RUPERT EVERETT: “ATTORE A MODO MIO”

Al fianco di Madonna in "The Next Best Thing" Rupert Everett interpreta un giardiniere omosex, ma ha voluto modificare la sceneggiatura perché odia gli stereotipi: infatti sta preparando uno 007 versione gay. E in quest'intervista dichiara: "In Europa essere attori e gay non è un problema come a Hollywood".

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Da qualche parte, nel metro e 93 per 85 kg. di Rupert Everett, c’è un uomo che ride sorseggiando un Martini, forse accennando addirittura ad una danza sul parquet lucido di una sala da ballo. Ma oggi l’uomo più indaffarato di Hollywood non ha niente a che spartire con l’eleganza di un Cary Grant: piuttosto, entra in un bar del West Village con un cellulare in mano, un paio di pantaloni tecnici della serie «sono una star anonima», scarpe da ginnastica e cappellino nero. Oggi il gentiluomo inglese ha la classe di un toro di Pamplona. Ma non lasciatevi ingannare dal suo ritmo, Everett non ha premura di arrivare da nessuna parte, infatti sta benissimo dov’è. Appena compiuti 41 anni da tre mesi, l’attore gay più famoso di Hollywood è arrivato ad un punto cruciale della sua carriera: non solo i registi scrivono sceneggiature per lui, ma lui stesso se le scrive su misura: ne sta preparando una in cui rielabora la figura di James Bond: “Sarà uno 007 versione gay, con un Bond circondato da bei ragazzi”. Nel nuovo film appena uscito di cui è protagonista balla addirittura con Madonna. Everett non è più solo un attore riconoscente dell’opportunità di essere ad Hollywood, ma addirittura adesso detta le condizioni dei film che interpreta. In «The Next Best Thing» ha fatto in modo che Madonna fosse la co-star, e che venissero inseriti dei personaggi che riflettono i suoi genitori. «Crescendo, mio padre, che era un ufficiale dell’esercito, usava ripetermi: “Grazie per esserti fatto la barba” – racconta Everett – Questo accadeva negli anni’70 quando i genitori alto-borghesi erano ossessionati dall’apparenza dei loro figli; non potevano credere a come ci vestivamo. Ancora adesso la prima cosa che mia madre dice quando mi vede è “Come sei magro!”. Non si rende neanche conto di quanto tempo trascorro in palestra a sudare!». Prima di iniziare le riprese Everett ha ritenuto che il suo personaggio in «The Next Best Thing» fosse troppo stereotipicamente gay e si è seduto a tavolino per rielaborarlo. «Non volevo un personaggio che fosse appassionato di arredamento e frivolezze – ha detto – e poi inizialmente il ruolo gli negava quello che invece lo rende gay, e cioè una relazione affettiva con un altro uomo».

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Dopo l’exploit di “Another Country” in cui recitava il ruolo di una spia russa che ricordava gli anni del college in Inghilterra quando flirtava con il bel Cary Elwes, Rupert Everett infilò qualche successo e poi rischiò di imboccare precocemente il viale del tramonto. Il rilancio in grande fu targato Hollywood: gli bastò apparire al fianco di Julia Roberts nel film «Il matrimonio del mio migliore amico» per ripartire col vento in poppa fino ad oggi, con il successo americano di «The Next Best Thing» una commedia romantica che accoppia Everett sullo schermo con la sua cara amica Madonna (i due si conoscono fin dalla metà degli anni’80 quando l’ex marito di Madonna, Sean Penn, li presentò). Everett interpreta il ruolo di un giardiniere omossessuale la cui migliore amica (una bella istruttrice di yoga bionda e alla moda) è stata da poco lasciata dal fidanzato. Una sera, mentre sono entrambi un po’ brilli, un bacio tira l’atro e nove mesi dopo i due danno inizio ad un’unione in camere separate tutta dedicata a crescere il bambino.
«Mi sono sempre sentito una celebrità ed ho sempre vissuto nel lusso, ma in fondo in fondo ero un hippie – dice Everett – Dopo aver girato “Il matrimonio del mio miglior amico” ho capito che successo e fama capitano molto di rado. Adesso che li ho, ho pensato di sfruttarli finchè posso». Sembra strano che Everett, che qui negli States quale appare regolarmente sulle pagine di «In Style» sfoggiando Madonna al suo fianco e completi di Yves Saint Laurent indosso, si riferisca al suo stile con tale semplicità. Ma la vita dell’America gay è molto meno raffinata di quella dei personaggi che interpreta Everett. Già: perchè Everett ha due appartamenti, uno a New York e uno a Miami, ma in entrambi dorme su materassi senza rete anche per permettere al suo amato labrador, Moe, di dormire con lui. Anche se Everett è una delle poche celebrità che regalano ad Hollywood un po’ della vecchia eleganza, lui preferirebbe indossare pantaloni mimetici e canottiera tutti i giorni.

