Simonetta Musitano, tra comicità e transfemminismo : “Fare stand up comedy ribalta le dinamiche di potere”

Dai palchi romani a Propaganda Live, la comica romana ci racconta come far ridere ‘quando non si può dire nulla’, i punti in comune tra uomini gay e delfini, e l'arma per mandare in crisi gli uomini cisgender.

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Quando un uomo etero dice che ‘gli piacciono le donne trans*’, per Simonetta Musitano è già una red flag. Giorni fa su una dating app si è ritrovata a parlare con un utente che ha tenuto a specificarle di amare tutto delle donne trans*, in particolare ‘quello’. Per quello intendeva l’eiaculazione.

Ma in uno dei suoi numeri di stand up, la comica e attrice romana, ha raccontato che da quando è in terapia ormonale non viene più: “Io non sb*rro, io secerno rugiada”. Non appena Musitano smonta le loro fantasie ereditate da anni di film porno, gli uomini cis non solo ci rimangono male, ma si incazzano proprio. ‘Provo a spiegargli i funzionamenti di un corpo che chiaramente non conoscono. E questi si arrabbiano perché vogliono insegnarmi loro come eiaculano le donne trans*. Anche se non l’hanno mai conosciuta una in vita loro”.

Musitano ha iniziato a fare stand-up nel 2019, quando faceva ancora la drag queen presso Latte Fresco, nota serata queer romana di cui fa parte tuttora. Ricorda che la prima volta che salì sul palco fu una catastrofe e scese il gelo tra il pubblico. Un fiasco che ha saputo raggirare attraverso il tempo e la pratica, ma anche affinando la propria scrittura in una forma sempre più spontanea. I suoi monologhi non sono letture da leggere ad alta voce, ma condivisioni senza filtri da condividere limpidamente con il pubblico.

Oggi la stand up comedy è un lavoro, ma anche un’arma per ridicolizzare gli stereotipi e riscrivere la narrazione intorno a sé stessa e la comunità che la circonda: dal punto in comune tra uomini gay e delfini – ‘entrambi dipinti come mammiferi carini, coccolosi, e sensibili ma in realtà delle merde’ – a come riconoscere una donna trans* dal nome: “Tutte quante si chiamano Eloisa, Nicole, Daria, Sharon, Jennifer. Ogni volta sembra che sto uscendo con le componenti delle Pussycat Dolls, mentre io sono Simonetta, la badante calabrese”.

Ma anche le tizie della ASL che appena leggono i tuoi documenti vanno in modalità ERROR 404 e devono urlare il dead name in mondovisione.

 

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Nei suoi monologhi non parla mai “della sofferenza dell’essere trans*’ o di “quanto sia complessa la transizione”. Tematiche fin troppo care ai media mainstream, che difatti spesso in televisione preferiscono qualcun altrə. Un controsenso tipico del nostro paese, dove nel frattempo i comici si lamentano del “politicamente corretto” perché non possono fare battute transfobiche.

È una cosa squisitamente italianaci raccontaSe rido di me stessa su cose molto dolorose che ho vissuto, il pubblico non sa come reagire. Se lo fa un uomo cis, invece, possono ridere perché tanto io non sono in quella stanza e non si sentono in colpa. È ipocrita e democristiano”.

Come spiega Musitano, il problema del ‘non si può più dire più niente’ non è solo fare punch down (ndr. genere di ironia fatta da persone privilegiate – per etnia, genere, o condizione sociale – a discapito di soggettività già marginalizzate dal sistema), ma il fatto che quella comicità è ormai fuori tempo massimo:

Secondo me si può ridere su tutto, ma ci vuole un minimo di contesto socioculturale. All’ennesima battuta su quanto ‘la donna trans sia una donna con le palle’, non solo sei transfobico, ma stai pure facendo una battuta vecchia. Quell’ironia nemmeno dovrebbe appartenerti perché è completamente anacronistica. Potresti anche prendermi in giro come donna trans*, ma dovresti anche collocarti politicamente per capire dove e come sei titolato a dire determinate cose e dove no”.

 

 

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Ma le eccezioni per fortuna non mancano: tre settimane fa ha portato uno dei suoi sketch sulla tv nazionale, come ospite a Propaganda Live su la7; un’esperienza che sta ancora cercando di metabolizzare, ma che considera uno dei contesti più ‘safe’ che ha avuto modo di conoscere in questi anni nella scena comica. “Conta tanto come ti fanno sentire le persone dietro la telecamera. A differenza di altri contesti che scambiano spesso il tokenismo per inclusività, l’ambiente è stato super accogliente e su quel palco volevano esattamente me.

Per Simonetta Musitano smontare gli uomini etero cis e i loro fetish sul palco non è solo un atto politico, ma una soddisfazione personale che vorrebbe trasmettere anche alla sua comunità. Un mezzo sagace per essere in controllo delle proprie storie e smantellare tutte quelle false convinzioni che ci propinano da anni punto per punto.

Salire su un palco e prendere in mano un microfono ribalta le dinamiche di potere. Puoi fare attivismo o postare diecimila post, ma smascherarli e prenderli per il culo è un mezzo davvero potente. E al di là di ogni valenza politica e sociale, io adoro metterli in crisi”.

Potete trovare tutte le nuove date del tour di Simonetta Musitano qui.

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