Televoto Sanremo 2026, Sal Da Vinci avrebbe perso con Amadeus: l’analisi dei voti del Festival e il confronto con Sayf

Il regolamento di Sanremo 2026 ha davvero favorito Sal Da Vinci rispetto a Sayf? L’analisi dei numeri e le critiche di Davide Maistrello sul peso del televoto e della superfinale.

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Televoto Sanremo 2026, Sal Da Vinci avrebbe perso con Amadeus
Televoto Sanremo 2026, Sal Da Vinci avrebbe perso con Amadeus
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Il risultato di Sanremo 2026 continua a far discutere. C’è chi sostiene che con un regolamento diverso la vittoria sarebbe andata a Sayf e non a Sal Da Vinci. I numeri, però, raccontano una storia più complessa.

Per capire cosa è accaduto bisogna guardare alla struttura della superfinale e alle modifiche introdotte rispetto alle edizioni guidate da Amadeus. Il punto non riguarda la vecchia giuria di qualità, eliminata dopo la vittoria di Mahmood, ma un meccanismo molto più recente.

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A spiegare il nodo è Davide Maistrello, esperto del regolamento del Festival, intervenuto a Non è la Tv di Fanpage durante uno speciale dedicato a Sanremo.

“Con l’affermazione mi riferisco alla super finale, la cinquina definitiva in cui si scontrano i primi cinque classificati”, chiarisce Maistrello.

Il punto centrale riguarda il sistema adottato nei Festival condotti da Carlo Conti, diverso da quello delle edizioni precedenti:

“I festival di Conti hanno previsto una modifica importante rispetto ad Amadeus, ovvero che le quattro serate fanno media con il risultato della finale a cinque”.

In pratica, i voti raccolti nelle serate precedenti non vengono azzerati quando si arriva allo scontro tra i primi cinque. Restano nel calcolo finale e incidono sul risultato conclusivo.

Il vantaggio accumulato da Sal Da Vinci

Nel caso specifico, questo meccanismo ha avuto un peso concreto. Nelle serate dedicate ai due gruppi da quindici artisti, le percentuali del televoto si sono sommate alle fasi successive.

Sal Da Vinci, nella serata del giovedì, aveva vinto il suo raggruppamento con il 20 per cento. Quel risultato è entrato nel computo della finale, contribuendo a mantenerlo in testa anche nel primo round della superfinale.

Secondo Maistrello, se nella cinquina finale si fosse ripartiti da zero, come avveniva nelle edizioni di Amadeus, la situazione sarebbe potuta cambiare:

“Questa dinamica ha permesso a Sal Da Vinci di mantenere un minimo di vantaggio su Sayf che è arrivato secondo per lo 0,3%, uno scarto inferiore a quello tra Olly e Lucio Corsi dello scorso anno”.

Lo scarto è stato quindi minimo. Una differenza di pochi decimali che rende evidente quanto l’equilibrio fosse fragile.

La critica al mancato azzeramento dei voti

La posizione di Maistrello è netta. Il problema non è la vittoria in sé, ma il principio:

“La mia critica al mancato azzeramento nella cinquina finale è non dare ai primi cinque artisti la possibilità, almeno in un turno, di giocarsela in tutto e per tutto ad armi pari”.

Con l’attuale sistema, chi arriva alla finale con un vantaggio accumulato nelle serate precedenti parte già avanti. Anche se il distacco è minimo, può risultare decisivo.

Un altro elemento riguarda il peso reale delle giurie rispetto al televoto. Sulla carta ogni componente incide per il 33 per cento. Nella pratica, il meccanismo produce effetti diversi.

“Quando viene detto che le giurie contano per il 33% la cosa vale in termini nominali, ma non nella pratica”, spiega Maistrello. Il televoto si distribuisce su trenta cantanti e può arrivare teoricamente al 100 per cento per il più votato. Le giurie, invece, esprimono voti su scale limitate, da uno a cinque o da uno a dieci. Questo comporta percentuali più compresse.

Quando si fa la media tra le tre componenti, chi ottiene un risultato molto alto al televoto tende a restare in cima, anche se non primeggia nelle altre classifiche.

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Un esempio arriva dall’edizione precedente:

“Giorgia lo scorso anno arrivò sesta al televoto e prima per la giuria di sala stampa e radio, ma nel computo totale arrivò comunque sesta, perché il televoto di quelli arrivati sopra di lei era così alto da tenerla fuori dalla cinquina”.

Maistrello solleva anche un altro punto, legato alla diffusione dei dati:

”Ogni anno si vedono i risultati, si interpretano e poi la gente dice che dovrebbe pesare una cosa più dell’altra. Ogni anno si attacca sempre la sala stampa, anche perché la comunicazione dei voti in basso a destra dà informazioni assolutamente parziali, che portano le persone a trarre conclusioni sbagliate. Ad esempio oggi si racconta che la sala stampa avrebbe fatto vincere Sal Da Vinci, mentre Sal Da Vinci nella cinquina finale per la sala stampa era quarto”.

La percezione, quindi, non sempre coincide con i numeri reali.

Sanremo 2026: il regolamento cambierà nel 2027?

Guardando al futuro, Maistrello non si aspetta rivoluzioni immediate:

“Su De Martino io penso che le cose non cambieranno sotto il profilo del regolamento, perché certe cose avvengono sempre dopo polemiche molto contestate. Era successo dopo la contestata vittoria di Mahmood, che porto alla soppressione della giuria di qualità”.

Le modifiche al regolamento, storicamente, arrivano solo dopo tensioni forti e diffuse.

Un ultimo dato aiuta a inquadrare l’edizione 2026 di Sanremo:

”A differenza di altre edizioni del passato, in cui c’era un vincitore che avrebbe vinto con ogni sistema di voto, penso a Mengoni o Mahmood e Blanco, questo è stato il Sanremo più incerto degli ultimi dieci. Sarebbe bastato il movimento di pochissimi giurati, o di frazioni minuscole di televoto, per cambiare la storia. La cosa più strana è la vittoria di Nayt nella seconda serata al televoto, davanti a Fedez e Masini. Poi nella serata finale è arrivato sesto”.

Un Festival deciso sul filo dei decimali, in cui ogni voto ha avuto un peso concreto. Il regolamento ha inciso, ma il margine tra Sal Da Vinci e Sayf resta talmente ridotto da rendere difficile qualsiasi lettura definitiva.

 

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