Ha diviso il pubblico del Lovers Film Festival Queerpanorama di Jun Li, 33enne regista di Hong Kong che ha portato in concorso a Torino un film dalla difficile classificazione, clamorosamente affascinante nella sua provocatoria narrazione.
Queerpanorama, la trama

In una Hong Kong crepuscolare e malinconica assistiamo agli incontri sessuali di un ragazzo con uomini conosciuti sulle varie app di dating. Giorno dopo giorno questo giovane incrocia pefetti sconosciuti per andarci a letto e carpirne informazioni, segreti, esistenze. Ogni appuntamento è una finestra su un’identità diversa: età, preferenze sessuali, estrazione sociale e provenienza geografica dei suoi amanti sono le più varie, componendo un vero e proprio panorama umano. Lui domanda, ascolta le risposte e le fa sue, per poi interpretare lo sconosciuto appena conosciuto con lo sconosciuto successivo. Una volta è insegnante, poi rider, attore, scienziato, architetto. Così all’infinito. Ogni incontro è una farsa, in cui realtà e finzione si incontrano. Non sappiamo niente di lui. Chi sia, quali siano il suo vero nome e il suo lavoro, come riesca a mantenersi, perché faccia tutto questo. A restare un mistero è proprio il protagonista, che porta con sé elementi della personalità dell’amante precedente nell’incontro successivo, come uno Zelig che camaleonticamente si reinventa di volta in volta, facendosi carico della solitudine di ciascuno, in un gioco di seduzione sempre in bilico tra malinconico divertimento e concreto pericolo.
Elogio del sesso occasionale gay
Girato in un bellissimo bianco e nero alla Jim Jarmusch, Queerpanorama è un film conturbante quanto ammaliante, con lunghi dialoghi conoscitivi girati in piano sequenza e camera statica, distante dagli attori, mentre il 23enne Jayden Cheung indossa maschere altrui per poi denudarsi di tutto il resto. Il regista Jun Li, che ha studiato Giornalismo alla Chinese University di Hong Kong, lo tramuta in estrattore seriale, macchina sessuale che vuole essere completamente libero in una città in cui infuriano le proteste di solidarietà nei confronti di Taiwan. Noi spettatori siamo di fatto degli intrusi, dei voyeur che guardano dal buco della serratura all’amplesso e alle nudità di turno.
Il sesso, che è al centro della pellicola, può andare oltre la nuda e cruda fisicità facendosi racconto, educata e gentile conoscenza, connessione emotiva. Il misterioso protagonista di Queerpanorama ambisce a tutto questo, seppur nascosto all’interno di un’identità multipla che mai svela il proprio io. Da sempre demonizzato, il sesso occasionale gay viene qui culturalmente celebrato come strumento di verità nel momento in cui si è spogliati di qualsivoglia costrutto sociali, senza filtri, magari dopo aver appena raggiunto l’apice del piacere.
Ogni dialogo tra il protagonista senza nome e l’amante di turno sembra solo apparentemente superficiale, per poi rivelarsi profondo, esplicitando opinioni sulla vita e l’amore, tra ambizioni, problemi affettivi e lavorativi. Con un colpo di ingegno Queerpanorama vira all’improvviso verso un finale circolare, che riporta tutti noi alle origini di un film coraggioso e di un personaggio così orgogliosamente fuori dagli schemi da entrarti dentro e non lasciarti più, tanto da agognare nuovi incontri, nuove maschere, nuove vite da divorare attraverso il piacere sessuale.


