Me Contro Te coppia di finzione? Luì è gay, anzi no. L’outing diffuso e Sofì che dice “La prima volta ho pensato lo fosse”

Alessandro Rosica: “Una coppia è fake e uno di loro è gay al 100%”.

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MeControTe Luì sarebbe gay, ma forse no, anche se Sofì in effetti all'inizio, quando l'ha conosciuto, aveva pensato "Luì è gay". Quindi?
MeControTe Luì sarebbe gay, ma forse no, anche se Sofì in effetti all'inizio, quando l'ha conosciuto, aveva pensato "Luì è gay". Quindi?
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Ah, i Me Contro Te, sempre al centro del ciclone mediatico come un circo itinerante che non chiude mai. Questa volta, però, il dramma non è fatto di glitter e canzoncine: è il grande quesito del nostro tempo. Luì è gay? La risposta – rullo di tamburi – è no. Ma per quanto la coppia si sforzi di dichiararlo, il pubblico sembra non voler archiviare il caso. Una specie di outing diffuso, come sempre, aleggia intorno a Luigi Calagna, che smentisce, provando senza troppa fortuna a toccarla piano. Piano non la tocca, invece, Sofia Scalia, partner di successo multimilionario, nonché sua compagna di avventura, qualunque sia l’avventura di cui loro e soltanto loro, nella dinamica di coppia, sono custodi e convinti protagonisti.

Luì, stanco delle insinuazioni, si lamenta con un’aria quasi solenne: “Ma perché dovrei nascondere di essere gay, se lo fossi?” Buona domanda, Luì. Eppure, come sempre accade nell’arena social, una dichiarazione non basta mai. Serve il pathos, un coming out o magari una drammatica smentita con lacrime in streaming. Ma no, niente di tutto ciò: i Me Contro Te festeggiano il loro 12º anniversario e ridono sopra ogni insinuazione.

Eppure, c’è del sottile umorismo nella vicenda. Sofì, con la sua disarmante sincerità, confessa che persino lei, la prima volta che ha incontrato Luì, ha pensato: “Sarà gay. Perché? Perché era troppo gentile, educato, “coccoloso”. Qualità che, a quanto pare, l’umanità ha deciso di associare esclusivamente agli uomini gay. La gentilezza è sospetta, e l’allegria costante? Ancora peggio.

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Me Contro Te

Ecco le parole di Sofì, come riportate da Biccy:

“All’inizio pensavo che fossi gay. Secondo me alcuni ti danno del gay intendendolo come offesa, ma offendono anche me, perché io sarei la tonta che non si è accorta di questo. Se tu dovresti avere una relazione segreta con un altro? Luì dì la verità, sei gay? A noi puoi dirlo, vabbè scherzo. Comunque sarà per il fatto che sei molto gentile che qualcuno ha pensato che sei gay”

Però io credo che molte persone sperano che un giorno ci possa essere uno scandalo sui Me Contro Te. Lo sperano tutti e dicono ‘è impossibile che questi siano sempre allegri e sorridenti’. Secondo molti noi abbiamo qualcosa da nascondere, dei segreti che non diciamo a nessuno.

Se io fossi gay? No, non lo terrei mai segreto. Io non so mantenere i segreti in generale. Credo che farei coming out già solo se avessi il dubbio. Però voglio dire a chi ci guarda che molto spesso fa più paura il pensiero di dire certe cose, che poi la realtà delle reazioni. Ci sarà chi all’inizio non accetta, ma è sempre meglio dirlo, qualcuno all’inizio non capirà, ma siate voi stessi.

Io non mi sarei mai immaginata di stare con Luì, perché non vi nego che la prima volta che l’ho visto anche io pensavo che lui fosse gay. Era così gentile, carino, educato, coccoloso e ho creduto che fosse gay. Poi dopo ho capito che non era così, quella è stata la prima impressione. Ma non c’è proprio nulla da offendersi“.

I Me Contro Te, caleidoscopio vivente di colori pastello e sorrisi impeccabili, incarnano il sogno digitale di una generazione cresciuta a pane e streaming. Sofì e Luì, alchimisti moderni, hanno trasformato un semplice canale YouTube in un regno incantato per bambini, dove il tempo sembra scorrere al ritmo di musichette leggere e giochi senza fine. Sono, allo stesso tempo, narratori di fiabe e ingranaggi di una macchina commerciale che produce film, libri, giocattoli – persino una certa idea di felicità.

