Madonna e Dolce e Gabbana tornano a incrociare le loro strade nel 2026. Una collaborazione che, vista oggi, ha il sapore di una riconciliazione silenziosa, ma fragorosa nei suoi significati politici e culturali. La popstar è infatti la voce di “La bambola (for Dolce & Gabbana – The One)”, reinterpretazione in italiano del celebre brano del 1968 scritto da Ruggero Cini, Franco Migliacci e Bruno Zambrini e portato al successo da Patty Pravo.
Il brano è stato prodotto e mixato da Stuart Price e fa da colonna sonora alla nuova campagna pubblicitaria di Dolce e Gabbana per il lancio della fragranza The One. Non dovrebbe però far parte del prossimo album di Madonna, considerato una sorta di ideale sequel di Confessions on a Dance Floor.
“La bambola” è già disponibile su YouTube e sulle principali piattaforme di streaming come Spotify e Apple Music. Qui però compare con una data di pubblicazione curiosamente arretrata al 1° ottobre 2025, mentre su YouTube risulta caricata solo ora. Madonna, almeno per il momento, non ha promosso ufficialmente il brano sui suoi canali social.
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L’unico segnale pubblico arriva dall’account Instagram di Dolce e Gabbana, dove è stato pubblicato un teaser della campagna con un estratto della canzone.
Una collaborazione che sorprende non tanto per la sua natura artistica, quanto per il suo peso simbolico, se si torna indietro di undici anni.
In questo articolo
- 1 Madonna, la collaborazione con Dolce e Gabbana: quando Domenico, nel 2015, parlò di “figli della chimica”
- 2 La reazione di Elton John e il boicottaggio pubblico
- 3 “Sono gay, non posso avere un figlio”: altre parole che fecero discutere
- 4 Le contraddizioni del passato e l’intervista del 2005
- 5 Il silenzio della moda e l’analisi del New York Times
- 6 La replica durissima di Stefano Gabbana a Elton John
- 7 Il post di Madonna e la presa di posizione netta
- 8 Il perdono di Elton John nel 2015 e le scuse di Domenico Dolce
- 9 Madonna e la nuova collaborazione con Dolce e Gabbana nel 2026
Madonna, la collaborazione con Dolce e Gabbana: quando Domenico, nel 2015, parlò di “figli della chimica”
Per capire perché questo ritorno faccia discutere, bisogna riavvolgere il nastro fino al marzo del 2015. In quell’occasione Domenico Dolce, fondatore del marchio Dolce e Gabbana insieme a Stefano Gabbana, rilasciò un’intervista al settimanale Panorama in cui difese apertamente la famiglia tradizionale.
Dolce e Gabbana sono due degli stilisti italiani più celebri al mondo. Entrambi omosessuali, hanno avuto una relazione sentimentale durata circa vent’anni. Proprio per questo, le parole di Dolce colpirono ancora più duramente una parte della comunità LGBTQIA+.
Nel passaggio più discusso dell’intervista, Domenico Dolce dichiarò:
“Non l’abbiamo inventata mica noi la famiglia. L’ha resa icona la Sacra famiglia, ma non c’è religione, non c’è stato sociale che tenga: tu nasci e hai un padre e una madre. O almeno dovrebbe essere così, per questo non mi convincono quelli che io chiamo figli della chimica, i bambini sintetici. Uteri in affitto, semi scelti da un catalogo. E poi vai a spiegare a questi bambini chi è la madre. Procreare deve essere un atto d’amore, oggi neanche gli psichiatri sono pronti ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni”.
Parole che aprirono una frattura profonda e accesero una polemica internazionale.
La reazione di Elton John e il boicottaggio pubblico
Tra i primi a rispondere duramente ci fu Elton John. Il cantante è sposato dal 2014 con David Furnish e già nel 2005 aveva stipulato un’unione civile con il compagno. La coppia ha due figli, Zachary ed Elijah, nati tramite fecondazione assistita.
La risposta di Elton John arrivò senza filtri e annunciò un vero e proprio boicottaggio del marchio Dolce e Gabbana:
“Come osate chiamare i miei bellissimi bambini “sintetici”. E vergognatevi di alzare le vostre piccole dita per giudicare la FIVET (la tecnica di fecondazione assistita che prevede la fecondazione dell’ovulo fuori dal corpo della donna e il successivo trasferimento dell’embrione nell’utero) – un miracolo che ha permesso a una moltitudine di persone amorevoli, sia etero che gay, di realizzare il proprio sogno di avere dei figli. Le vostre idee arcaiche non sono al passo coi tempi, esattamente come i vostri vestiti. Non vestirò mai più Dolce & Gabbana. #BoycottDolceGabbana”.

