Raimondo Todaro: “La danza è l’espressione massima di libertà” – Intervista

Dopo l'esperienza ad "Amici di Maria De Filippi", ora è un momento di semina: "Vediamo che cosa succederà".

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Raimondo Todaro, Amici
Raimondo Todaro - Foto: Instagram @todaroraimondo
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Reduce dal grande successo nella Scuola del talento più famosa d’Italia, noi di Gay.it abbiamo incontrato l’insegnante Raimondo Todaro per conoscerlo meglio, scoprire quando è nata la sua passione per la danza e soprattutto raccogliere le sue emozioni a caldo dopo la notizia che non farà parte del cast di Amici 24.

Una chiacchierata tra amici, di circa un’oretta, nella quale Raimondo ci ha raccontato di sé e di come il suo amore per le danze latino-americane sia nato quasi per caso, grazie all’intuito di un’insegnante. Una passione tramandata dai suoi genitori che, come ci ha svelato egli stesso, il sabato sera amavano andare a ballare in balera.

Insomma, un’intervista carica di emozioni in cui Raimondo ha voluto esprimere tutta la sua vicinanza ai giovani che in questo momento si affacciano a questo mondo, ricordandogli che “la danza è l’espressione massima di libertà” e che per questo “ognuno deve essere libero di fare quello che si sente”. Lanciando, di fatto, un forte messaggio di inclusione.

Un esempio importante nel mondo della danza che, soprattutto negli ultimi anni, può vantare numerosi progetti volti ad accogliere tuttə, indistintamente – come il Tango Queer Roma, che può vantare di essere la prima milonga queer in Italia – e di Unica Challenge, con cui lo stesso Raimondo Collabora.

Buona lettura!

Leggi l’intervista a Raimondo Todaro subito dopo la foto…

Raimondo Todaro
Raimondo Todaro – Foto: Ufficio stampa

Raimondo Todaro e il suo rapporto con Maria e il talent show “Amici

Dopo tre anni di onorato servizio, quest’anno non ti vedremo ad Amici di Maria De Filippi nel ruolo di insegnante: cosa ti porti dietro da questa esperienza?

È stata un’esperienza bellissima, meravigliosa. “Amici” ti permette di svolgere il lavoro da insegnante nelle migliori condizioni possibili perché hai in mano dei ragazzi talentuosi, scelti tra migliaia di persone che si sono presentati ai casting, che hanno tanta fame e si fidano ciecamente di quello che gli proponi. Ti ascoltano, ti danno tutto e ti mettono la loro vita in mano. Come professore mi rendo conto di aver avuto una responsabilità importante, ma è proprio questo il motivo per cui mi piace il mio lavoro. Poter vivere in sala con loro è fantastico. In più ho avuto la possibilità di lavorare per tre anni con Maria De Filippi, che è il top del top, e di collaborare con tanti professionisti. Amici è stata un’esperienza fantastica. Mi porto dietro tanti bei ricordi anche perché è arrivata in un momento particolare della mia vita, in cui non stavo molto bene a livello di salute. Dunque, quando entravo in sala mi dimenticavo del problema e mi sentivo bene. Questi tre anni per me sono stati davvero importanti.

 

Due anni fa ti sei aggiudicato la vittoria del programma insieme a Mattia: com’è stato vedere un tuo allievo tirare su quella coppa?

La vittoria di Mattia è stata importante per tutto il nostro movimento. Spesso le danze latino-americane venivano, e vengono tutt’ora, recepite come l’ultima ruota del carro. La sua vittoria, invece, ha rappresentato un’affermazione importante del nostro mondo. Prima di Mattia, infatti, su 21 edizioni, 16 erano state vinte dai cantanti e 5 da ballerini di altri stili di danza. Nessuno era un latinista. Dunque, era molto arduo riuscire a vincere, ma io mi ero posto come obiettivo quello di mettere in vetrina la nostra disciplina. E poi vedere alzare la coppa ad un ragazzo così giovane, così talentuoso come latinista è stato veramente la ciliegina sulla torta. Ci abbiamo lavorato tanto. Non è stato facile, anche perché lui è capitato nell’edizione dove gareggiavano tra gli altri anche Angelina, Isobel, Ramon, Aaron, ma alla fine ha trionfato Mattia. E, secondo me, la sua vittoria ha avuto ancora più valore.

