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Spiderman gay in versione gender, Jaden Smith, Troye Sivan, Lady Gaga e le paillettes immaginarie: cronaca di una bufala tossica

"Spider-Them: Into the Pink": come la destra scoppiò in lacrime per un film che non esiste.

Spiderman Gay gender
Ed ecco l'annuncio di uno Spider-Them intriso di pericolosissima teoria gender! Attenzione!
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Non penserete che l’ossessione gender sia un vizio italiano di un qualsiasi Sasso gettato nel fango di una teoria cospirazionista, vero?

In un angolo remoto del web — nelle pozze melmose che uccidono l’ironia mentre la comprensione del linguaggio figurato finisce decomposta tra i batteri dell’ignoranza — un nuovo delirio ha preso forma: Spider-Them: Into the Pink. Un titolo che, già da solo, avrebbe meritato l’Oscar alla parodia. E invece, per alcuni vigilanti della virilità occidentale dio-patria-famiglia vergata Orban/Meloni è diventato la prova regina di un “complotto gender” ordito da Marvel, Jaden Smith, Lady Gaga, Troye Sivan e, udite udite, zio Ben in versione Elton John (del resto recentemente bandito in Russia).

Sì, avete letto bene: un Uomo Ragno fucsia, che si muove “in entrambe le direzioni” attraverso Manhattan, combatte contro un cattivo di nome The Closet — ovvero la metafora più evidente di sempre sull’omofobia interiorizzata, avete presente quell’armadio da cui nello slang inglese bisogna uscire per affermarsi per quel che si è? Quello.

La colonna sonora di questa fantasmagorica fantasia a metà tra satira e delirio casinista internettiano promette falsetti arcobaleno e lustrini musicali. Il tutto, ovviamente, per distruggere l’innocenza dei bambini e destabilizzare l’asse maschio-binario-etero che regge il mondo.

Peccato che sia una bufala. Anzi, una burla. Anzi, una parodia dichiarata. Tradotta malissimo.

Il post nasce dal sito “Wakefield News”, che fa satira e non ha mai avuto la pretesa di fingersi serio. È come scambiare Lercio per l’Ansa, o The Onion per il Financial Times. Solo che l’ironia, si sa, non è patrimonio di tutti e del resto ci sarà un motivo se questa destra non riesce a costruire una propria egemonia culturale. Poi, quando si tocca la parola “gay”, certi animi si infiammano come roghi su cui bruciare le frustrazioni della non-omologazione coatta. Ecco cosa scrive, in inglese, Wakefield News:

La Marvel ha SPACCATO il web con l’annuncio del suo primo film GAY di Spider-Man – “Spider-Them: Into the Pink”, la cui uscita è prevista per la primavera. Il film vedrà Peter Parker combattere contro “The Closet”, un cattivo mutaforma che costringe i newyorkesi alla prigionia. Le riprese sono già iniziate e si vocifera che Spider-Them si sposterà a Manhattan. Spider-Them sarà interpretato da Jaden Smith, con una colonna sonora scritta da Lady Gaga e Troye Sivan, e un cameo speciale di Elton John nei panni dello zio Ben.

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Il fatto che questa fantasiosa notizia sia stata presa sul serio da certi ambienti dovrebbe inquietare. Ma invece diverte. Perché l’indignazione è talmente performativa — Peter Park-her? The Closet? e altri commenti rivelatori— da sembrare scritta da drag queen ubriache, non da un think tank del suprematismo etero. Eppure, tra commenti allarmati su “Hollywood woke” e “i nostri figli”, si affaccia una verità: per alcuni, la sola idea di un supereroe queer è peggio dell’invasione aliena.

E allora diciamolo forte: sì, sarebbe bellissimo un film dove l’Uomo Ragno ama chi gli pare, combatte contro il closet come nemico sociale e si lancia tra i grattacieli lasciandosi dietro scie di coriandoli di carta riciclata che non inquinino, ché il woke è intersezionale. Non sarebbe la fine della civiltà, ma l’inizio di un’estetica migliore. In fondo, se basta un finto post su un finto film per “rompere Internet”, allora il vero problema non è Spider-Them. Il problema sono loro, i guardiani della normalità, spaventati da un universo in cui anche gli eroi possono cambiare pronome.

Intanto, come se l’epica avesse finalmente accettato l’invito a ballare sotto la luce iridescente del queer, ecco non più semplici frammenti sparsi, camei-contentino, cori solisti in cerca d’ascolto, ma un’unica sinfonia narrativa, tessuta come un mantello da battaglia: DC Pride 2025 smette i panni del mosaico e indossa quelli della mitologia condivisa nella seria antologica per il Pride Month. Una mitologia che, per la prima volta, osa essere orgogliosamente fluida, collettiva, queer. Non un arco narrativo: un orizzonte.

Spider-Them, ovviamente, non esiste. Ma esiste il panico morale. Esiste l’ossessione per il queer, non tanto per ciò che è, ma per ciò che rappresenta: la libertà di essere altro, di essere troppi, di essere splendenti dove gli altri vorrebbero l’oscurità che conforma. E se vi spaventa l’idea di un Uomo Ragno che non rientra nel binario, sappiate che il problema non è nel multiverso. È nel vostro armadio.

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