“Sono gay, non posso avere un figlio”: altre parole che fecero discutere
Nella stessa intervista a Panorama, Domenico Dolce rispose anche a una domanda personale sul desiderio di avere figli:
“Sono gay, non posso avere un figlio. Credo che non si possa avere tutto dalla vita, se non c’è vuol dire che non ci deve essere. È anche bello privarsi di qualcosa. La vita ha un suo percorso naturale, ci sono cose che non vanno modificate. E una di queste è la famiglia”.
Dichiarazioni che vennero duramente criticate da associazioni e siti impegnati nella difesa dei diritti delle coppie omosessuali. Tra questi anche The Advocate, una delle riviste LGBTQIA+ più importanti al mondo.
Le contraddizioni del passato e l’intervista del 2005
Nel pieno della polemica, emerse anche una vecchia intervista rilasciata da Dolce e Gabbana a Vanity Fair nel 2005. In quell’occasione entrambi avevano parlato della possibilità di diventare genitori.
Secondo quanto riportato da Repubblica, Dolce aveva dichiarato di voler adottare un figlio da solo, mentre Stefano Gabbana aveva espresso la convinzione che un bambino dovesse crescere con una madre, ipotizzando quindi la fecondazione assistita e la crescita del figlio insieme a una donna.
Un quadro che rendeva ancora più evidenti le ambiguità e le contraddizioni del duo.
Il silenzio della moda e l’analisi del New York Times
La polemica continuò ad allargarsi e coinvolse numerosi personaggi del mondo dello spettacolo. Tra questi anche Madonna, che prese posizione con un post su Instagram poi cancellato.
Un aspetto interessante della vicenda venne analizzato dal New York Times, che sottolineò la ritrosia dei direttori delle riviste di moda a intervenire pubblicamente. Una cautela che, secondo il quotidiano, aveva molto a che fare con il rapporto stretto e spesso opaco tra moda e grandi inserzionisti pubblicitari.
Il giornale ricordò anche un duro scontro avvenuto anni prima tra Dolce e Gabbana e Il Sole 24 Ore, fatto di critiche incrociate e tagli agli investimenti pubblicitari.
Il New York Times scrisse:
“La differenza stavolta è quello che pare un tacito riconoscimento del potere che un grande inserzionista detiene nel mondo editoriale: nessun direttore di un giornale di moda contattato per questo articolo ha voluto commentare né essere intervistato sul boicottaggio proposto; nemmeno Anna Wintour di Vogue, che sulla questione del Brunei prese una posizione pubblica molto forte, vietando ai dipendenti di Vogue di stare in quegli alberghi e incoraggiando gli altri dirigenti di Condé Nast a fare lo stesso”.
Insieme a Wintour, rifiutarono di commentare anche Cindi Leive di Glamour, Roberta Myers di Elle e Ariel Foxman di InStyle, direttore apertamente gay.
La replica durissima di Stefano Gabbana a Elton John
Stefano Gabbana decise infine di rispondere direttamente a Elton John con un’intervista rilasciata al Corriere della Sera:
“Non me l’aspettavo. Non me l’aspettavo da una persona che ritenevo — sottolineo: ritenevo — intelligente come Elton John. Ma come? Predichi comprensione, predichi tolleranza, e poi aggredisci? Tutto perché qualcun altro la pensa in modo diverso da te? E questo sarebbe un modo democratico di ragionare? Illuminato? È un ignorante, nel senso che ignora che esistono pensieri diversi dal suo ugualmente degni di rispetto”.
E ancora:
“Se l’ho sentito? Inutile, quello è un modo autoritario di vedere le cose: se sei d’accordo con me bene, altrimenti ti attacco. E glielo ho scritto, nei commenti di Instagram: fascista”.
Gabbana proseguì con un paragone che fece ulteriormente discutere:
“Non è che io quando vado dal fruttivendolo prima mi accerto se le sue idee sulla fecondazione in vitro siano in sintonia con le mie: guardo se la verdura è fresca. Tutta questa campagna è nata online, sul nulla, mettendoci in bocca parole non nostre per volontà di un gruppo di attivisti gay in malafede e poi si è allargata. Noi non boicottiamo e non boicotteremo nessuno. Come dire, quelli che vanno allo stadio non per divertirsi ma per insultare gli avversari: che senso ha? Assurdo”.