 

Ad Amici hai dimostrato di avere un caratterino abbastanza fumantino: ti riconosci in questa definizione?

È vero, ho un carattere un po’ particolare, però il mio obiettivo ad Amici è sempre stato quello di portare tutto me stesso, con tutti i miei difetti e con qualche pregio. Ho sempre cercato di essere il più onesto possibile con me stesso e con i ragazzi, e di dare tutto ciò che potevo. Dunque, penso di essermi mostrato per quello che sono. Poi chiaramente non è che si può piacere a tutti, ma questo lo metti già in conto quando inizi un’avventura come questa.

 

Che cosa ti ha insegnato Maria De Filippi durante questa esperienza?

Maria ha una grande capacità di ascolto e soprattutto riesce a capire, prima ancora che parlino, che cosa pensano le persone. Con i ragazzi è fantastica! Li capisce senza neanche il bisogno che si esprimano. Maria la guardi e impari.

 

Com’è stato condividere il palco di “Amici di Maria De Filippi” con tua moglie Francesca Tocca?

Sicuramente non è stato semplice. Lavorare 24 ore su 24 con la tua metà non è sempre semplice perché, come in ogni lavoro, anche nella danza ci sono giorni sì e giorni no, lune storte, e non sempre è facile gestire la cosa. Ecco, non è tutto rose e fiori, però d’altro canto è anche meraviglioso. Quando raggiungi un obiettivo insieme, dopo tante ore di lavoro e sacrifici, penso che la soddisfazione sia ancora più grande. Insomma, come in tutte le cose ci sono i pro e i contro, però penso che la condivisione sia la cosa più bella.

Francesca Tocca e Raimondo Todaro
Francesca Tocca e Raimondo Todaro – Foto: Instagram @francescatocca e @todaroraimondo

Raimondo Todaro su Ballando con le Stelle: “Era il 2005 e lì la mia vita è cambiata”

Noi ti conosciamo molto bene come personaggio televisivo, un po’ meno come persona nella vita privata. Ti va di raccontarci un po’ di più su di te?

Sono nato a Catania, ma sono cresciuto sul lago di Garda. Quando ero piccolissimo i miei genitori si sono trasferiti lì per lavoro e dunque dall’asilo fino alla seconda superiore io ho vissuto in provincia di Verona, per poi tornare a Catania verso la terza superiore perché mio padre non è stato bene e non era più in grado di lavorare. In quel momento io e mio fratello ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che ci saremmo dovuti rimboccare le maniche. Abbiamo deciso di aprire una scuola di danza e ci venne l’intuizione di aprirla a Catania, anche perché mia mamma faceva la professoressa e dunque per lei era indifferente. Le bastava chiedere il trasferimento. Poi, dopo qualche anno, mio fratello mi ha convinto a partecipare ad un casting per “Ballando con le stelle”. Era il 2005 e lì la mia vita è cambiata. Da lì a poco avrei iniziato a vivere per parecchi mesi da solo a Roma – all’epoca Ballando era abbinata alla Lotteria Italia, iniziava ad agosto e finiva il 6 gennaio.

 

Avresti mai pensato di approdare in tv?

No, la mia intenzione non era quella di entrare a far parte del mondo della televisione. Non sapevo neanche cosa fosse. Mi ci sono ritrovato per caso e mi ricordo che alla prima puntata pensai “vabbè, ormai sono qui, cerchiamo di non uscire la prima puntata se no poi torno giù in Sicilia e faccio le figuracce”. E poi da cosa nasce cosa, ed eccoci qua. Sono passati 19 anni e non so neanche come sia successo.

 

Com’è nata questa tua passione per la danza?

Ho iniziato a ballare a sei anni. Anche lì, totalmente per caso. Da quanto mi ricordo i miei genitori, che hanno sempre avuto la passione per la danza e andavano a ballare in balera, avevano deciso di iscriversi in una piccola scuola per prendere delle lezioni per poi riuscire a divertirsi di più quando uscivano al sabato sera. Poi, non ho mai capito cosa successe, loro non hanno mai cominciato a ballare, mentre noi – io e mio fratello – abbiamo iniziato a frequentare questa scuola di danza. Credo che fu l’insegnante a consigliargli di far provare noi piuttosto che loro. Ricordo solo che i nostri genitori ci dissero: “Ragazzi, voi provate. Se vi piace, continuate; se no, smettete senza alcun problema”. E così è stato: non abbiamo mai più smesso, né io né mio fratello.

