IL 28 GIUGNO 2025
È STATA L’ULTIMA SERATA DEL PLASTIC
DAL 1980 IL SUO ORGOGLIO È QUELLO DI AVER ACCOLTO
TRA LE SUE MURA
PERSONE E STORIE STRAORDINARIE
È SOLO GRAZIE A TUTTI VOI CHE IL PLASTIC HA FLUTTUATO
LEGGERO E TENTACOLARE
NELLE NOTTI DI MILANO PER OLTRE 4 DECENNI
GRAZIE PER AVER PARTECIPATO AD UNA FESTA CHE PER NOI È STATA UNICA E SORPRENDENTE
CHE LA FESTA CONTINUI!
Cosa sappiamo (finora)
Al momento non sono state rese note motivazioni ufficiali sulla chiusura dello storico club milanese. La notizia, anticipata da Rolling Stone Italia e poi confermata dai gestori, si inserisce però in un contesto chiaro: l’ennesimo capitolo della trasformazione immobiliare di Milano. Secondo indiscrezioni, l’affitto degli spazi di via Gargano sarebbe ormai diventato insostenibile per la proprietà.
Il locale si era trasferito lì nel 2012, dopo lo sfratto dalla storica sede di viale Umbria, sacrificata alla riqualificazione urbana che stava ridisegnando il volto della città. Tredici anni dopo, la stessa sorte si ripete nello scenario della “Fondazione Prada”, cuore pulsante dello sviluppo dello Scalo Romana. Qui, l’arrivo di multinazionali, sedi della moda e nuovi investimenti ha fatto schizzare alle stelle i prezzi, rendendo proibitiva la permanenza di realtà indipendenti.
Il post ufficiale non spiega le ragioni. Tuttavia, la chiusura si inserisce in una trasformazione accelerata della scena notturna milanese e del suo ecosistema di spazi alternativi. Nel giro di poche settimane la città ha visto anche lo sgombero del Leoncavallo (21 agosto 2025), notizia frettolosamente addebitata alla destra di governo, che ha riacceso il dibattito su legalità, politiche urbane, pressione immobiliare e sostenibilità degli spazi non mainstream.
Il destino del Plastic appare quindi strettamente legato a quello di altri spazi storici dell’underground milanese, come già accaduto, oltre al Leoncavallo, anche a Macao, travolti da un modello di città sempre più piegato agli interessi immobiliari.
Allo stesso tempo va ricordato che la crisi dei disco-bar, delle discoteche e dei club non è un fenomeno recente: da oltre un decennio gli incassi calano e le nuove generazioni non vivono più la necessità del locale notturno come luogo privilegiato di incontro, preferendo spesso – ahinoi – le piazze virtuali del web. C’è chi sostiene, non senza malizia, che il Plastic non sia riuscito a rinnovarsi davvero né a intercettare le nuove sensibilità del contemporaneo: meno glamour, più ibride, a volte più vicine allo spirito degli squat che alle passerelle.

Un’icona della cultura clubbing e queer
Nato nel 1980 in viale Umbria da Lucio Nisi (scomparso nel 2019) e Nicola Guiducci, il Plastic si è trasferito nel 2012 in via Gargano 15. Ha ospitato figure come Madonna, Grace Jones, Keith Haring, Andy Warhol, Freddie Mercury, diventando un laboratorio di estetica e libertà espressiva riconosciuto anche sulla scena internazionale. Nel 2009 il Comune di Milano ha assegnato al locale l’Ambrogino d’Oro e nel 2014 è uscito il docufilm This Is Plastic.
Dalla selezione durissima all’ingresso al mix di moda, arte e comunità LGBTQ+, il Plastic ha creato un modello culturale esportato ben oltre Milano. La sua chiusura è la fine di un’epoca, ma anche l’occasione — per istituzioni e addetti ai lavori — di interrogarsi su quale spazio dare oggi alla creatività queer e indipendente in città. Sempre che Milano non voglia trasformarsi in una città di ricchi privilegiati e schiavi sottomessi.
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