Lo scorso weekend Sarah Mullally, 63 anni, sposata dal 1987 con Eamonn Mullally e madre di due figli, è stata nominata arcivescovo di Canterbury, prima volta in 500 anni di Storia della Chiesa anglicana. Mullaly succede a Justin Welby, dimessosi dopo aver coperto gravi abusi sessuali sui minori.
Chi è Sarah Mullally?
Ex infermiera nonché capo di tutti i servizi infermieristici d’Inghilterra a fine anni ’90, Sarah ha preso i voti di sacerdote a 40 anni, facendo rapidamente carriera. Nel 2018 è stata nominata vescova di Londra, terza carica per importanza nella chiesa anglicana, e ora a inizio 2026 diverrà ufficialmente Arcivescova di Canterbury, con la cerimonia di insediamento nella Cattedrale di Canterbury che si terrà a marzo. La Chiesa anglicana è il nome assunto dalla Chiesa d’Inghilterra dopo la separazione dalla Chiesa cattolica nel XVI secolo. Sopra l’arcivescovo c’è solo il governatore supremo della Chiesa inglese, ovvero il sovrano in carica, Carlo III.
“Voglio, molto semplicemente, incoraggiare la Chiesa a continuare ad accrescere la fiducia nel Vangelo, a parlare dell’amore che troviamo in Gesù Cristo e a far sì che esso plasmi le nostre azioni, e non vedo l’ora di condividere questo cammino di fede con i milioni di persone che servono Dio e le loro comunità nelle parrocchie di tutto il paese e in tutta la Comunione Anglicana nel mondo“, le sue prime parole dopo l’inattesa nomina. “So che questa è un’enorme responsabilità, ma la affronto con un senso di pace e fiducia in Dio che mi sostiene come ha sempre fatto“.
Sarah Mullally e i diritti LGBTQIA+
Nel settembre 2016 Mullally è diventata una dei dieci vescovi incaricati di costituire il “Gruppo di riflessione dei vescovi sulla sessualità” della Chiesa. Sulle relazioni omosessuali, nel 2017 precisò che “è il momento per noi di riflettere sulla nostra tradizione e sulle Scritture e cercare di capire come possiamo offrire una risposta che sia amore inclusivo“. A precisa domanda sulle persone LGBT nella chiesa, aggiunse: “Quello che dobbiamo ricordare è che si tratta di persone, e la Chiesa cerca di dimostrare amore a tutti, perché riflette il Dio dell’amore, che ama tutti“.
Come vescovo di Londra, Mullally ha contribuito a guidare il processo di “vivere nell’amore e nella fede” della Chiesa anglicana sostenendo l’introduzione delle “preghiere di amore e fede“, che hanno consentito la benedizione delle coppie dello stesso sesso nelle chiese. Le preghiere includono opzioni di ringraziamento, dedizione e benedizione di Dio, ma non sono paragonabili ad un matrimonio e non modificano la dottrina della Chiesa d’Inghilterra, che ancora oggi definisce il matrimonio come “tra un uomo e una donna”.
Durante il dibattito sull’introduzione delle benedizioni per le coppie dello stesso sesso, Mullally ha riconosciuto il fallimento passato della Chiesa, affermando: “I nostri occhi si sono aperti sul male che abbiamo fatto, soprattutto alle persone LGBTI+”.
Nel 2023 si è unita agli altri vescovi nell’inviare una lettera aperta di scuse: “Ci rendiamo conto che questo comportamento non ha riflesso l’amore universale di Dio per tutte le persone“.
Nel 2022 Mullally ha sostenuto la celebrazione del Mese della storia LGBT+ e il lancio di un gruppo consultivo volto a consigliare la diocesi su “la cura pastorale e l’inclusione delle persone LGBT+ nella vita delle nostre comunità ecclesiali”.
La dura risposta delle chiese africane
In quanto nuovo “capo globale” della comunione anglicana dovrà ora parlare a circa 85 milioni di persone in più di 160 paesi, con i primi attacchi presto partiti dall’Africa. Come riportato dal Sudan Post, l’arcivescovo Justin Badi Arama, che guida la Chiesa episcopale del Sud Sudan, ha dichiarato:
“È triste che questo arcivescovo di recente nomina sia un sostenitore del matrimonio tra persone dello stesso sesso”. “Nel Sinodo del febbraio 2023, ha descritto la decisione di consentire ai sacerdoti di benedire le coppie dello stesso sesso come un momento di speranza per la Chiesa. Nella mia veste di presidente della Global South Fellowship of Anglicans, abbiamo pubblicato una lettera in cui ribadiamo la nostra posizione di non riconoscere una leadership non biblica e non ortodossa”. “La Chiesa Episcopale del Sud Sudan continuerà a sostenere l’insegnamento cristiano tradizionale sul matrimonio e a proclamare la fede anglicana biblica“.
Descritta da più parti come vicina ad una teologia liberale, nonché Dama Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico, Sarah Mullally si è detta contraria al suicidio assistito e aperta alla scelta abortiva.

