Su Netflix è disponibile Mrs Playmen, miniserie in sette episodi diretta da Riccardo Donna, liberamente ispirata alla storia dell’ascesa – tra tribunali, procure, censure, successi e fallimenti – di Adelina Tattilo, fondatrice della rivista erotica Playmen, risposta italiana a Playboy nell’Italia cattolica e moralista tra fine anni ’60 e primi ’70. Carolina Crescentini interpreta Adelina, imprenditrice visionaria che trasforma un giornale di nudi erotici in laboratorio di emancipazione femminile, dibattito sul divorzio e diritto all’aborto, sfidando censura, sequestri e tribunali. Splendida l’interpretazione di Crescentini, che ci offre il ritratto di una bossy woman particolarmente sfaccettata, che lotta contro le proprie fragilità, gettandole in pasto al mondo, mentre combatte senza tregua l’assedio feroce del patriarcato in ogni dove, in primis nella condotta vampiresca di suo marito.
Nella redazione fumosa del magazine erotico Playmen con vista su San Pietro, cortocircuito tra Eros e Dio, si muove anche Luigi Poggi, personaggio interpretato da Giuseppe Maggio. Poggi è un giovane fotografo ambizioso, affascinante e intelligente, scaltro e all’occorrenza seduttivo. Uno che sa il fatto suo e che ha deciso affidare all’obiettivo la sua scalata alla Roma della Dolce Vita, un’ambizione che ha tuttavia il retrogusto del riscatto da qualcosa che fa tremare la sua immagine di macho tombeur de femme. Luigi è pronto a calpestare chiunque pur di affermare il proprio talento fotografico crudo, realista e innovativo nell’Italia catto-zuccherosa e perbenista delle signorine buonasera.
Nelle prime scene della fiction (ATTENZIONE SPOILER) lo vediamo irretire Elsa, giovane ragazza romana ambiziosa e tenace interpretata da Francesca Colucci: finiranno a letto in un’appassionata scena di sesso e il fotografo rampante convincerà la malcapitata a scattare foto hot. Immagini che diventeranno snodo narrativo per lo sviluppo (e la redenzione) di entrambi i personaggi. L’ingresso di Luigi Poggi, interpretato da Maggio, è dunque trionfalmente testosteronico e apertamente eterosessuale. E invece.

Siamo tra il 1975 o giù di lì. Luigi Poggi è in realtà omosessuale e frequenta i pochi locali queer dell’epoca. L’industria della fotografia, soprattutto quella erotica, è governata dai maschi eterosessuali che fanno e disfano vite e carriere di giovani ragazze arrembanti. Luigi inizialmente persegue la messinscena dell’eterosessualità, ma già dalla fine del primo episodio il suo personaggio svela un lato diverso, velato dalla crosta del maschilismo da carriera. Dopo alcuni giochi di sguardi (ATTENZIONE SPOILER), finirà tra le braccia di Chartroux, direttore editoriale di Playmen, interpretato da Filippo Nigro, già fascista della X Mas, anch’egli velatamente omosessuale. Ed è proprio grazie al suo direttore, con il quale nasce una relazione tra erotismo e potere, intrecciati al disincanto ironico dei rispettivi ruoli e delle proprie diverse intelligenze, che Poggi/Maggio conoscerà PierPaolo Pasolini. Un brivido ci è regalato davanti al significato ancora oggi terribilmente attuale della scena nella quale (ATTENZIONE SPOILER), durante il pestaggio omofobico di un gruppo di squadristi fascisti ai danni dei frequentatori di un locale queer, l’amante gay velato e fascista Nigro/Chartroux se la darà a gambe, mentre Poggi/Maggio si getterà nella mischia a scazzottare per difendere i propri amici omosessuali massacrati dalla furia fascista. Piccolo scorcio di un antico dilemma di tanti omosessuali italici cisgender, una storia che vediamo ancora oggi: il gay fascistone che se la svigna davanti ai pestaggi dei suoi amici omosessuali con i quali, appena può, si diverte segretamente.
Ma è ad Elsa, inizialmente ingannata, che il fotografo Poggi/Maggio rivolge una frase incisiva sul senso di fragilità delle minoranze e su quella indicibile guerra intestina che due anime margionalizzate si ritrovano a combattere, l’una contro l’altra, spesso distruggendosi a vicenda – e dunque favorendo il gioco di dominio del potere. In quel momento di estrema tensione, dice Poggi/Maggio:
“Sono soltanto uno stronzo che prova a sopravvivere. Come te.”
Brividi.

Il personaggio interpretato da Giuseppe Maggio indossa con credibilità l’ambiguità maschile di quegli anni: complice della macchina che usa i corpi femminili per vendere copie, ma anche corpo LGBTIQ+ che attraversa quello stesso sistema, lo contamina, lo mette in crisi. In alcune scene, che lo stesso attore ha indicato come le sue preferite, Poggi fotografa “i ragazzi”, spostando l’asse dello sguardo e facendo intravedere che l’erotismo di Mrs Playmen non è solo al maschile, né solo eterosessuale.

Maggio, che nella vita privata si è sposato “senza foto e annunci sui social” e dice di sognare figli a cui dare “la libertà di scegliere”, rivendica un rapporto sereno con le scene di nudo e con la sessualità del suo personaggio, protetto – racconta – dalla “maschera” dell’interpretazione e da un clima creato sul set “molto rispettoso“. A proposito del bacio con Filippo Nigro/Chartroux, l’attore ha detto a Vanity:
“Non è stata la primissima volta che baciavo un uomo su un set, ma era la prima che mi ha fatto notare quanto sia strano il contatto con la barba di qualcun altro: una cosa che mi ha sorpreso. Filippo è una persona estremamente professionale e capace: tra noi si è creato un rispetto e una sintonia molto forte, ed è per questo che nessuno dei due si è mai sentito in giudizio oppure a disagio, anche se l’intimacy coordinator ci chiedeva spesso come ci sentissimo psicologicamente dopo certi contatti. Ecco, quella sensibilità mi è parsa un po’ eccessiva“.
Mrs Playmen riesce a farsi valere come interessante opera divulgativa al riparo dalle ambizioni di hype e coolness, e mette in relazione la storia del desiderio mainstream a quella dei desideri marginalizzati. Nella realtà, Adelina Tattilo non si fermò a Playmen: negli anni ’90 lanciò Adam, considerata una delle prime riviste erotiche gay italiane, ulteriore tassello di una rivoluzione che toccava anche i corpi e i fantasmi degli uomini che non rientravano nell’eteronormatività da copertina.

Dentro questa genealogia, Luigi Poggi diventa molto più di un comprimario sexy: quello di Giuseppe Maggio diventa il volto – romanzato ma riconoscibile – di tanti fotografi, creativi e lavoratori gay che hanno abitato i margini dell’industria dell’erotismo etero e maschio-centrico, contribuendo a scriverne l’estetica, senza veder riconosciuta la propria esistenza e, come denuncia senza infingimenti questa onesta serie tv, talvolta diventando essi stessi aguzzini delle donne. Nel cuore di una serie “sulla signora dell’eros” brilla il più convinto – e forse prevedibile – dei complici che una donna coraggiosa possa trovare accanto a sé: un maschio omosessuale.

