Mahmood sbarca sul mercato indiano: “ma non doveva andarsene in Spagna?” ha scritto qualche commentatore acido: com’è noto Mahmood è divisivo. Suo malgrado, per altro. Figurarsi ora che la sua voce inizia a sollecitare curiosità in India.

Un milione di ascolti in più su Spotify in pochi giorni, 23 milioni di visualizzazioni su YouTube in nove giorni, una polemica che ha tirato in ballo un tormentone italiano del 1993. Il debutto di Mahmood nel cinema indiano è passato quasi inosservato in Italia, ma i numeri raccontano una storia diversa per il divo recentemente invischiato in storie di drink non conformi nel processo di Tisci a New York, per il quale ora c’è pure una pista di chat e audio.

Tornando al cinema, pardon alla musica, anzi al connubio cinema-musica, Mahmood ha co-composto, scritto e cantato le parti in italiano di Mashooqa, singolo dalla colonna sonora di Cocktail 2, sequel del blockbuster indiano del 2012. Il film, con Shahid Kapoor, Kriti Sanon e Rashmika Mandanna, distribuito da Universal Music, esce il 19 giugno 2026. Alcune scene sono state girate in Sicilia: dettaglio non ornamentale, perché è da lì che tutto comincia.

Mahmood canta i seguenti versi e la sua voce sembra perfettamente calata nella produzione bollywoodiana. Le parole sono palesemente mahmoodiane, leggere per credere:

Sai, mi chiedo perché mi seduci quando ti avvicini
E parli con la gente, non capisco mai perché lo fai
Sembriamo amici che finiranno nei guai (…)
Scusa se ti guardo e non so più cosa dire
Resta con me fino alla fine (…)
Baby, cosa c’è? Parlami di te
Resta fuori con me nel weekend
Baby, non lo so, forse partirò
Dammi un segno perché in fondo
Tu qua vicino, dimmi, cosa ci fai?
Mi chiedi: “Baby, quanti posti vedrai?”
Andiamo nel Brunei, UK, LA
Se sai di fake, ti saluterò

Non si tratta del  primo contributo di Mahmood a una colonna sonora cinematografica:va ricordata la sua voce per Sebastian ne La Sirenetta di Disney). E va ricordata la canzone originale dell’ultimo film di Muccino “Le cose non dette.

Sempre in questo maggio ad alta intensità, Mahmood è comparso anche su Radio Liberato, il mixtape pubblicato il 9 maggio dal misterioso cantautore napoletano. Nel progetto, Mahmood reinterpreta Intostreet, brano storico del catalogo di Liberato del 2018, portandoci sopra la sua voce in napoletano e una nuova base dalle influenze reggaeton. Il risultato è uno dei momenti musicalmente più riusciti del disco, accanto alle riletture di Calcutta e Iosonouncane. Radio Liberato è uscito con il consueto rituale: lancio-hacking degli studi Rai Radio 2, bandiera con la rosa issata sul tetto, mezzanotte del nove maggio. Mahmood era lì, nel mezzo. Tutti vogliono Mahmood quando fanno qualcosa che sconfina dal proprio recinto.

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Pritam, compositore vincitore del National Film Award indiano e tra i nomi più potenti dell’industria, cercava qualcosa di preciso. Voleva qualcosa in più di una delle tante, pur lodevoli, voci dal Mediterraneo, cercava una voce che portasse con sé una storia riconoscibile, una geografia emotiva. Ha scelto Mahmood, due Sanremo vinti con un secondo posto all’Eurovision (e record di stream con Soldi in mezzo mondo, come pure per Brividi), e insieme a lui ha scelto Raghav Chaitanya. Per loro pritam ha costruito un brano ibrido e dichiaratamente romantico, in cui le parti in italiano si fondono con la struttura tipica di Bollywood.

Mahmood sfonda Spotify con Bollywood ma c'è una polemica di plagio - Mahmood BUTT Luke Abby - Gay.it
Mahmood e l’eloquenza queer: nudo con una canna in bocca su BUTT Magazine –  foto Luke Abby

Pritam ha dichiarato che la Sicilia come set imponeva quella scelta. Mahmood ha descritto la collaborazione come l’ingresso in un mondo ammirato a distanza per anni: «Un linguaggio potente in cui emozione, immagine e suono diventano una cosa sola». Chaitanya ha aggiunto che la cosa che lo aveva colpito di più era stata «vedere quanto naturalmente gli elementi italiani si siano integrati con il suono di Bollywood».

La polemica del plagio

Poi è arrivata la polemica, puntuale come lo è sempre per Pritam. Su Reddit prima, su X subito dopo, utenti italiani e indiani hanno iniziato a pubblicare video comparativi tra Mashooqa e Se so arrubate a nonna, storico tormentone del 1993 del duo romano Bibi & Coco. La somiglianza melodica, sostenevano, era troppo evidente per essere casuale. La discussione ha rapidamente riportato a galla un archivio di contestazioni simili già mosse al compositore nel corso degli anni. Insomma si parla di plagio. La questione è ovviamente rimasa sui social, tribunali speitati ma… tranquilli, solo per qualche ora.

Pritam si è mostrato piuttosto avvezzo alla difesa dall’accusa di plagio (ah ma allora è un vizio?). E ha risposto via Instagram Stories con il tono di chi ha già fatto questa conversazione troppe volte: ha parlato di «detective musicali autoproclamati» che avrebbero inventato un genere chiamato «somiglianze immaginarie», ringraziando i critici che, ironicamente, a suo dire, sarebbero una specie di «team PR non pagato». Chaitanya ha invece chiuso con una dichiarazione più tecnica: «Composizione, arrangiamento ed emozione di Mashooqa sono interamente originali». Mahmood, nel suo stile,  non ha proferito parola sulla polemica. In questi giorni le sue storie irrorano per la rete contenuti tra strimpellamenti di mixer e strumenti, e temporali vissuti sulle terrazze milanesi con gli amici di sempre. Il solito Mahmood che ci punzezzhi e ci accarezza, insomma. E che ora anche un mercato da 1 miliardo di potenziali ascoltatori imparerà a conoscere. E ad amare come noi.

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