese come lingua principale
– residenti in aree rurali
– residenti in aree meno svantaggiate
– con una Classificazione Socio-economica Statistica Nazionale (NS-SEC) più elevata
– in buona salute
– non limitate da disabilità
– che descrivono la propria religione come buddista
Le persone che si identificano come trans o non binarie non sono state incluse in questa ricerca specifica.
“I dati odierni dipingono un quadro desolante che richiede un intervento. Le persone con orientamenti sessuali minoritari hanno un rischio drasticamente più elevato di suicidio e autolesionismo e queste cifre devono ora costringere il governo ad affrontare questo problema di disuguaglianza prima che si perdano altre vite”, ha commentato Jacqui Morrissey, Vicedirettrice di Influencing at Samaritans. “Sebbene la pubblicazione di questi dati rappresenti un passo avanti estremamente importante per la prevenzione al suicidio, sappiamo che il quadro completo è incompleto”, ha continuato Morrissey. “Esistono ancora ostacoli che impediscono alle persone di sentirsi libere di rivelare il proprio orientamento sessuale, mentre un numero significativo di persone che si autolesionano non si reca in ospedale, ecco perché la la realtà potrebbe essere purtroppo ancora più cruda. È necessaria un’azione urgente in ambito sanitario per affrontare gli ostacoli che le persone LGBTQ+ incontrano nell’ottenere il supporto di cui hanno veramente bisogno. Anche gli spazi comunitari locali, gestiti da e per le persone LGBTQ+, possono essere un’ancora di salvezza, ma troppo spesso colmano le lacune nei servizi pubblici. Sono necessari maggiori investimenti. Il governo non può più tergiversare; la vita dipende da come si fa la cosa giusta.”
