PRIMA STRADA DEDICATA A UNA TRANS

A New York, nel Greenwich Village, la "Sylvia Rivera Street" ricorderà la militante transessuale americana che diede vita alla rivolta di Stonewall. Primo riconoscimento al mondo trans.

PRIMA STRADA DEDICATA A UNA TRANS - sylvia rivera - Gay.it
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GENOVA – La notizia è del 18 novembre. L’Agenzia di stampa americana PlanetOut Interactive Services, annuncia in un suo articolo che per la prima volta nel mondo, a New York una strada del Greenwich Village è stata dedicata a Sylvia Rivera, militante transessuale americana che diede vita per prima alla storica rivolta di Stonewall, negli Stati Uniti. Rivolta dopo la quale nacque il moderno movimento Trans, Gay e Lesbico mondiale. L’evento è stato volutamente associato alla “Giornata Mondiale della Memoria” delle persone Transgender uccise per odio o pregiudizio nel mondo. Evento che viene celebrato anche in Italia in otto città (Torino, Milano, Genova, Piacenza, Bologna, Firenze, Pescara e Catania).
Chi era Sylvia Rivera?

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Rivera fu una delle prime contestatrici che gettò una bottiglia contro la polizia durante un raid all’interno del locale Stonewall, il 28 giugno 1969 (a quell’epoca negli USA era vietato ai locali pubblici servire da bere a gay, travestiti e transgender). Sylvia comprese il significato di quel momento e lo chiamò “punto di svolta” per i diritti delle persone LGBT.
Fece parte del primo movimento americano che chiedeva una legge di tutela delle persone gay e trans a New York.
Sucessivamente “gli attivisti abbandonarono i diritti delle persone transgender dalla legge per i diritti dei gay, nello sforzo di renderla più accettabile. Sylvia a questo proposito ebbe a dichiarare nel 1995: “Quando gli obbiettivi iniziarono a diventare quelli di “normalizzazione fu come se ci dicessero “Non abbiamo più bisogno di voi”.”
Nonostante la sua vita difficile, nella quale lei per prima restò senza un’abitazione dove vivere, fondò insieme a Marsha P, Johnson “Azione Rivoluzionaria dei Travestiti di Strada (Street Transvestite Action Revolutionaries – STAR), al fine di procurare una sistemazione abitativa temporanea per altre persone della comunità transgender.”
Dopo aver dato tanto al movimento per i diritti delle persone gay, lesbiche e trans, Sylvia si trovò spesso in difficoltà negli Stati Uniti.
Un momento di gloria per Sylvia accadde proprio in Italia, durante il “World Pride 2000” di Roma, dove fu invitata come ospite d’onore dal MIT. Nel commovente discorso che fece dal palco del Pride Mondiale, Sylvia dichiarò davanti ad una folla che l’applaudiva ad ogni passaggio “Voi siete tutti miei figli”.
In quell’anno venne ospitata da Helena Velena e passò un’intera serata a raccontare alla stessa Helena ed a Mirella Izzo, e Matteo Manetti di Crisalide AzioneTrans le difficoltà di integrazione del movimento transgender al movimento gay e lesbico e che questa era la battaglia che ci lasciava in eredità: unire davvero il movimento GLBT.
Dopo una vita di grandi difficoltà, due anni dopo, il 19 febbraio 2002, morì per un tumore inguaribile.
A proposito di Sylvia (di origini certamente italiane) e del suo ultimo giorno di vita, Riki Wilchins, direttore esecutivo del Gender Pac scrisse sul Village Voice: “L’ultima domenica era collegata ai monitor, e ad una pompa di morfina, quando gli attivisti gay locali sono andati a trovarla al reparto di rianimazione per chiederle consiglio. Nonostante fosse mortalmente malata passò la notte a rimproverarli per non essere stati abbastanza inclusivi nei confronti delle persone transessuali e transgender.
Morì solo poche ore dopo, a soli 50 annni: una donna unica per tempi unici.
Gwendolyne Smith, fondatrice del Giorno della Memoria Transgender (Transgender Day of Remembrance) ha dichiarato che Non riuscirebbe ad immaginare nessun’altra persona che meritasse tale riconoscimento più di lei, attribuendo alla stessa Sylvia ed a Marsha P. Johnson il ruolo di madri del moderno movimento per i diritti delle persone transgender”.
Melissa Sklarz, co presidentessa del LGBT Commitee of Community Board n. 2, ha dichiarato: “Proprio in questo periodo stiamo avendo problemi con i residenti del Greenwich Village i quali sostengono che le persone LGBT che bazzicano quella zona guastino il loro stile di vita. Abbiamo pensato che intitolare questo angolo di strada a questa icona che un tempo frequentava queste parti potrebbe ricordare a tutti la realtà storica del quartiere.
Per tutto il movimento transgender e transessuale questa notizia rappresenta una tappa storica, proprio nelle vicinanze di un evento di raccoglimento e di lotta come è il “Transgender Day of Remembrance”. Ricordare le tante, troppe vittime dell’odio e del pregiudizio è un dovere per chi spera nel riconoscimento pieno dei diritti civili delle persone transgender in Italia e in tutto il mondo. Per questo motivo invochiamo una legge per il “Diritto d’asilo” per le persone trans e gay provenienti da paesi in cui la transessualità e l’omosessualità sono considerate condizioni “fuorilegge” o da paesi in cui i Governi lasciano agire “squadroni della morte” impunemente, come sta avvenendo ultimamente particolarmente nei paesi del Sud America (5 vittime e moltissime violenze contro attiviste/i trans in Argentina, quest’anno).
Per questo invochiamo una legge antidiscriminatoria che includa, senza ombra di dubbi, le persone transgender.
Per questo invochiamo una legge sullo stile di quella inglese, che conceda a tutte le persone trans documenti e stato civile adeguato al genere in cui vivono, per proteggerne la privacy ed anche la sicurezza.
Oggi è giorno di festa per noi che abbiamo conosciuto o personalmente o attraverso il famoso film Stonewall la figura di Sylvia Rivera e questo momento di festa porteremo nel lutto profondo di tutti gli eventi del Transgender Day of Remembrance domani, 20 novembre.
Perché è giusto che mentre commemoriamo le nostre vittime, contemporaneamente sappiamo dare valore alla vita di ognuna ed ognuno di noi, ed alle nostre eroine ed eroi.
Articolo di Mirella Izzo di Crisalide AzioneTrans onlus

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