RUPERT EVERETT: «LASCIO IL CINEMA, È UN MONDO PATETICO»

L'attore, dichiaratamente gay, in un'intervista a Gay.it, dice addio al cinema per dedicarsi solo alla scrittura. Il suo ultimo personaggio? Un'istitutrice scolastica in St. Trinian's.

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LIDO DI VENEZIA – Erano nove anni, da Cannes ’98, che non vedevo Rupert Everett. Sì, le rughe in più ci sono, e anche una magrezza più scavata che riflette un’espressione più sonnacchiosa, stropicciata. Ma il suo tipico understatement molto british e la sua affabile cordialità sono per fortuna rimaste assolutamente le stesse. È qui alla Mostra del Cinema nella giuria del Premio Venezia Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’, il cosiddetto ‘Leone del Futuro’ ma preferisce parlare del suo libro, uscito lunedì scorso in Italia per Sperling & Kupfer col titolo ‘Rupert Everett – Bucce di banana’ (molto meglio l’originale: ‘Red carpets and other banana skins’, ossia ‘Tappeti rossi e altre bucce di banana’). Più che un’autobiografia convenzionale, un trascinante autoritratto ironico e sferzante di una vita vissuta a massima velocità in giro per il mondo, da Saint Tropez a Los Angeles, dall’Asia all’Amazzonia, circondato da una corte vip milionaria che lui definisce ‘un’alveare di cui finalmente facevo parte’ ma anche ‘esemplari fossili di checca’, ‘donnone dai seni conici’, stilisti quali Gianni Versace «che aveva fama di buttare giù le ragazze dalla passerella durante le prove e di urlare sempre per un nonnulla». Memorabili l’incontro con Andy Warhol, Bob Dylan, persino Orson Welles che l’apprezzava molto. Ma non mancano le amicizie anche sessuali con donne di cui non parlare come, in genere, della sua vita privata: Susan Sarandon, Madonna, Julia Roberts, Sharon Stone (che su un set chiese: «Sapete cosa dico quando sto scopando con un uomo?» «Fermati, guardami!»).

Come trovi l’esperienza di giurato qui al Lido?

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È piuttosto noiosa. Devo vedere molti film, anche tre al giorno. Per me l’ideale è andare al cinema una volta alla settimana.

E quali caratteristiche deve avere un’opera prima, secondo te, per essere premiata?Deve avere personalità, esprimere una creatività significativa. Molti film copiano semplicemente altre opere, invece dovrebbero emergere dalla propria individualità.

Dimmi qualcosa del tuo nuovo film in cui hai il ruolo en travesti di Miss Fritton, ‘St. Trinian’s’…È una sorta di remake di un film degli anni ’50, una commedia divertente che parla di una pessima scuola per ragazze che, infatti, poi diventano criminali. Io sono la direttrice ma non è un ruolo drag nel senso che interpreto una donna vera! Travestirsi è stato spassoso, mi sono trovato a mio agio…

E il tuo progetto sull’agente 007 gay, quella sorta di James Bond queer che volevi realizzare, a che punto è?
È a un punto morto. Era un’idea su cui nessun produttore vuole investire.

E in ‘Stardust’ che ruolo hai?
‘Stardust’ è un ottimo film, un fantasy ad alto budget con effetti

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speciali visivi davvero eccezionali. Io ho un piccolo ruolo, un principe che aspira al regno avvicinandosi al re. Abbiamo fatto un grande lavoro sul set, in particolare De Niro è stato eccezionale.

In ‘Shrek Terzo’ presti la voce al Principe Azzurro. Ma tu l’hai trovato, il tuo personale Principe Azzurro?
No, non credo anche se attualmente sono fidanzato.

Nel libro è messa in evidenza in particolare l’amicizia con Madonna, definita una donna magnetica, capace di sprigionare una potente energia tutt’intorno… Come si è evoluto nel tempo il vostro rapporto?
È un amicizia forte, di quelle amicizie che restano solide e importanti nel tempo. Secondo me non ha avuto un’evoluzione nel senso di vicinanza e lontananza, siamo sempre stati molto legati. La popolarità di entrambi non l’ha condizionata. Anche il suo matrimonio con Guy Ritchie, devo dire, non ha modificato la sostanza della nostra relazione.

E con Julia Roberts, in particolare dopo l’enorme successo di ‘Il matrimonio del mio migliore amico’?
È una cara amica. Non è cambiato molto, per fortuna il successo e la pressione mediatica non hanno influito sulla nostra relazione.

Nel libro evidenzi bene quanto dichiararti gay abbia influito negativamente sulla tua carriera. Credi che i lenti progressi della

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società nel riconoscere i diritti agli omosessuali possano cambiare le cose anche in questo ambiente?
Essere gay è un affare impegnativo! Ho interpretato ruoli omosessuali e il rischio è essere etichettati ma devo dire che gli autori, magari anche gay loro stessi, non mi cercano solo per personaggi o sceneggiature gay. Nel tempo queste cose non cambiano o se succede, i miglioramenti si percepiscono molto lentamente.

C’è un regista in particolare con cui ti piacerebbe lavorare?Jane Campion che è qui in giuria. Lei è eccezionale, adoro i suoi film, è una regista molto valida.

Nel tuo libro le star, in particolare hollywoodiane, le definisci delle ‘api che vivono in un alveare’. Quali sono le più pericolose, quelle che pungono di più?
Sì, per me sono come delle api in un grosso alveare, situato molto in alto. Ma ricordati di questo: le più potenti sono le api regina e sono le sole che non pungono! Adoro gli animali ma purtroppo il mio amato cane Mo è morto. Vado pazzo per gli uccellini che sfringuellano fuori dalla mia finestra al mattino.

Stai portando avanti una carriera come scrittore, come si concilia con quella di attore?Mi è sempre piaciuto scrivere, da quando avevo dieci o dodici anni. Ormai recitare è diventato un hobby. Adoro scrivere soprattutto di mattino. Questo libro l’ho scritto in diversi posti del mondo tra cui il Bhutan, sopra l’India. Un posto magnifico, molto tranquillo dove scrivere, pieno di montagne dall’altezza vertiginosa e un’aria pura che fa indubbiamente bene al cervello!

La parte più toccante è quella in cui parli dell’Aids, ‘arrivato in Inghilterra come un uragano’…
Ho perso molti amici a causa dell’Aids, ha cambiato radicalmente la mia vita. Ora è cambiato tutto, è impressionante quanto ora venga ignorato, soprattutto dai più giovani. Allora era spaventoso, non c’erano medicine, è stato un periodo terrificante. Anche il cinema, purtroppo, ritiene che sia un soggetto poco interessante perché poco commerciale: la gente non vuole sentirne parlare.

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Si capisce che hai un ottimo rapporto con l’Italia e gli italiani…
Ho lavorato molto in Italia e ho molti amici qui. Ho recitato in ottimi film italiani come ‘Cronaca di una morte annunciata’ di Rosi, curato nei dettagli e davvero ben fatto. Ma non per la mia presenza, un vero errore di miscasting! Lo preferisco comunque a film quali ‘Dellamorte, dellamore’. Adoro l’Italia, e non solo per il cibo. In particolare bellissime città quali Padova, Ferrara, Torino dove avevo anche un fidanzato. Non mi piace Venezia, si mangia male!

Prossimi progetti?Basta, ho deciso di lasciare il cinema. Stop, vado in pensione. È un brutto ambiente, un mondo patetico senza nulla di nuovo. C’è solo vecchiume. Non è glamour come sembra.

Ah… Ma è una decisione definitiva?
Di definitivo c’è solo la morte.

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