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Specchio d’argento, il thriller queer di Olivia Laing

Il nuovo romanzo di Olivia Laing, Specchio d’argento (Il Saggiatore), è un thriller queer che racconta gli amori e i misteri intorno alla coppia formata da Nicholas Wade e Danilo Donati, il costumista di Pasolini e Fellini.

Specchio d’argento, il thriller queer di Olivia Laing - Matteo B Bianchi102 - Gay.it
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Specchio d’argento, il romanzo di Olivia Laing

Da anni Olivia Laing vuole scrivere un thriller che somigli ai migliori di romanzi di Patricia Highsmith (Il talento di Mr Ripley) e John Le Carré (Chiamata per il morto). Quello che manca, però, è un’ambientazione che risulti convincente, credibile: la Londra degli anni Settanta si rivela presto un’idea troppo famigliare e Laing capisce che lo sguardo va spostato altrove. Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini, a un certo punto, corrono in suo soccorso.

Federico Fellini, Danilo Donati... il Lido di Venezia - exibart.com
Federico Fellini e Danilo Donati al Lido di Venezia

Laing, già autorə di libri ormai cult come Città sola, Everybody Crudo, trova nei film dei due registi italiani la chiave d’accesso al mondo che voleva raccontare: un’isola lontana nel tempo e nello spazio circondata da acque che riflettono il presente, che ci suggeriscono da cosa dobbiamo metterci in guardia; un luogo di desideri pericolosi, di erotismo sfrenato, di corpi che vagheggiano e di misteri. Ispiratə soprattutto dalla Salò di Pasolini e dal Casanova di Fellini, due pellicole che raccontano le conseguenze del fallimento dell’Eros e descrivono due società corrotte dall’impossibilità di desiderare, dall’incapacità del pensiero creativo, Laing identifica il cuore nero del suo lavoro nell’episodio – realmente accaduto – delle bobine scomparse. Nell’estate del 1975, alcuni negativi con il girato di Salò o le 120 giornate di Sodoma e Casanova, in lavorazione nello stesso periodo, furono misteriosamente rubati. Il fattaccio, secondo alcuni, altro non fu che una strategia per attrarre Pier Paolo Pasolini nella trappola che lo ha poi condotto, il 2 novembre, all’aggressione a all’ingiusto omicidio. Inizia da qui la storia di Specchio d’argento, il romanzo – thriller, appunto – che Olivia Laing pubblica in Italia con Il Saggiatore nella traduzione dall’inglese di Katia Bagnoli.

Olivia Laing, Pasolini e una pratica di sguardo | il manifesto
Olivia Laing, autorə di «Specchio d’argento», Il Saggiatore, trad. Katia Bagnoli

Il libro, a dire il vero, inizia un attimo prima, nel settembre del 1974, a Venezia: Danilo Donati, scenografo e costumista sui set di Fellini (per cui ha vinto un Oscar) e Pasolini, incontra un giovane ragazzo inglese dai capelli rossi, bello come il Tadzio della Morte a Venezia, come il Godbody di Thomas Sturgeon. È Nicholas, è uno studente d’arte, ha poco più di vent’anni ed è seduto sulle scale di San Vidal. Tra i due, basta uno sguardo: un colpo di fulmine li condurrà a Roma, in quella fucina di illusioni che è Cinecittà, nel dedalo vertiginoso del dietro le quinte. Nicholas fa esperienza dell’innamoramento’e del desiderio, soprattutto: l’Eros lo guida verso il corpo di Donati, la folgorazione per il cinema lo incendia. Così, loro, Danilo e Nico, aderenti come sono, diventano il centro magnetico della storia, la calamita che attira a sé tutto il resto, il perno di questa storia.

Tuttə, e tuttə intorno a loro, vivono sulla soglia tra la realtà e la finzione, tra la vita e il cinema. Ma è solo nella doppiezza, nella sospensione della credulità che riescono a vivere: quando la realtà, quando il mondo feroce degli anni Settanta, diventa inevitabile, tutto inizia a crollare, a fare paura. Per questo, Specchio d’argento è un libro rischioso, come ha dichiarato Laing stessə. Racconta vite che corrono sul crinale, che sfidano la realtà per l’utopia creativa. Vien da sé che il corpo di Pasolini è in questo paradigmatico e la sua vita diventa emblematica dell’azzardo di vivere. Le ultime pagine mettono in scena il suo funerale, non la morte – quella è solo evocata, solo descritta, ma tenuta in qualche modo lontana – ma il saluto finale, l’epilogo che spetta a tuttə quellə che vivono abbracciando l’insidia.

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In piazza la folla è enorme. Nicholas non dimenticherà mai la bara portata a spalla tra la gente. Ci sono i ragazzi, i ragazzi con i blue jeans. I ragazzi che Pasolini ha scopato, i ragazzi che ha ascoltato, a cui ha trovato lavoro, che ha aiutato, i ragazzi che ha sempre voluto mettere al centro della storia. Alcuni sono impassibili, ma altri, anche uomini, alzano il pugno al passaggio della bara. 

Un romanzo queer

Il rischio che corrono i personaggi di questo romanzo non è solo estetico – creare significa esporsi al pericolo del disfacimento, ma anche, e senza dubbio, conseguenza della queerness: Donati e Nicholas, come Pasolini, sono gay e perfettamente consapevoli della pericolosità della propria sessualità. Il movimento di liberazione omosessuale che altrove sta lentamente cambiando le cose è in Italia, nella Roma perbenista, ancora troppo timido, inefficiente. Cresciutə negli anni Ottanta in una famiglia queer, Laing, persona trans e non-binary, conosce bene il peso della marginalizzazione e riconosce che la sua esperienza personale, l’esperienza di ogni soggettività queer, scorra sotteranea in questo romanzo, che è queer non solo nella sua essenza ma anche nella sua struttura, nel suo corpo. Un libro-film, un romanzo che rinuncia alle sue forme tradizionali per trasformarsi in quello che descrive. «Un romanzo queer – scrive Laing stessa – nel senso più radicale: non un genere o un’etichetta, ma una pratica di sguardo. Siamo tutti più fluidi di quanto ammettiamo. Le identità sono provvisorie: entriamo e usciamo continuamente da esse.»

Pasolini e Fellini, un dialogo a distanza.
Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini

Specchio d’argento descrive un tempo lontano, un mondo perduto, che però ancora riflette le sue ombre su di noi. Questo libro, come Pasolini con la sua Salò, vuole metterci in guardia da quello che succede quando all’esercizio del desiderio anteponiamo la fede cieca in un potere assoluto, quando rinunciamo all’immaginazione, al gesto creativo. È un avvertimento sul mondo, sul potere che è un sistema di educazione che ci divide in soggiogati e soggiogatori, e su come pervade ogni aspetto della società. Un libro che pare dire come ha detto Pasolini nella sua ultima intervista, rilasciata qualche ora prima di morire: «State attenti. L’inferno sta salendo da voi. Siamo tutti in pericolo».

 

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