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Come racconta Mel Bordeaux, suo amico di vecchia data e compagno di sceneggiature «Anche se non è estraneo al suo fascino, almeno ne è totalmente disinteressato». «Quando l’incontrai per la prima volta nel 1985, lo trovai incredibilmente attraente – dice Bordeaux che ha lavorato con Everett per rielaborare il suo personaggio in “The Next Best Thing” – ma lo era in modo del tutto naturale. Rupert era totalmente inconsapevole della sua bellezza e della sua fama».
Quindici anni dopo Everett dice di non essere cambiato molto. Sentitelo: «Contrariamente a quanto dice Madonna, io non faccio mai shopping. E’ noioso. Gli uomini che sono nel campo della moda sono delle “palle” a meno che non siano neri. I neri sono stupendi, i bianchi patetici». Eppure, Everett sa come fare shopping. Cresciuto in una famiglia dell’alta borghesia inglese fu mandato ad una prestigiosa scuola cattolica all’età di sette anni. A diciassette anni fu ammesso ad una scuola di Arte Drammatica e voilà, cominciò a farsi vedere ovunque con celebrità del calibro di David Bowie e Bianca Jagger. Il diciassettenne Everett capitò ad un party di Andy Warhol e il giorno seguente era sulla copertina del Daily Mail con il titolo di «Nuovo compagno di Bianca». («Quando frequenti molti clubs sei destinato ad incontrare qualche star», spiega Everett). La sua carriera artistica comunque non si sviluppa fino a qualche anno dopo (nel 1984 con «Another Country» e nel 1986 in «Ballando con uno sconosciuto» al fianco di Miranda Richardson). Questi due film danno ad Everett la possibilità di lavorare ad Hollywood, ma per una serie di decisioni sbagliate e tempi a Everett sfugge quella che avrebbe potuto essere la sua consacrazione di attore.
«Sfortunatamente arrivai ad Hollywood in pieno periodo reaganiano-“St. Elmo’s Fire” e “The breakfast Club”-questo tipo di roba, per intendersi – racconta Everett – Non c’era veramente spazio per me». Nella speranza che il suo aspetto distinto e il suo accento «esotico» avessero più successo in Europa, Everett si trasferisce a Parigi nel 1987. Lì, nel giro di sette anni, ottiene una mezza dozzina di ruoli principali in film francesi e italiani. Everett è il primo attore inglese in 70 anni a diventare membro del Teatro nazionale francese. Durante il suo soggiorno a Parigi scrive due romanzi «Hello Darling are you working?» e «The hairdresser of St. Tropez»: entrambi vendono abbastanza bene in Inghilterra, ma adesso sono difficili da trovare. Everett dice di essersi divertito moltissimo a Parigi e, se si deve credere all’autobiografico «Hello Darling», l’attore ha vissuto tre anni in un hotel passando da un club all’altro ed organizzando feste nella sua suite d’albergo. Parigi è anche il luogo dove nel 1989, Rupert Everett dichiara la sua omossessualità e lo fa senza nessun danno per la sua carriera. «Se fossi diventato una star di Hollywood a 25 anni, immagino che avrei sentito molta più pressione sulla mia condizione sessuale, ma quando vivi in Europa, essere attori e gay non è un problema come a Hollywood».

Ma Everett è sempre alla ricerca del successo americano, e così, durante la metà degli anni’90 comincia a reintrodursi nell’ambiente cinematografico hollywoodiano, prima nel ruolo del figlio ambizioso di uno stilista in «Pret a Porter» nel 1994 e poi nel ruolo di supporto a Nigel Hawthorne in «La Pazzia di Re Giorgio». Nel 1996 mentre P.J. Hogan ha difficoltà a trovare l’attore giusto per interpretare George, l’amico-confidente in «Il matrimonio del mio migliore amico», l’agente di Everett lo propone al regista. Hogan però esprime dei dubbi: «Lo conoscevo come attore, ma solo come interprete di personaggi deprimenti e tristi come in «Another Country», spiega Hogan «Non sapevo che avesse una vena comica». Alla fine Everett ottiene un provino e dimostra al regista il suo umorismo pungente. «Era perfetto» commenta Hogan, «Il suo umorismo tagliente è quello degli attori di una volta. E questa è una dote molto difficile da trovare in un attore ai giorni d’oggi». «Il matrimonio del mio migliore amico» è un successo e quasi tutti quelli che avevano un biglietto in tasca per il film si innamorano di Rupert. Da allora l’attore riscoperto comico si è guadagnato parti in «Shakespeare in Love» (nel ruolo di Christopher Marlowe) e in «Un marito ideale» (nel ruolo del petulante scapolo Lord Goring). Attualmente sta girando «Unconditional love», una commedia che Hogan ha appositamente scritto per lui; in questo film Everett interpreta il ruolo del cameriere di una rock star che viene assassinata e Kathy Bates quello di una fan accanita. Oltre a questo film, Everett e Bordeaux stanno lavorando a due sceneggiature. La prima, «P.S. I love you», è il film d’azione a sfondo gay che si ispira ai film di James Bond, la seconda «Martha and Arthur», prevede di riunire Everett e Julia Roberts.

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