LEGGENDARIA NICOLA

"Patty Live3 99" è l'ultimo disco dal vivo di Nicoletta Strambelli, detta Nicola o, se preferite, Patty Pravo. Un disco difficile come la sua autrice di cui ripercorriamo i trascorsi ambigui...

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4 min. di lettura

E’ difficile recensire il nuovo disco dal vivo di Nicoletta Strambelli, la ragazza triste che tutti conoscono come Patty Pravo.

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Da un lato è l’ennesimo capitolo nel tentativo di imitare se stessa e replicare sulle aspettative del pubblico. Ma questo l’aveva già fatto il precedente "Bye Bye Patty", album senza spessore che l’ha tuttavia rilanciata.

"Patty Live 99" invece, registrato dal vivo al Teatro Regio di Parma è qualcosa di più. Intanto è un disco onesto: anche quando stecca, anche quando non ce la fa e si sente.

Gli arrangiamenti preziosi sembrano aiutare Nicoletta "andandola a prendere" sulle sue potenzialità attuali: brani storici rilanciati da musicisti che -diremmo tra gay- marcano più di lei: vedi "Morire tra le viole", "Vola" o "Se perdo te" che nascono a nuova vita. Canzoni recenti come "Angelus" o "Baby Blu", sono probabilmente più belle qui che nell’album in studio.

In un’atmosfera sospesa nel tempo, Nicoletta è un pezzo della nostra storia, la colonna sonora di un’Italia inquieta, leggenda e specchio infranto.

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Dalle foto interne al CD si vede che il suo pubblico non è esattamente giovanissimo: ahi, quelle crape pelate o capelli bianchi! E purtroppo, come disse giustamente Fabio Canino sul palco del Gay Pride, la defezione di Nicoletta all’ultimo momento fu un insulto al suo pubblico numero uno.

Ma i capricci da bambina viziata sono parte del suo carisma e, se si chiude un orecchio con l’Ave Maria di Mina, figuriamoci se non si perdona Nicoletta. I gay dimenticano di tutto per sopravvivere, e ancor di più lo fanno con chi hanno incaricato di rappresentare un sogno di libertà e strafottenza a loro impossibile.

Perché la Pravo è un mito. Vuoi perché non definiremmo i gusti amorosi di Nicoletta "eterosessualità irreprensibile". Vuoi per quell’aura sospesa tra maldicenza e leggenda che la circonda.

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Raccontiamone alcune ai più giovani. Con un’avvertenza: dicono più di un personaggio le bugie che la realtà.

Le malelingue dicevano fosse un uomo operato – ben prima di Amanda Lear – e "Il mio fiore nero" fosse un inno al culo, ci furono foto poco meno che porno su "Le Ore" i cui negativi sono stati fatti sparire da una nota discografica per riabilitare l’immagine al rilancio con "Per una bambola", ancora a Sanremo l’accusa di plagio per "Pigramente Signora" o il glorioso ultimo posto con "I Giorni dell’Armonia", gli anni ’70 a dir poco scapicollati quando contestava l’uso del playback TV eseguendo le canzoni fuori-sync facendo boccacce al pubblico, i sospetti su alcol o droghe pesanti, l’arresto per droga leggera (vero, purtroppo… cosa non può capitare per un pezzettino di fumo!), lo sbarco in Cina con un CD che avrebbe dovuto benedire l’arrivo a Shangai della maison Gianni Versace, il suo amore per "Penso Positivo" di Jovanotti, le passeggiate col poeta Ezra Pound quand’era poco più che bambina, il vezzo di farsi chiamare Nicola,

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i litigi nei ’70 con l’astrologa che forse solo professionali non erano, i film mai fatti con Fellini o Antonioni, la pretesa di non essersi mai rifatta le labbra, apparizioni che hanno fatto storia della TV italiana e comparsate in squallide trasmissioni di Canale 5 come "Premiatissima 84" dove regalava perle surreali come "Che m’è ‘mparato a fa’" della Loren o "Il negro Zumbon", il suo volare su Bagdad quando era "no fly zone" perché gliel’aveva ordinato l’astrologo, la pelliccia tagliata per farne un tappetino ed uscire dalla vasca, i miliardi sperperati, l’interpretazione di una canzone ultraqueer come "Male Bello" di Ivan Cattaneo, 4 mariti di cui uno già sposato con un’altra, esibizioni in supermercati o pizzerie negli anni più grigi perché lì almeno era più onesto l’aspetto commerciale…

Chi se ne frega se su "Col Tempo" di Leo Ferrè non ci arriva più o rifa "La bambola" peggio di una trave che la imita, se il sito Internet www.pattypravo.it è fermo da 2 anni, se ha dato il nome a un profumo che nessuno si è messo. Errori ed eccessi, eccola ancora qui.

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Quando Dolce e Gabbana facevano gli abiti per Madonna, sembravano essersi ispirati a Nicoletta.

A raccontare tutto quello che ha fatto sembra una via di mezzo tra "Absolutely Fabulous", "Blues Brothers" e "Female Trouble"; invece era Italia.

"Strada per un’altra Città" ma Patty Pravo è ancora qui, con una vita ben più spericolata di Vasco Rossi. E’ il vero miracolo italiano che resiste, con quelle note sospese, quei sottintesi. Il rimando a qualcosa che non abbiamo ancora le parole per dire. Icona. E dimmi che non vuoi morire? Non ci penso neanche.

Patty Pravo sul Web: utenti.tripod.it/pattypravo/.

di Paolo Rumi

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