Lotta all’AIDS oggi: sfide, opportunità. È ora di cambiare passo

Le istituzioni sono pronte per accogliere e mettere a sistema l'innovazione farmacologica nella prevenzione e cura dell'HIV? Ne parliamo con Simone Marcotullio di VIIV Healthcare.

Ascolta:
0:00
-
0:00
Lotta all’AIDS oggi: sfide, opportunità. È ora di cambiare passo - simone marcotullio intervista hiv - Gay.it
3 min. di lettura

Si è da poco conclusa a Padova la 17aedizione di ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research, durante la quale le evidenze e le speranze degli operatori del settore di andare nella direzione giusta per tentare di azzerare le nuove infezioni sono sempre più concrete, anche grazie all’innovazione farmacologica del settore.

Tutto questo accade mentre è stata diffusa la notizia della chiusura da parte dell’amministrazione Trump di uno dei più importanti programmi di ricerca di un vaccino contro l’AIDS condotto dal National Institute of Health USA.

Ne parliamo con Simone Marcotullio, di ViiV Healthcare, responsabile area Policy e Comunicazione di una azienda farmaceutica che si occupa solo di HIV/AIDS e che ha partecipato alla Conferenza di Padova.

D: Dr Marcotullio, ma c’è dunque fermento nell’area? Quali secondo Lei le novità principali?

R: Anzitutto grazie per questa opportunità. Mi sento di dire che, sì. C’è fermento anche se a fatica perchè il sistema Italia impiega tempo ad accogliere l’innovazione che la scienza sta proponendo e che è stata protagonista di buona parte dei lavori della Conferenza. Parole inequivocabili sono state pronunciate durante l’opening Session da relatori di spessore internazionale quali ad esempio Monica Ghandi.

D: E in cosa consiste questo fermento?

R: Consiste nella presa d’atto che l’innovazione farmacologica a lento rilascio, nell’area HIV, è la chiave per sconfiggere questa malattia. Anche nel nostro paese si respira quest’area di novità con emozione, soprattutto perché sono tangibili le evidenze di superiorità clinica di prevenzione sulle popolazioni più vulnerabili tra cui cisgender che in Italia sono poche migliaia ma centrali per arrestare l’epidemia. Risparmiare ogni singola infezione è cruciale per raggiungere l’obiettivo ‘zero infezioni’. Tramite l’innovazione, poter raggiungere anche quei pochi, diversamente non raggiungibili, che con gli altri mezzi di prevenzione di HIV più tradizionali (informazione, educazione, comportamenti, farmaci orali) non è possibile fare, è con franchezza una emozionante conquista. L’alto beneficio clinico offerto dalle evidenze e l’esiguo numero di chi non trova risposta nelle formulazioni orali dimensionabile a non oltre il 10-15% del totale dei pazienti che accede a strategie di prevenzione farmacologica è la garanzia della sostenibilità del nostro SSN qualora venisse raggiunta la rimborsabilità.  

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

D: Ma quindi? Abbiamo risolto il problema “HIV”?

R: Grazie della provocazione. Pensare di aver risolto il problema è esattamente l’atteggiamento che nessuno deve avere.  C’è ancora tanto da fare per evitare che ogni anno circa 2.500 persone nel nostro Paese continuano a contagiarsi e vivere condannati ad assumere per tutta la vita farmaci che hanno un pesantissimo impatto sia dal punto di vista sociale che clinico. Anzitutto occorre convinzione e volontà di volere fare “un passo in più” per risolvere il problema HIV. Inoltre, abbiamo un sistema organizzativo ospedaliero che, nell’insieme, non è accogliente nei confronti dell’innovazione perché è restio al cambiamento.

D: Ci spieghi meglio…non si può accedere all’innovazione? Nemmeno per le popolazioni che più ne gioverebbero?

R: L’innovazione è disponibile in terapia da quasi 3 anni e ad oggi solo il 5% della popolazione la utilizza anche se più vantaggiosa economicamente di alcune terapie orali. Se il sistema non è in grado di estenderne l’utilizzo deve chiedersi prima di tutto perché e procedere con i cambiamenti opportuni. Il suo utilizzo in prevenzione passa in primis da questo.

D: Ma quindi, cosa dovremmo auspicare?

R: La cosa più semplice. Che alla fine l’obiettivo principale di tutto ciò, ossia avere meno virus circolante nel nostro paese, possa essere raggiunto. Oggi gli strumenti ci sono

In chiusura, condividiamo le recenti parole del Prof. Massimo Andreoni, Direttore Scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, proprio sull’innovazione del settore:

La terapia Long Acting ha modificato sensibilmente la strategia terapeutica per l’infezione da HIV. Garantisce una maggiore aderenza e migliora la durability, soprattutto nelle categorie più fragili, come anziani o persone in condizioni di marginalità sociale, in cui il rischio di interruzione del trattamento è maggiore. Migliora, inoltre, la qualità della vita, riducendo lo stigma legato all’assunzione quotidiana di farmaci”.

I contenuti proposti rientrano nella responsabilità esclusiva della redazione. ViiV Healthcare -con la quale Gay.it ha sottoscritto un accordo di media-partnership- non ha avuto alcun ruolo nella definizione e/o creazione degli stessi rispetto ai quali è totalmente estranea.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.