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Eppure, dietro la superficie scintillante, si cela un paradosso. Amatissimi dai piccoli, scrutati con scetticismo dagli adulti, si muovono come equilibristi su una corda tesa tra autenticità e strategia. Qualcuno li accusa di essere troppo perfetti, troppo “costruiti”, ma è proprio questa loro perfezione, così implacabile, a renderli quasi disarmanti. Una storia che, forse, non parla solo di loro, ma di noi: della fame di meraviglia e dell’inevitabile sospetto che accompagna ogni cosa troppo bella per essere vera. Un’epopea, forse ormai stanca, quella di Scalia e Calagna, che traccia un ritratto offuscato, a tratti patetico, e certo decadente, di quella più diffusa e pervasiva mania di scagliare la gentilezza come sanatoria di tutti i mali del mondo, droga socialmente affidabile per un dolce rimbambimento collettivo.

Ma c’è il rinculo del sussulto vitale: il pubblico vuole scandali, segreti inconfessabili, ombre dietro la facciata perfetta di chi canta e sorride ai bambini. I Me Contro Te, però, sembrano ostinati nel deludere queste aspettative, quasi fosse un atto rivoluzionario. “Non abbiamo nulla da nascondere”, gridano alle polveri dell’internet. Persino la loro pagina Wikipedia, vittima di un misterioso oscuramento, sembra più un’ennesima noia burocratica che il segnale di cospirazioni dietro le quinte.

E allora perché tanto accanimento? Forse perché è più facile credere che dietro ogni successo si nasconda un’ombra. E se quell’ombra non c’è, ce la inventiamo. Magari in forma di battutine, come quelle di Alessandro Rosica, guru del gossip borderline, che insinua con nonchalance: “Una coppia è fake e uno di loro è gay al 100%”. Chi? Non importa.

Certo, c’è qualcosa di stridente, quasi una nota stonata, nel modo in cui i Me Contro Te affrontano la questione dell’orientamento sessuale di Luì. Un tema che, in mani più esperte, avrebbe potuto trasformarsi in un’occasione educativa, un momento per aprire un dialogo sincero e accogliente con il loro pubblico giovane, è invece trattato con una leggerezza che sfiora l’inconsapevolezza e mira all’engagement. La parola “gay” viene lanciata come una pallina in un gioco di ping-pong, ora negata, ora ridicolizzata, ora relegata a un sospetto diffamatorio. E in questo balletto di risate e smentite, sempre così leggero, sempre così delicatamente decorato nei toni pastello del rimbambimento da ostentata e mielosa gentilezza, qualcosa si perde.

Immaginiamo un ragazzino di 12 anni, che si sente decisamente gay e che, dunque, è gay, e magari, a 12 anni, non ha ancora trovato il coraggio di dirlo a nessuno. È un fan dei Me Contro Te, li adora, vede in loro una specie di mondo ideale fatto di sorrisi infiniti e certezze luminose. E poi, un giorno, li sente parlare così: l’essere gay non è un’offesa – certo – ma diventa, nelle loro parole, un’accusa assurda, un errore grossolano, un qualcosa da ridimensionare con un sorriso indulgente. Non c’è cattiveria, questo è evidente, ma c’è una leggerezza che può pesare come un macigno. Sul ragazzino di 12 anni e, quindi, su tutte noi.

E se Luì fosse davvero gay, la coppia sarebbe una montatura?

Il sospetto forse non è che Luì sia gay. Questo è solo il pretesto, il pettegolezzo che ammicca, un’ombra lanciata per oscurare il resto. Il sospetto vero, quello che nessuno osa pronunciare a voce alta, è che la coppia sia un castello di carte, una coreografia ben orchestrata per bambini che credono ancora alle favole. Se lui fosse gay, ci sarebbe da riscrivere il copione. Se la coppia fosse falsa? Se tutto fosse finto? Un tradimento non di Sofì, ma del pubblico, di chi li guarda, li ama, li segue.

Eppure, chi siamo noi per insinuarci nelle dinamiche di una relazione? Per spiare dietro le quinte, come se l’amore altrui fosse un enigma da risolvere? Luì è gay e ama Sofì, che ama Luì: anche questa è un’ipotesi, mon amour.

In ogni caso, sono fatti loro. Di Luigi Calagna e Sofia Scalia, si intende. Ok, ma allora perché farci su video e reel?

 

 

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