Stefano Rodotà, è morto uno dei pochi paladini d’Italia dei diritti (LGBT e non)

Sempre in prima linea in difesa dei diritti LGBT, si è spento all'età di 84 anni Stefano Rodotà.

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2 min. di lettura

Si è spento all’età di 84 anni Stefano Rodotà, giurista, politico e accademico italiano, nonché tra i pochi  ‘pensatori’ nazionali sempre in prima linea nella difesa dei diritti. Di tutti i diritti, LGBT compresi.

Già nel 2011, quando nel Bel Paese le unioni civili sembravano pure fantascienza, Rodotà si dichiarava pubblicamente a favore del matrimonio egualitario, perché “questo diritto è già garantito dalla Carta dei diritti dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di un diritto sobrio, non negatore dei diritti, la religione non può condizionare la libertà”.

 

Indimenticabile, nello stesso anno, un lungo editoriale pubblicato su LaRepubblica intitolato ‘Il ritardo dell’Italia sul diritto dei Gay‘.

È anche, o soprattutto, una questione di dignità. Dopo la rivoluzione dell’ eguaglianza, infatti, i tempi più recenti hanno conosciuto la rivoluzione della dignità… Eguaglianza e dignità, dunque non possono essere separate, e quest’ultima si presenta immediatamente come dignità “sociale”, dunque come principio che regola i rapporti tra le persone, il nostro essere nel mondo, il modo in cui lo sguardo altrui si posa su ciascuno di noi. «Per vivere – ci ha ricordato Primo Levi – occorre un’ identità, ossia una dignità». La persona, dunque, non può essere mai separata dalla sua dignità. La rottura di questo nesso ci precipita nell’ indegnità, nella costruzione di “non persone”, o almeno verso forme insidiose di segregazione. Si devono, dunque, rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali‘.

Negli anni sempre più spesso ospite nei vari talk televisivi proprio per difendere la comunità LGBT dai soliti beceri attacchi e ribadire l’urgenza di un ampliamento dei diritti, Rodotà era tornato in libreria nel 2015 con un titolo essenziale: ‘diritto d’amore‘, legato anche al tema dei diritti nostrani.

Un uomo per bene, un professore che ha trascorso la propria vita in difesa dei diritti altrui, senza mai negare un intervento, una presa di posizione, un attacco agli omofobi nazionali e a quei politici che puntualmente, per decenni, hanno nascosto la testa sotto la sabbia dell’intolleranza e della discriminazione. E’ grazie anche a persone come Rodotà se oggi, 23 giugno 2017, in Italia è possibile unirsi civilmente, in attesa dl quella totale parità da lui a lungo auspicata.

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Giovanni Di Colere 24.6.17 - 9:23

E' stato un grande giurista e ha garantito un salto di qualità in Italia sui diritti. Non la pensavo come lui sulla tutela della privacy: paradossalmente la sua tutela dell'orientamento sessuale come dato sensibile ha dato luogo a comportamenti omofobi e discriminatori proprio con la scusa di tutelare la privacy. Ma con il tempo il problema si è risolto da sè, per fortuna e anche per meritò suo che è stato grande sostenitore della legge dell'equiparazione dei diritti delle coppie gay.

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Rocco Smith 23.6.17 - 21:08

Uno degli ultimi illuminati. Il rischio di rimanere nel buio generato dai mostri dell'ignoranza, dell'intolleranza, della saccenza e delle fobie di ogni tipo è sempre più concreto. RIP

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