Attesissimo al Festival di Cannes con Amarga Navidad, suo nuovo film in uscita il 21 maggio, Pedro Almodovar ha criticato gli Oscar 2026 per la loro palese posizione “apolitica”.
Intervistato dal Los Angeles Times il 76enne regista spagnolo, premio Oscar nel 2000 per il miglior film straniero (Tutto su mia madre) e nel 2003 alla migliore sceneggiatura originale grazie a Parla con Lei, si è detto stupito del mancato coraggio da parte di Hollywood.
Pedro Almodovar e il poco coraggio Academy negli USA di Trump
“Non sto incolpando nessuno in particolare, ma è stato piuttosto evidente, guardando la cerimonia degli Oscar, che non ci siano state molte proteste contro la guerra o contro Trump. Forse non era l’unico, ma il solo vero esempio che ricordo è venuto da un europeo, un mio amico, Javier Bardem, che ha detto esplicitamente: “Palestina libera”. Le persone sono ovviamente molto spaventate“, ha sottolineato il regista. “Gli Stati Uniti non sono una democrazia in questo momento. Alcuni la definiscono una democrazia imperfetta, ma io non credo proprio che gli Stati Uniti siano una democrazia in questo momento. La cosa straziante e ironica è che la democrazia, attraverso il corretto e giusto meccanismo di voto, ha dato origine a questo tipo di regime totalitario. Ed è un paradosso, oltre che incredibilmente triste“.
Almodóvar si era già scagliato contro Trump in passato, in particolare nel 2025, quando venne omaggiato con il Chaplin Award al Lincoln Center di New York. In quell’occasione il regista si riferì al tycoon sostenendo che l’America fosse “governata da un’autorità narcisista che non rispetta i diritti umani“. In seguito disse che Trump sarebbe stato ricordato come una “catastrofe“.
Quando il Los Angeles Times gli ha chiesto se temesse le conseguenze per il suo parlare apertamente in relazione alal sua carriera, Almodóvar è stato netto: “Assolutamente no”. “Non ho molte paure. In generale, qui in Spagna non abbiamo paura di chiamare le cose con il loro nome. Abbiamo un governo che ha definito Gaza un genocidio e il popolo spagnolo in generale non ha paura di chiamare queste guerre per quello che sono”, ha spiegato, aggiungendo che “per me è più facile essere chiaro” nelle sue convinzioni perché è straniero e lavora fuori da Hollywood.
In realtà molti membri della stampa cinematografica hanno criticato gli Oscar di quest’anno per essere stati “eccessivamente prudenti” nell’affrontare le questioni politiche. L’orientamento apolitico della cerimonia è stato reso ancora più evidente dal trionfo di “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson, film politicamente impegnato che ha sbancato la serata. Il mese scorso Almodovar aveva espresso altre opinioni presto diventate virali, chiedendosi se al momento Jacob Elordi fosse un attore stimato o semplicemente un sex symbol.
Amarga Navidad di Pedro Almodovar

Interpretato da Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo, Patrick Criado, Milena Smit e Quim Gutiérrez, Amarga Navidad racconta l’alternarsi di due storie. La prima ha per protagonista Elsa, una regista di spot pubblicitari, nel 2004, durante il lungo ponte festivo del mese di dicembre. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raúl, uno sceneggiatore e regista che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia. Mescolata alla finzione, Elsa diventa in qualche modo l’alter ego di Raúl, che ricorre all’autofinzione come soluzione a una lunga stagione di aridità creativa. Guardando dentro se stesso, Raúl non può fare a meno di rivolgere lo sguardo anche alle persone che compongono il suo universo più intimo: il suo compagno e la sua assistente. Il film racconta lo stretto legame tra realtà e finzione, tra ispirazione e vita, e apre una riflessione sui limiti dell’autofinzione.
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