Infine, una distinzione interna tra lui e Domenico Dolce:
“Domenico ha detto che preferirebbe la famiglia classica, è la sua opinione. Non è a suo agio con la fecondazione assistita, è il suo imprinting tradizionale siciliano. Io la vedo diversamente da lui. Nel rispetto reciproco. Forse perderemo qualche fan di Elton John, forse guadagneremo qualche mamma, chi lo sa…”.
Il post di Madonna e la presa di posizione netta
Anche Madonna, nonostante il suo storico legame con Dolce e Gabbana, prese le distanze. Sul suo profilo Instagram pubblicò un lungo post, accompagnato da una foto in bianco e nero in cui posava su un letto con un bambino in braccio.
Lo scatto faceva parte di una campagna del 2010 realizzata proprio per Dolce e Gabbana.
“Tutti i bambini hanno un’anima, a prescindere da come vengono su questa terra e dalle loro famiglie. Non c’è nulla di sintetico in un’anima!!”.
La popstar proseguì con parole durissime:
“Come possiamo condannare la fertilizzazione in vitro e la maternità surrogata? Ogni anima viene a noi per insegnarci una lezione. Dio ha la mano in ogni cosa, anche con la tecnologia! Siamo arroganti se pensiamo che l’uomo possa fare tutto da solo”.
E concluse con un monito:
“Pensare prima di parlare…”.
L’hashtag scelto fu #livingforlove.
Il perdono di Elton John nel 2015 e le scuse di Domenico Dolce
Ad agosto del 2015 arrivò però un primo colpo di scena. Elton John annunciò pubblicamente di aver perdonato Dolce e Gabbana per le dichiarazioni sui bambini nati da procreazione assistita.
Ancora una volta, Instagram fu il palco della riconciliazione:
“Tante grazie a Stefano e Domenico per le loro scuse riguardo ai bambini nati da fecondazione in vitro. Siamo sempre stati grandi fan del loro lavoro. Ora che la lavagna è pulita non vediamo l’ora di indossare ancora una volta le loro creazioni. Amiamo l’Italia!”.
In un’intervista all’edizione americana di Vogue (sempre ad agosto 2015), lo stilista Domenico Dolce, dopo cinque mesi dal caos mediatico scaturito dalle sue affermazioni, ha chiesto scusa:
“Sono davvero dispiaciuto. Non volevo offendere nessuno”.
Dolce aveva poi aggiunto:
“Ci ho pensato a lungo. Ne ho parlato molto con Stefano. Ho capito che le mie parole sono state inappropriate, e me ne scuso. Sono soltanto bambini. Non c’è bisogno di etichette, etichette per bambini. Penso che tutti debbano poter scegliere per sé. Non ne so abbastanza sulla fecondazione assistita, ma mi piace che le persone siano felici”.
Madonna e la nuova collaborazione con Dolce e Gabbana nel 2026
Al di là delle polemiche, degli strappi pubblici e dei silenzi strategici, il legame tra Madonna e Dolce e Gabbana attraversa più di tre decenni di storia della moda e della cultura pop.
Tutto inizia nel 1991, quando la cantante si presenta a New York per la prima del film A letto con Madonna indossando un corsetto luccicante, completamente ricoperto di pietre colorate e cristalli, firmato proprio da Dolce e Gabbana. È l’inizio di un sodalizio iconico che contribuisce a definire l’estetica della popstar negli anni Novanta, tra sensualità mediterranea, sacro e profano, corpi esibiti e identità fuori norma.
Negli anni successivi, Madonna diventa una delle muse più celebri del brand, protagonista di campagne pubblicitarie, shooting e sfilate che consolidano l’immaginario del marchio anche fuori dall’Italia.
Dopo la presa di posizione netta del 2015, con la rottura pubblica seguita alle dichiarazioni di Domenico Dolce sulla famiglia e la fecondazione assistita, il rapporto sembra raffreddarsi, almeno sul piano simbolico. Ma il legame non si spezza davvero.
Nel 2024, infatti, Madonna torna ufficialmente a collaborare con Dolce e Gabbana in occasione della Sfilata Dolce & Gabbana Primavera/Estate 2025, sfilando per il brand e ribadendo pubblicamente il suo legame con la maison. Un ritorno carico di significati, letto da molti come un omaggio alle origini italiane del marchio e come una riappropriazione consapevole di un’estetica che Madonna ha contribuito a rendere globale.
Il 2026, con “La bambola (for Dolce & Gabbana – The One)”, rappresenta quindi non un episodio isolato, ma l’ennesimo capitolo di una relazione lunga, complessa e mai davvero lineare. Una storia fatta di rotture, ritorni e compromessi, che continua a interrogare il rapporto tra moda, potere simbolico e responsabilità culturale.


