Parroco sicario: “I gay meritano la morte”, ma il mandante è Papa Francesco

È di qualche giorno fa la pubblicazione di un'omelia di Don Massimiliano Pusceddu, che si scaglia contro le unioni civili invoncando la soluzione di San Paolo.

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3 min. di lettura

Decimoputzu è un piccolo paese senza mare in provincia di Cagliari, 4.420 abitanti, un nuovo sindaco eletto con una lista civica che dal sito ufficiale non sembra appartenere ad alcuno schieramento politico.
Come parroco, Massimiliano Pusceddu: appassionato di pugilato ed esperto esorcista stando a quando scrive castedduonline.it, quotidiano locale online.
In un’omelia del 28 maggio, pubblicata sistematicamente sul proprio canale Youtube come d’abitudine, Don Pusceddu dopo un’introduzione in cui richiama i fedeli alla misericordia verso gli indecisi, a salvarli dal fuoco e a predicare la verità, pone le basi metodologiche all’ordine del giorno dell’omelia chiarendo che ‘non bisogna adattare la verità tempo’. Quel che è nella bibbia va inteso come scritto, non c’è secolarizzazione e non c’è adattamento. Il tempo non esiste. Esiste la parola di dio. E fine.

Date le premesse per acquisite, ecco il dramma du jour: le Unioni Civili e per estensione il mondo LGBT.
Un colpo al cuore della famiglia, dio ha creato un padre e una madre che devono indottrinare i figli e seminare la fede che nello sviluppo di questi germoglierà rendendoli buoni cattolici, come possono due uomini o due donne inserire la fede nei figli?, la famiglia è morta.
La teoria del gender che è una porcheria, un non troppo celato ricatto a Renzi ricordandogli che se la fede non deve intromettersi nella politica e se il PresDelCons ha giurato sulla costituzione e non sulla bibbia si deve ben ricordare che i preti e i seguaci di Cristo hanno diritto al voto come chiunque altro.
Ricordando tra l’altro un meraviglioso adagio andreottiano citato da Montanelli secondo cui De Gasperi e Andreotti andavano a messa insieme, e tutti credevano che facessero la stessa cosa. Ma non era così. In chiesa, De Gasperi parlava con Dio; Andreotti col prete.
A cui il Divo sorrentiniano chiosa: ‘I preti votano, Dio no’.
Been there, done that, bought the t-shirt.
Ma non basta e qui arriva il coup de théâtre sadico, l’odio atavico, non secolarizzato e certamente impermabile più del resto al progressismo.
Si cita San Paolo, che legge i nostri tempi in modo ‘preciso ed evangelico’ (sic!), tempi ai quali non dobbiamo conformarci perché gli omosessuali sono ‘colmi di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E conoscono il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte.’

Certo può sembrare il delirio di un fanatico, ed analizzando un po’ meglio il caso si giunge alla conclusione che È il delirio di un fanatico.
Un fanatico piccolo, dall’influenza limitata, che parla a pochi fedeli in una realtà provinciale.
Che ha probabilmente un esiguo seguito di pie donne e pii uomini fuori dal tempo e cristallizzati in un piccolo mondo antico e inquietante.
E però.
Però queste persone hanno figli e nipoti, nati e cresciuti e costretti almeno fino alla maggiore età a vivere in un paese di 4000 abitanti nella zona interna di un’isola.
Figli e nipoti che possono essere bisex, lesbiche, gay, non sentirsi a proprio agio nel proprio genere biologico.

Qual è l’influenza della chiesa e dell’associazionismo cattolico in un sistema con tali coordinate?
Quanto potere ha un parroco in un posto del genere?
Quanto odio attivo possono provocare parole del genere, e quanto odio interiorizzato in un ragazzino gay di 13 anni che frequenta l’oratorio?
Stando al sito ufficiale del comune non esistono realtà istituzionali che si occupino di integrazione, se non un poco chiaro ‘centro ascolto e culturale’.
E allora quello che è importante è immedesimarsi e capire come la violenza nel 2016 non funzioni solo direttamente, non solo i pugni e i calci e le aggressioni.
È la creazione di un clima invivibile per chi non ha gli strumenti e le possibilità di vedere oltre il muro, fino a fargli pensare che se non è parte della maggioranza non può avere un futuro.
Certo nessuno ha fatto del male a nessuno, ma dobbiamo aspettare che ci scappi il morto?
Quanto è diffuso, nella nostra Italia bella e provinciale e comunale questo atteggiamento?
E a chi è imputabile?
Di certo al soggetto in questione, ma non di meno al grande direttore di questa capillare e gigantesca piovra della dottrina cattolica.
Siamo di fronte a una delle più grandi operazioni di rebranding ecclesiastico di sempre, Papa Francesco telefona alla gente, scrive su Twitter, diventa contemporaneo e aperto quanto basta per rinfoltire il gregge, ma queste cose continuano ad accadere, perché tutte le ferali conseguenze di questo terrorismo non gli saranno mai imputabili. Un mandante fantasma ma vibilissimo che sta facendo il più vecchio gioco nazionale, cambiare tutto perché nulla cambi.

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mountainlion 11.6.16 - 18:18

Bravo ! Bell'articolo che rammenta che la chiesa cattolica è gerarchicamente piramidale per statuto. Le parole di questo prete e parroco mentecatto sono ascrivibili a la chiesa cattolica in toto e imputabili ai suoi vertici. Non per nulla in Italia non si riesce a fare una legge credibile e seria per contrastare l'omofobia.

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Moro Mauro 11.6.16 - 10:25

O-Dio allo stato puro.

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Giovanni Di Colere 10.6.16 - 20:33

Meritiamo la morte? Ma tutti gli esseri umani muoiono e la consapevolezza della morte è il segno della grazia. Perciò se veramente hs detto così il prete è eretico perché non conosce la dottrina. Per il resto concordo. Il mandante è sempre uno e il rebranding funziona malissimo. Il catechismo è sempre lo stesso i gay peccatori e condannati.

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