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E lì è iniziato il vostro percorso nella danza…

Sì, lui è stato un finalista ai campionati del mondo. È uno forte. Io ricordo che a nove anni ho vinto il mio primo campionato italiano di Latino e, nonostante avessi provato sia karate che calcio, ho capito che la danza avrebbe potuto essere la mia carriera e dunque ho proseguito per quella strada. Lì ho cominciato a prendere tutto più seriamente: all’età di nove/dieci anni già mi allenavo 3/4 ore al giorno, tutti i giorni. Non avevo altro in mente. Tutta la vita ruotava intorno al ballo: uscivo da scuola, andavo a danza, uscivo la danza e tornavo a casa. E poi il weekend al palazzetto dello sport. Questa è stata tutta la mia infanzia.

 

La tv non la sognavi, la danza però era tutto il tuo mondo: da bambino ti saresti mai immaginato che oggi sarebbe diventato il tuo lavoro?

Sì, quello lo sapevo già da piccolino. Ero sicuro che un giorno avrei lavorato nel mondo della danza. Mi ricordo che, quando ero piccolino, ogni tanto l’insegnante si soffermava di più sulla mia partener che su di me e io in quel momento, anziché distrarmi, restavo attento perché nella mia testa sapevo che un giorno avrei voluto insegnare e dunque avrei dovuto conoscere anche la tecnica della parte femminile. Quindi sì, la mia testa era già lì.

 

C’è un ricordo a cui sei particolarmente legato se pensi a te e la danza?

Sicuramente un campionato italiano che ho vinto in un periodo molto particolare per tutta la nostra famiglia, in cui mio padre si era ammalato e tutti i nostri equilibri erano cambiati. Ricordo che lui era ricoverato in ospedale, ma comunque lui aveva voluto essere in telefonata con mia madre e dunque aveva ascoltato l’inno di Mameli e poi tutta la premiazione. Non c’è mai stata una gara in cui non ci fossero i miei genitori; dunque, mi ricordo quell’occasione perché fu particolare.

 

C’è una gara in particolare che ancora oggi ti porti nel cuore?

Ricordo con affetto il nostro primo campionato del mondo: avevo 14 anni e quell’anno l’evento veniva organizzato dall’Italia. Era il 2001, si gareggiava a Torino e noi arrivammo secondi dietro ad una coppia americana; peraltro, appena due settimane dopo la disfatta delle Torri Gemelle. Quello è stato sicuramente un momento importante anche perché vincere un argento al Mondiale è una cosa che ti rimane dentro per tutta la vita.

Raimondo Todaro
Raimondo Todaro – Foto: Instagram @todaroraimondo

Raimondo Todaro: “La danza è l’espressione massima di libertà”

Siamo in un momento storico in cui anziché fare dei passi avanti sembra si stia tornando sempre più indietro dal punto di vista dell’inclusione. A te è mai capitato da piccolo di essere discriminato perché provenivi dal sud o perché facevi danza?

A me non è mai capitato. Mi sono sempre posto in un modo tale che non dava spazio ai bulli di poter operare. Scherzavo sul mio essere terrone e la prima volta che mi sono sentito dire che praticavo uno sport per femminucce, mi sono ritrovato a rispondere che per lo meno io nello spogliatoio non ero con soli uomini. Risposte che li mandavano totalmente in tilt. Poi devo dire che io ho sempre condiviso ogni mio successo con tutta la classe. Ricordo mia madre che, con il permesso dei docenti, quando vincevo un campionato portava patatine, cioccolatini e bibite per tutti, e si festeggiava in classe. Dunque, per i miei compagnetti ero tipo un eroe, quello che gli faceva saltare un’ora di scuola. Insomma, non ho mai avuto nessun tipo di problema. Però ricordo che mio cugino, mio coetaneo, che era in un’altra sezione, veniva chiamato terrone e pativa molto questa cosa. Credo che i bulli avessero capito che con lui l’atto di bullismo andasse a segno, e hanno continuato per un po’.

 

Recentemente il Presidente di Unica Challenge, associazione con la quale collabori da inizio anno, ha acceso i riflettori su alcune affermazioni a sfondo omofobo rilasciate in merito alle coppie nelle danze latino-americane, che dovrebbero essere composte esclusivamente da uomini e donne – clicca qui per scoprire di più al riguardo. Qual è la tua posizione rispetto a quanto è accaduto?

Non ero presente all’evento a Riccione quando sono state rilasciate queste affermazioni e sono andato a recuperare quell’intervista.

Ciò che mi sento di dire è che la danza è per tutti. La danza è l’espressione massima di libertà quindi non si può far altro che dissociarsi da quelle parole. Poi ripeto: chi l’ha detto non avrebbe mai dovuto dirlo, soprattutto per la posizione che riveste.

 

A proposito di coppie formate da due uomini, tu sei stato un apripista in tv…

Sì, nel 2018 a Ballando con le stelle ho fatto coppia con Giovanni Ciacci. È stato uno spettacolo. Poco prima avevo avuto modo di ballare con Mauro Coruzzi, che è una persona che fa parte della mia vita, che adoro e a cui voglio un bene immenso. In quell’occasione non ballava come uomo, ma come Platinette, quindi da donna. Entrambe le edizioni furono pazzesche e quindi sì, come si suol dire, con me sfondi una porta aperta. Ognuno deve essere libero di fare quello che si sente.

Giovanni Ciacci e Raimondo Todaro, Ballando con le Stelle 2018
Giovanni Ciacci e Raimondo Todaro, Ballando con le Stelle 2018

Raimondo Todaro: “Credo che i ragazzi abbiano un’idea distorta del successo”

Nel corso della tua professione hai avuto modo di incontrare diversi ragazzi e ragazze interessati al mondo della danza: cosa ti sentiresti di consigliargli?

Spesso mi chiedono quale sia la chiave del successo. Ecco io credo che oggi i ragazzi, anche per via dei social che sei fai il video giusto ti permettono di diventare virale in un attimo, abbiano un’idea distorta del successo. La parte difficile, infatti, non è arrivare in alto, ma rimanerci. Per questo ai miei allievi dico sempre che per arrivare a essere un campione bisogna fare 100 piani di un palazzo senza ascensore, dunque facendo un gradino alla volta. Step by step. Ci si impiegherà più tempo, però, una volta arrivato lassù sarai sicuro che nessuno potrà riportarti giù. E quindi ci vuole costanza, ci vuole determinazione. Ci vogliono i momenti difficili perché sono fondamentali; sono quelli che ti formano di più e che soprattutto ti fanno assaporare i momenti belli, quando arrivano. Per questo io cerco di insegnare ai ragazzi a ballare e di vedere il risultato a lungo termine; quindi, non è importante vincere la gara di questa domenica, è importante vincere la gara che ci sarà fra dieci anni, e quindi costruire una carriera a lungo termine.

 

Sei felice in questo momento della tua vita?

Sì, sono felicissimo. Ho la fortuna, ovviamente tra virgolette, di non aver mai lavorato in tutta la mia vita. La mattina quando mi sveglio non dico: “No, non ho voglia di andare a lavorare”. Ma mi sveglio felice perché so che andrò in sala dai miei allievi, ed è la cosa più bella del mondo. E io vivo di questo. Poi c’è la tv che io ho sempre percepito come una cosa in più. Nonostante io la faccia ormai ininterrottamente da vent’anni, non l’ho mai percepito come il mio lavoro. Se capita di poter fare televisione, tanto meglio, perché hai altri benefit, perché comunque hai una notorietà diversa, perché comunque il messaggio che tu mandi arriva a più persone contemporaneamente; se non c’è va bene uguale. Non ho mai avuto la fissazione per la luce rossa. Quindi sono felicissimo.

 

Progetti futuri?

Questo è un momento di semina. Non si può sempre raccogliere. Si è appena concluso questo percorso meraviglioso durato tre anni ad “Amici” e ora vediamo che cosa succederà. Se arriverà il progetto giusto sarò ben felice di iniziare una nuova avventura. Nella mia carriera ho sperimentato tanto, ho recitato in alcune fiction come attore, ho fatto teatro. Quindi se arriverà un progetto nuovo, interessante, lo valuteremo insieme al mio staff e se no anche no.

Raimondo Todaro, Amici 23
Raimondo Todaro – Foto: Instagram @todaroraimondo

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